Roma. Pini dei Fori Imperiali, il Tar del Lazio esamina il ricorso contro gli abbattimenti

Pini dei Fori Imperiali, il Tar decide: Roma davanti al caso che divide la città
Di Redazione
Roma, Via dei Fori Imperiali
Roma, Via dei Fori Imperiali

Il caso dei pini dei Fori Imperiali entra in una fase decisiva. Mercoledì 15 aprile il Tar del Lazio torna sul ricorso promosso dall’associazione C.U.R.A.A. (Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e i suoi Abitanti) contro gli abbattimenti nell’area simbolo del centro storico di Roma, dopo che a marzo era già stata respinta la richiesta di sospensione urgente con decreto monocratico.

Sul tavolo restano questioni che vanno ben oltre il destino di alcuni alberi: ci sono la sicurezza pubblica richiamata da Roma Capitale, la tutela paesaggistica di un luogo unico, il metodo seguito per i controlli e il peso economico di un patrimonio verde che, secondo i ricorrenti, sarebbe stato ridotto in modo pesante in pochi anni.

Udienza al Tar sui pini di Roma, perché il 15 aprile conta davvero

L’udienza camerale del 15 aprile rappresenta un passaggio importante perché arriva dopo settimane di tensione civile, polemiche tecniche e atti amministrativi contestati. C.U.R.A.A. sostiene che l’abbattimento dei pini nell’area vincolata dei Fori Imperiali debba essere fermato per chiarire presunte criticità nelle procedure, nelle autorizzazioni e nei presupposti tecnico-scientifici.

L’associazione insiste anche sul valore identitario di questi alberi, considerati parte del paesaggio storico della Capitale e non semplice arredo urbano sostituibile senza conseguenze.

Fori Imperiali e abbattimenti, la linea di Roma Capitale

Dal lato del Campidoglio la posizione è netta: gli interventi sono stati motivati dalla necessità di garantire l’incolumità pubblica dopo i controlli di stabilità sugli alberi e dopo il crollo di pini che aveva imposto verifiche straordinarie.

Roma Capitale ha comunicato a febbraio l’abbattimento urgente di esemplari risultati instabili in via dei Fori Imperiali sulla base delle prove di trazione, indicando inoltre che gli alberi rimossi saranno sostituiti entro un anno e che per l’area è stato predisposto un protocollo di reimpianto con il coinvolgimento di soggetti scientifici e ordini professionali.

La stessa amministrazione ha spiegato che, dopo la rimozione degli alberi ritenuti non sicuri, la strada è stata riaperta parzialmente al transito pedonale e ai cantieri in condizioni ritenute compatibili con la sicurezza.

Il patrimonio arboreo ridotto e il tema del danno economico

Il cuore della contestazione, però, non riguarda soltanto il presente. Secondo la documentazione richiamata da CURAA, nell’area dei Fori Imperiali nel 2023 erano presenti circa 120 pini, mentre ad aprile 2026 ne resterebbero 52. È su questo dato che i ricorrenti costruiscono la loro accusa più forte: non un episodio isolato, ma il segnale di una progressiva perdita del verde urbano storico di Roma.

In questa chiave viene evocato anche un possibile danno erariale, calcolato dall’associazione sulla base del valore attribuito agli esemplari perduti. È una linea molto dura, che porta il dibattito fuori dal solo terreno ambientale e lo sposta anche su quello patrimoniale e amministrativo.

Le contestazioni tecniche sulle prove e sulle cause dei crolli

Uno dei punti più delicati riguarda le motivazioni tecniche degli abbattimenti. Nella memoria difensiva depositata per il ricorso, il fronte dei ricorrenti sostiene che l’amministrazione avrebbe esteso a un programma generale eventi considerati eccezionali, come il crollo di tre pini, e avrebbe adottato parametri di sicurezza più severi rispetto a quelli comunemente usati senza un riconoscimento scientifico univoco.

In più viene richiamata una relazione agronomica che attribuisce rilievo a radici gravemente compromesse e tranciate, indicando come possibili fattori le vibrazioni dei cantieri, quelle connesse alla linea metropolitana e le piogge prolungate. Da qui la tesi di fondo: prima dell’abbattimento andavano valutate con maggiore forza soluzioni alternative come consolidamenti, monitoraggi e gestione dell’apparato radicale.

Paesaggio vincolato e autorizzazioni, il nodo giuridico più sensibile

Sul piano normativo il ricorso si innesta su un terreno molto sensibile. La tutela del paesaggio è sancita dall’articolo 9 della Costituzione. Inoltre l’autorizzazione paesaggistica prevista dall’articolo 146 del Codice dei beni culturali limita gli interventi che possano arrecare pregiudizio ai valori paesaggistici, mentre l’articolo 181 punisce i lavori eseguiti senza la prescritta autorizzazione su beni paesaggistici.

A questo si aggiunge l’articolo 734 del Codice penale, che sanziona la distruzione o alterazione di bellezze naturali soggette a speciale protezione.

È proprio su questo quadro che C.U.R.A.A. fonda la richiesta di accertare se gli abbattimenti eseguiti o programmati nell’area dei Fori Imperiali siano stati preceduti da tutti i passaggi dovuti in una zona di così alto valore storico e paesaggistico.

Roma, pini e cantieri: una partita che supera il singolo ricorso

La vicenda dei Fori Imperiali ha assunto ormai un significato più ampio. Da una parte c’è una Capitale che si prepara al futuro, con cantieri, riassetti urbani e gestione del rischio in aree molto frequentate. Dall’altra c’è il timore che la pressione delle opere e dell’emergenza porti a sacrificare elementi storici del paesaggio con procedure percepite come troppo rapide o poco trasparenti.

Il Tar, in questa fase, non deciderà soltanto su un contenzioso tecnico: la sua valutazione sarà osservata come un passaggio di principio sul modo in cui Roma intende difendere insieme sicurezza, alberi storici e identità del proprio centro monumentale.

Cosa può accadere dopo l’udienza del 15 aprile

L’esito dell’udienza potrà incidere sul ritmo dei prossimi interventi e sulla forza delle contestazioni sollevate dall’associazione. Se i giudici riterranno necessario approfondire il quadro autorizzativo o tecnico, il contenzioso potrà aprire nuovi margini di verifica su quanto già avvenuto e su quanto ancora previsto.

Se invece prevarrà la linea della pubblica incolumità già emersa nel rigetto della cautelare urgente di marzo, il Campidoglio vedrà rafforzata la scelta seguita sino a oggi. In ogni caso, il procedimento segna già un dato politico e civile: il verde storico di Roma non è più un tema laterale, ma uno dei terreni su cui si misura il rapporto reale fra amministrazione, paesaggio e interesse collettivo.

 
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