Roma torna al centro del tema più delicato del welfare urbano dopo la nuova rilevazione Istat sulle persone senza dimora nelle 14 città metropolitane italiane. Il dato che riguarda la Capitale pesa più di tutti: 2.621 persone censite, con 1.299 presenze in strada nella notte del 26 gennaio 2026.
È il numero più alto registrato nel Paese e rappresenta il 26,1 per cento del totale rilevato nei Comuni coinvolti. L’assessora capitolina alle Politiche Sociali e alla Salute Barbara Funari legge questa fotografia come uno strumento operativo, non come una semplice statistica: numeri aggiornati, dice, per programmare interventi più mirati e più stabili.
Senza dimora a Roma, i dati Istat ridisegnano il quadro dell’accoglienza
Il comunicato diffuso dall’Istat il 25 marzo 2026 chiarisce un punto decisivo: i risultati non possono essere messi in fila con le precedenti indagini, perché la metodologia e la copertura territoriale sono diverse. Stavolta il conteggio è stato realizzato con approccio “Point in Time”, cioè con una rilevazione diretta nella stessa notte in tutti i 14 Comuni centro di area metropolitana, affiancata poi da interviste di approfondimento svolte nei giorni successivi.
È un cambio di passo importante perché consente una lettura più aderente alla situazione reale e più utile per il lavoro delle amministrazioni locali.
Roma, in questo quadro, non è solo la città con il valore assoluto più elevato. È anche il territorio che mette in evidenza il peso strutturale del fenomeno nelle grandi aree urbane, dove il disagio abitativo, la fragilità economica, la presenza di cittadini stranieri, la rottura dei legami familiari e la difficoltà di accesso ai servizi si sommano fino a produrre una marginalità dura da intercettare e ancora più difficile da accompagnare fuori dall’emergenza. Per questo il dato Istat diventa materia politica e amministrativa, non semplice cronaca numerica.
Accoglienza a Roma, perché il primato richiede più programmazione
Nel dettaglio nazionale, Istat ha contato 10.037 persone maggiorenni senza dimora nei 14 Comuni osservati. Di queste, 5.563 erano ospitate in strutture di accoglienza notturna, mentre 4.474 sono state conteggiate in strada o in sistemazioni di fortuna. Il sistema dei posti letto rilevati, pari a 6.678, resta inferiore alla somma complessiva delle persone censite.
È un passaggio che aiuta a capire perché il tema non possa essere affrontato soltanto con una logica stagionale o con misure legate al freddo: la pressione sulla rete esiste già nei numeri generali e riguarda l’intero anno.
Da qui la lettura fornita da Funari. Nella nota diffusa dopo la pubblicazione dei dati, l’assessora sottolinea che la rilevazione “offre finalmente una fotografia aggiornata del fenomeno” e ringrazia l’Istat per l’introduzione di una metodologia innovativa capace di migliorare la comprensione di una realtà complessa.
Il punto politico del ragionamento è netto: conoscere meglio significa poter orientare meglio il lavoro sull’accoglienza, rafforzando la capacità del Campidoglio di decidere dove investire, quali servizi consolidare e quali segmenti della popolazione intercettare con maggiore prontezza.
Donne e cittadini stranieri, i numeri che aiutano a leggere meglio il fenomeno
Nella nota richiamata da Funari compare anche un dato che sposta l’attenzione sulla composizione delle presenze accolte nella rete capitolina. Al 26 gennaio 2026 le donne ospitate nelle strutture di Roma risultano 338, pari al 25,6 per cento, mentre la quota degli ospiti stranieri arriva al 69,5 per cento.
Sono elementi che parlano da soli: da una parte cresce il bisogno di percorsi di protezione e presa in carico calibrati sul profilo femminile, spesso più nascosto e meno visibile nello spazio pubblico; dall’altra emerge la centralità della mediazione linguistica, dell’orientamento ai diritti e del raccordo con i percorsi amministrativi, sanitari e abitativi.
Anche il quadro nazionale diffuso dall’Istat va nella stessa direzione. Le donne rappresentano una minoranza, ma non marginale, nelle strutture di accoglienza notturna, mentre gli stranieri superano i due terzi degli ospiti. Questo significa che Roma non è un’eccezione isolata, ma una città in cui tendenze nazionali si manifestano con una forza maggiore, per dimensione urbana, capacità attrattiva, mobilità interna e presenza di reti di supporto formali e informali.
Politiche sociali a Roma, cosa cambia dopo la nuova rilevazione Istat
Il valore vero di questa rilevazione sta proprio qui: offre alle istituzioni un terreno più solido su cui costruire le politiche. Dove concentrare l’accoglienza notturna, come distribuire le unità di strada, quali fasce orarie presidiare, quali aree della città monitorare con maggiore continuità, come differenziare i servizi per donne, persone straniere, adulti soli e soggetti con fragilità sanitarie o psichiche. Il dato non risolve il problema, ma riduce il margine di improvvisazione.
Sul piano pubblico, il rischio è sempre lo stesso: usare i numeri per la polemica del giorno oppure per alimentare un racconto stereotipato della povertà estrema. Il messaggio che arriva da Istat e dalla stessa nota dell’assessora va invece in senso diverso.
La fotografia aggiornata serve per leggere meglio la realtà e per evitare che l’accoglienza resti confinata in una risposta episodica. Roma, proprio perché è al primo posto per numero di persone accolte, ha il dovere di trasformare questo primato in capacità di governo, continuità dei servizi e qualità della presa in carico.
Roma e i senza dimora, il dato oltre la statistica
Dietro quota 2.621 non ci sono soltanto cifre. Ci sono storie diverse, permanenze brevi e marginalità croniche, persone che dormono in struttura e persone che restano fuori dal perimetro dell’accoglienza, biografie italiane e straniere, fragilità vecchie e nuove. Il merito del lavoro Istat è avere restituito una base aggiornata, verificata e metodologicamente più robusta.
Il compito del Campidoglio, ora, è fare in modo che questa base si traduca in scelte riconoscibili, in una rete più capace di intercettare il bisogno e in un’azione pubblica meno esposta all’emergenza continua.
La vera notizia, in fondo, è questa: Roma non può più permettersi di discutere di senza dimora con dati vecchi o percezioni generiche. Adesso dispone di una fotografia recente, dettagliata e ufficiale. E da qui in avanti ogni decisione sull’accoglienza potrà essere giudicata anche su un criterio semplice: quanto sarà capace di rispondere ai numeri reali che la città ha davanti.
