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Periferia romana

Roma. San Basilio, droga e bocce: smantellata la “centrale” del traffico in un circolo di quartiere

A capo dell’organizzazione un italiano di 66 anni, apparentemente uno dei tanti volti anonimi del quartiere San Basilio
Di Lina Gelsi
Arresto a San Basilio
Arresti a San Basilio (Foto di repertorio)

Non era una bettola di periferia né una casa abbandonata, ma un tranquillo circolo bocciofilo di via Montegiorgio la base logistica di uno dei più attivi sodalizi criminali della periferia romana. Dietro le partite di bocce, tra caffè e chiacchiere da pensionati, si nascondeva una rete ben oliata dedita al traffico di stupefacenti. A capo dell’organizzazione, un uomo di 66 anni, italiano, apparentemente uno dei tanti volti anonimi del quartiere San Basilio. Le indagini coordinate dalla Squadra Mobile di Roma e dal IV Distretto di P.S. “San Basilio” hanno scoperchiato quello che appare come un sistema strutturato, con ruoli ben definiti e un controllo capillare del territorio.

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Un’organizzazione dal volto familiare

Quello che colpisce di questa vicenda non è soltanto la quantità di arresti e perquisizioni – sei custodie cautelari in carcere e venticinque perquisizioni su trentuno indagati – ma il modo in cui il sodalizio si era radicato nel tessuto urbano. I luoghi, le strade e perfino i punti d’incontro più innocui erano stati piegati alle logiche dello spaccio. L’area tra via Corinaldo e via Montegiorgio era il cuore pulsante del traffico: qui si vendevano cocaina, hashish e marijuana, con una gestione quasi “aziendale” delle risorse. Il 66enne, lungi dall’essere una figura marginale, è descritto dagli inquirenti come promotore e regista operativo del gruppo, supportato da altri organizzatori e da una rete di vedette e pusher, molti dei quali giovani e già noti alle forze dell’ordine.

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Il circolo, la copertura perfetta

L’elemento forse più inquietante è proprio il ruolo del circolo bocciofilo. Un luogo simbolo di socialità e appartenenza, trasformato in punto di coordinamento del traffico illecito. Secondo quanto emerso, da lì partivano direttive, si gestivano le scorte e si monitorava l’attività delle vedette. Non un semplice punto di ritrovo, quindi, ma un vero e proprio quartier generale, protetto dall’anonimato di una quotidianità apparente. Le dinamiche del controllo del territorio

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Le dinamiche del controllo del territorio

San Basilio, quartiere complesso e storicamente segnato da disuguaglianze e marginalità, continua ad essere uno snodo delicato nella geografia criminale della Capitale. L’operazione in corso – che prevede ulteriori sviluppi – si inserisce in un più ampio lavoro di bonifica sociale oltre che repressiva. Le indagini hanno evidenziato come il sodalizio fosse in grado di garantire una presenza costante, sia di giorno che di notte, sfruttando la conoscenza capillare del quartiere, ma anche il consenso implicito di chi, per timore o per necessità, accetta la presenza del crimine organizzato come fatto quotidiano.

La sfida, ora, non è solo giudiziaria. È anche e soprattutto culturale. Restituire spazi comuni alla loro funzione originaria, spezzare la narrativa del “tanto è sempre stato così” e ricucire il rapporto tra cittadini e istituzioni. Un lavoro che inizia con gli arresti ma che trova compimento solo nel riscatto collettivo.

 
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Cronaca

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