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Gestione del verde contestata

Roma, Viale dei Quattro Venti: il taglio degli Olmi non era autorizzato. Il Ministero della Cultura denuncia alla Procura

Ogni intervento lungo Viale dei Quattro Venti deve essere sottoposto a valutazione e approvazione della Soprintendenza
Di Simone Fabi
Monteverde, manifestazione contro l'abbattimento di olmi
Monteverde, manifestazione contro l'abbattimento di olmi

Un intervento non autorizzato su un viale storico

Il taglio degli olmi ad alto fusto lungo Viale dei Quattro Venti, nel cuore del quartiere Monteverde a Roma, si è trasformato in un caso istituzionale. A sollevare la questione è stato il Ministero della Cultura, che attraverso la Soprintendenza Speciale per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, ha ufficialmente comunicato, con nota del 28 maggio 2025 (prot. n. 30404), che non è mai stata autorizzata alcuna operazione di abbattimento, né ricevuta una richiesta preventiva da parte del Comune di Roma Capitale – Dipartimento Ambiente.

Una comunicazione che ha il peso di una censura formale e sostanziale: il viale, infatti, è sottoposto a vincolo culturale ai sensi dell’art. 10, comma 4, lett. g) del Codice dei Beni Culturali, in quanto bene paesaggistico e storico, essendo stato realizzato nel 1929. Ogni intervento deve essere sottoposto a valutazione e approvazione della Soprintendenza, proprio per evitare danni al valore storico, paesaggistico e naturalistico dell’area.

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Disturbo alla nidificazione e violazioni multiple

Il contesto rende ancora più grave l’intervento eseguito in modo apparentemente routinario. La stagione riproduttiva dell’avifauna selvatica, protetta dalla direttiva europea 2009/147/CE recepita dalla legge n. 157/1992, è in pieno corso: da marzo a luglio ogni intervento sul verde dovrebbe tenere conto della presenza di nidi e attività di nidificazione. Eppure, secondo le segnalazioni ricevute, durante i tagli sarebbero stati danneggiati o distrutti nidi, e ci sono notizie di uccelli morti a seguito delle operazioni.

Tali interventi, eseguiti sulla base di un ordinario contratto di manutenzione del verde verticale (lotto n. 6), non sono stati accompagnati da nessuna ordinanza urgente, da nessuna valutazione d’incidenza ambientale, da nessun parere obbligatorio previsto per beni vincolati o siti Natura 2000. La Soprintendenza, nel comunicare l’assenza di autorizzazioni, ha trasmesso formalmente l’intero incartamento alla Procura della Repubblica di Roma, ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e ai Carabinieri Forestali.

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Una gestione contestata e carente di trasparenza

La vicenda ha suscitato forte allarme nelle associazioni ambientaliste e tra i cittadini. Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) aveva già presentato due istanze di accesso civico e richiesto la sospensione degli abbattimenti, documentando l’assenza delle dovute autorizzazioni. Nessun riscontro operativo. Anzi, i tagli sono proseguiti, ignorando anche le proteste popolari e le convocazioni della Commissione Speciale Controllo, Garanzia e Trasparenza del Municipio XII, che, paradossalmente, ha organizzato due riunioni senza notificare ufficialmente la presenza ai soggetti invitati, compresi i rappresentanti del GrIG.

Il Viale dei Quattro Venti è parte dell’identità storica del quartiere: il suo nome richiama il Casino dei Quattro Venti, baluardo difensivo della Repubblica Romana nel 1849. La presenza degli olmi, oggi ridotti in parte a ceppaie, non ha solo un valore botanico, ma un significato simbolico e urbanistico legato alla memoria collettiva del territorio.


Le richieste della Soprintendenza

Il Ministero della Cultura ha chiesto una dettagliata relazione al Comune. Tra le richieste:

  • Stato fitosanitario documentato di ogni pianta;
  • Valutazioni tecniche (VTA), dati sugli interventi pregressi e documentazione fotografica;
  • Planimetria aggiornata con numerazione delle alberature;
  • Progetti completi di potatura, abbattimento e riqualificazione.

Queste richieste, inviate in via ufficiale, dimostrano quanto il taglio degli alberi urbani, soprattutto in contesti storici e vincolati, debba essere gestito con accuratezza, trasparenza e rispetto per i vincoli normativi. La gestione del verde pubblico, in una città come Roma che vanta oltre 400 km² di spazi verdi e circa 350.000 alberi, non può ridursi a una pratica tecnica eseguita senza coordinamento interistituzionale.


Roma tra patrimonio verde e procedure mancate

Non è un caso isolato. Altri episodi recenti, come il taglio dei pini al Pincio e degli ippocastani a Villa Doria Pamphilj, hanno mostrato falle gravi nel sistema di tutela. Interventi eseguiti in siti Natura 2000 senza le prescritte valutazioni d’incidenza ambientale (VIncA), nonostante la loro obbligatorietà. E anche in questi casi, i procedimenti non sono stati bloccati in tempo.

L’Ente Roma Natura, pur essendo responsabile della gestione di 16 aree protette sul territorio romano, spesso non interviene nei casi in cui dovrebbe esercitare un controllo effettivo. Mancano le verifiche preventive, le autorizzazioni vincolanti e un sistema efficace di monitoraggio degli interventi che modificano sensibilmente l’ambiente urbano e la biodiversità cittadina.


Una gestione del verde che non regge

A fronte di interventi sempre più contestati, i dati ufficiali parlano chiaro: tra novembre 2021 e febbraio 2025, secondo l’Assessora Sabrina Alfonsi, sono stati abbattuti 13.281 alberi a fronte di 29.665 nuove piantumazioni, ma anche rimosse 10.365 ceppaie e realizzate 120.000 potature. Numeri che raccontano un’attività intensa, ma non necessariamente coerente con i principi di tutela del paesaggio e della biodiversità urbana.

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Il Regolamento del Verde di Roma Capitale, approvato nel 2021, vieta chiaramente la capitozzatura, disciplina i periodi di potatura in funzione della nidificazione e tutela ogni albero con tronco di diametro superiore ai 25 cm come bene paesaggistico. Nonostante ciò, le pratiche autorizzative sembrano ancora oggi lacunose, la trasparenza amministrativa debole e l’impatto sugli ecosistemi urbani spesso sottovalutato.

Il verde pubblico, in una città come Roma, non è una questione meramente gestionale: è un bene culturale e identitario, che parla del passato, disegna il presente e costruisce la qualità della vita futura. L’assenza di un coordinamento serio tra enti preposti alla tutela, manutenzione e valorizzazione rischia di vanificare il potenziale di un patrimonio che tutto il mondo ci invidia.

Ora spetta alle istituzioni rispondere, non solo con atti dovuti ma con un ripensamento profondo del rapporto tra tutela, pianificazione e partecipazione pubblica. Perché alberi come quelli di Viale dei Quattro Venti, una volta tagliati, non crescono più con una firma.

 
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Cronaca

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