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Giubileo

Roma, Via di San Bonaventura rinasce: completato il restauro del percorso storico tra Palatino e Colosseo

In pochi passi si incontrano la Roma imperiale, quella barocca e quella spirituale del Settecento, in un paesaggio che, pur nella sua apparente immobilità, racconta il continuo movimento della città nel tempo
Di Lina Gelsi
Via di San Bonaventura riqualificata (Roma)
Via di San Bonaventura riqualificata

È un tratto breve, poco più di 300 metri, ma ogni metro di via di San Bonaventura racconta secoli di storia stratificata. Nel cuore del Parco Archeologico del Colosseo, il restauro di questo percorso pedonale rappresenta molto più di un intervento di manutenzione urbana: è una restituzione identitaria, un esempio concreto di come l’infrastruttura pubblica possa diventare racconto, cura, e rispetto del contesto. La strada, che connette l’Arco di Costantino alla sommità del Palatino, torna oggi fruibile in una veste che non dimentica la sua storia.

La riqualificazione, seguita dal Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici (DILP), è parte del piano giubilare da 31 milioni dedicato alle pavimentazioni storiche di Roma. L’intervento, durato da luglio 2024 a febbraio 2025, è costato 1,8 milioni di euro e ha previsto la rimozione dell’asfalto e la posa di 150.000 sanpietrini, posati secondo la tradizione “a sella d’asino”, tecnica antica e funzionale al drenaggio delle acque piovane.

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Il selciato come linguaggio urbano

Ogni sanpietrino ha una storia. Il 60% di quelli utilizzati proviene da altri cantieri cittadini, il restante 40% è stato recuperato durante i lavori in Piazza San Giovanni, a sua volta rifornita da piazza Albania e via della Piramide Cestia. Il principio di “saldo zero” previsto dal Piano Sanpietrini del 2019 si è così concretizzato anche in via di San Bonaventura, evitando l’introduzione di materiale nuovo e mantenendo il linguaggio urbano tipico del centro storico romano.

Il cantiere ha richiesto una pianificazione logistica fuori dal comune. Portare materiali e mezzi in un’area a così alta densità turistica, e all’interno di uno dei siti archeologici più tutelati al mondo, ha imposto un metodo quasi chirurgico. Ogni fase dei lavori è stata affiancata da sorveglianza archeologica, mentre il Dipartimento Ambiente ha collaborato per integrare l’intervento con le alberature esistenti, modellando le tazze intorno ai tronchi per proteggere le radici e armonizzare l’estetica.

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Tra spiritualità e archeologia

Camminare oggi su via di San Bonaventura non è solo un atto turistico o funzionale. È attraversare un archivio a cielo aperto. Il percorso incrocia edifici religiosi come la Chiesa di San Sebastiano, costruita sul Tempio di Elagabalo, e quella di San Bonaventura, voluta nel Seicento da Francesco Barberini e costruita su una cisterna dell’Acquedotto Claudio. Poco più avanti, le edicole sacre della Via Crucis del XVIII secolo ricordano la presenza di San Leonardo da Porto Maurizio, frate e predicatore che visse nel convento annesso.

In pochi passi si incontrano la Roma imperiale, quella barocca e quella spirituale del Settecento, in un paesaggio che, pur nella sua apparente immobilità, racconta il continuo movimento della città nel tempo. Portali storici come quelli degli Orti Farnesiani e di Villa Spada punteggiano il tracciato, offrendo scorci unici sul complesso del Foro Romano.

Il Giubileo come occasione concreta

Il sopralluogo del sindaco Roberto Gualtieri e dell’assessora Ornella Segnalini, che hanno visitato l’area a lavori conclusi, è stato anche l’occasione per riflettere sul significato dell’intervento nel quadro più ampio del Giubileo. Il Giubileo, spesso evocato solo come evento simbolico, qui ha trovato una concreta espressione nella riqualificazione del patrimonio urbano. “Un lavoro ciclopico”, lo ha definito Gualtieri, reso possibile anche grazie alla collaborazione con la direttrice del Parco Archeologico, Alfonsina Russo.

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Segnalini ha sottolineato come questo cantiere rappresenti un modello virtuoso di integrazione tra opere pubbliche e tutela del patrimonio. La sfida non era solo rifare una strada, ma farlo senza alterare l’equilibrio fragile di un sito ad altissimo valore archeologico e paesaggistico.

Un tratto che torna a vivere

Via di San Bonaventura è tornata ad essere un luogo accessibile, curato, leggibile. Non solo per i turisti, ma anche per i romani che la attraversano nella quotidianità o per chi ama perdersi nei dettagli del centro storico. Il suo restauro segna un punto importante nel percorso di valorizzazione delle pavimentazioni storiche della città, ma ancor di più restituisce coerenza a un luogo dove la pietra, il tempo e la memoria si intrecciano in modo inscindibile.

A Roma, certe strade non si limitano a collegare luoghi: collegano epoche.

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