A San Lorenzo si allunga l’elenco degli episodi di violenza attribuiti al giovane di 22 anni oggi ricoverato in Tso al Policlinico Umberto I: due ragazze di 19 anni hanno denunciato di essere state prese a schiaffi il 17 e il 31 gennaio. Le loro segnalazioni sono confluite nella relazione inviata dai carabinieri in Procura e ora potrebbero pesare su una decisione imminente dei magistrati, con l’ipotesi di una misura cautelare che disponga il trasferimento in una Rems, struttura sanitaria collegata al ministero della Giustizia pensata per l’esecuzione delle misure di sicurezza e, soprattutto, per impedire un rientro immediato nel rione.
Nuovi esposti e relazione in Procura: la posizione giudiziaria rischia di aggravarsi
Il passaggio chiave, nelle ultime ore, è la trasmissione della relazione dell’Arma all’autorità giudiziaria: un dossier che ricostruisce i precedenti e inserisce anche le due denunce delle 19enni. L’obiettivo è consentire una valutazione complessiva della pericolosità, anche alla luce della ripetizione degli episodi in un arco temporale ristretto. Il quadro delineato dagli inquirenti si muove su un doppio binario: da un lato la tutela delle persone offese e del quartiere, dall’altro la necessità di un percorso sanitario compatibile con la situazione clinica e con la cornice normativa.
Ricovero in Psichiatria e ipotesi Rems: sicurezza pubblica e cura nello stesso provvedimento
Il 22enne risulta ricoverato in reparto di Psichiatria, sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio. In questa fase, secondo quanto riferito dalle ricostruzioni giornalistiche, sarebbe controllato a vista dai carabinieri, in attesa delle determinazioni della Procura. L’ipotesi Rems viene valutata come soluzione capace di tenere insieme due esigenze: evitare che la persona torni subito a circolare nel rione e proseguire un trattamento specialistico che, nei fatti, è già iniziato in ospedale.
Identità non confermata e precedenti nel rione: il nodo amministrativo e quello sanitario
Nel fascicolo, oltre alle contestazioni penali, resta aperta una questione preliminare: l’identità del giovane non risulta indicata come ufficialmente accertata in modo definitivo, così come la nazionalità riportata in alcune ricostruzioni. Un elemento che complica qualsiasi intervento “standard” e che si somma al tema della compatibilità con le misure detentive ordinarie. La cronaca recente descrive, infatti, una sequenza di denunce e identificazioni nel tempo senza approdo al carcere e senza trasferimento al Cpr, proprio per una valutazione di incompatibilità legata alle condizioni psichiche.
Sei episodi attribuiti, tutte vittime donne: la pressione dei residenti e il rischio delle ronde
Il punto di rottura, per la percezione del quartiere, è arrivato con l’aggressione alla donna di 44 anni colpita al volto in via dei Dalmati mentre era in bicicletta con il figlio di 10 anni: un episodio che ha amplificato l’allarme e innescato richieste di intervento immediato. A quell’azione, secondo le ricostruzioni, sarebbero seguite l’aggressione a una 12enne e altri casi che coinvolgono operatrici Ama, fino alle nuove denunce di gennaio. Nel rione, spiegano diverse testimonianze raccolte dai giornali, si è fatta strada anche la tentazione di “difese fai-da-te” annunciate sui social, con l’ombra di ronde che preoccupa istituzioni e forze dell’ordine: un’escalation che rischia di trascinare la vicenda fuori dal perimetro della legge.
La risposta istituzionale attesa: misure rapide, messaggio chiaro al quartiere
Il passaggio della Procura è atteso anche come segnale pubblico: dare una risposta concreta ai residenti, ridurre il rischio di emulazioni o reazioni violente, ribadire che la sicurezza si garantisce con provvedimenti motivati e controllabili, non con iniziative spontanee. In questo senso, un eventuale trasferimento in Rems avrebbe un valore operativo e simbolico: sottrarre la persona a un contesto dove si sono ripetuti episodi di violenza e, nello stesso tempo, evitare che l’assenza di strumenti immediati alimenti rabbia e paura.
