Daniele Capezzone sarà ospite lunedì 3 agosto del Salotto Tevere, lo spazio culturale della rassegna Lungo il Tevere Roma, sotto Ponte Cestio. Il direttore de Il Tempo, presentato da Francesco Vergovich, incontrerà il pubblico in una serata dal titolo diretto e molto riconoscibile: “Daniele Capezzone ci racconta il «grande spettacolo» della politica”. Un appuntamento dedicato ai meccanismi che oggi trasformano una dichiarazione in un caso nazionale, un leader in un personaggio e una reazione digitale in una misura apparente del consenso.
Daniele Capezzone e il racconto della politica nell’era dei like
Il protagonista della serata è Daniele Capezzone, giornalista capace di leggere il linguaggio del potere e di restituirlo attraverso sintesi, chiarezza, ironia e formule immediate. Nei suoi editoriali, nelle apparizioni televisive e negli interventi radiofonici individua rapidamente il nucleo di un argomento, separando i dati essenziali dal rumore che accompagna ogni notizia.
È una qualità particolarmente utile nel tempo dell’informazione permanente. Politica, giornalismo, televisione, piattaforme digitali e intrattenimento convivono ormai nello stesso spazio. Ogni frase viene pronunciata pensando alla sua possibile circolazione. Ogni gesto può diventare un video di pochi secondi. Ogni silenzio rischia di essere interpretato come una risposta.
Capezzone ha dato un nome a questo sistema: “Likecrazia”. Il libro, pubblicato da Piemme nel 2020, racconta una scena pubblica dominata dall’istantaneità, dalle emozioni e dalla sovrapposizione dei vecchi mezzi di comunicazione con i social network.
Likecrazia, quando il gradimento immediato condiziona le decisioni
La parola scelta da Capezzone contiene già una diagnosi. Il like non rappresenta soltanto l’approvazione espressa sotto un contenuto. È diventato un segnale inseguito da politici, comunicatori, giornali, programmi televisivi e protagonisti della vita pubblica.
Visualizzazioni, commenti e condivisioni permettono di misurare in pochi minuti la reazione a una proposta, a una dichiarazione o a una polemica. Questa disponibilità continua di numeri può alterare il modo in cui viene costruito il messaggio politico. Il rischio è che una decisione venga valutata anzitutto per la risposta che produrrà nel giro di poche ore, lasciando meno spazio ai suoi effetti reali nel tempo.
Il consenso democratico richiede responsabilità, conoscenza delle alternative e valutazione delle conseguenze. La reazione social è molto più rapida. Può nascere da un titolo, da una fotografia o da una frase isolata. Spesso non richiede la lettura completa del contenuto. La Likecrazia si alimenta proprio in questa distanza: l’impulso prende velocità, mentre il ragionamento fatica a seguirlo.
La politica come spettacolo in una diretta senza fine
Nel libro, Capezzone descrive la politica come uno spettacolo permanente, costruito su un palco visibile e su un retropalco nel quale si preparano messaggi, alleanze, reazioni e strategie. L’informazione disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro ha moltiplicato gli spazi del confronto, imponendo ai protagonisti pubblici una presenza quasi ininterrotta.
Il leader non deve soltanto governare, proporre o rappresentare. Deve occupare il flusso, rispondere rapidamente, produrre immagini e mantenere una relazione quotidiana con i sostenitori. La personalità acquista così un peso crescente. La familiarità di un volto, la capacità di usare una battuta e l’impressione di vicinanza possono orientare il giudizio quanto un programma.
Capezzone osserva questo fenomeno senza rifugiarsi nella nostalgia per un passato idealizzato. La nuova agorà digitale possiede regole precise e non può essere liquidata accusando gli elettori di superficialità. Comprenderne il funzionamento diventa necessario per distinguere la partecipazione autentica dalla ricerca di approvazione, la comunicazione efficace dalla manipolazione e la popolarità dalla capacità di assumere decisioni.
Social e algoritmi, chi decide ciò che merita attenzione
La quantità di informazioni disponibili non coincide automaticamente con una maggiore libertà di scelta. Le piattaforme selezionano i contenuti seguendo preferenze, ricerche, reazioni e comportamenti precedenti dell’utente. Ognuno riceve così un flusso costruito per mantenere alta l’attenzione e proporre argomenti compatibili con i suoi interessi.
Questo meccanismo può rafforzare convinzioni già esistenti e rendere meno frequente l’incontro con opinioni differenti. Il cittadino ha l’impressione di osservare il dibattito pubblico nella sua interezza, mentre ne riceve una versione personalizzata. La ripetizione di messaggi simili può far apparire maggioritaria una posizione diffusa soltanto nella propria cerchia digitale.
La politica conosce bene questo ambiente. Le campagne elettorali utilizzano messaggi brevi, temi fortemente emotivi e contenuti adattati a gruppi diversi di pubblico. La discussione tende a concentrarsi sulle questioni che producono maggiori reazioni, mentre gli argomenti tecnici, complessi o meno adatti a una rappresentazione immediata ricevono uno spazio ridotto.
Il rischio di governare seguendo il pubblico minuto per minuto
Uno degli aspetti più rilevanti della Likecrazia riguarda il rapporto fra consenso e responsabilità. Chi governa deve talvolta adottare misure difficili, spiegandone ragioni, costi e risultati attesi. La pressione di una reazione immediata può rendere più complicata questa funzione.
Il politico sottoposto ogni giorno a sondaggi, commenti e rilevazioni digitali rischia di comportarsi come un concorrente impegnato a evitare l’eliminazione. La comunicazione diventa continua, il conflitto viene mantenuto acceso e ogni scelta è accompagnata dal timore di perdere visibilità o approvazione.
Nasce anche una politica costruita attorno all’identificazione personale. Si vota più facilmente per qualcuno percepito come vicino, simpatico o capace di parlare “come noi”. La preparazione, la qualità della squadra e la realizzabilità delle proposte richiedono invece un esame più lungo, poco compatibile con i tempi di un video di pochi secondi.
Capezzone e la crescita de Il Tempo
Dal 1° dicembre 2025 Capezzone dirige Il Tempo, quotidiano storico della Capitale al quale ha impresso una linea riconoscibile, fondata su titoli netti, campagne giornalistiche, commenti, cronaca romana e attenzione costante al dibattito nazionale.
I risultati disponibili mostrano un aumento significativo della diffusione complessiva. Al 31 maggio 2026, rispetto alla fine di novembre 2025, il totale delle copie su carta e in digitale è cresciuto del 9%. Gli abbonamenti digitali annuali sono aumentati del 113% e quelli semestrali del 369%. Nel primo quadrimestre del 2026, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il digitale ha registrato un incremento del 125,97%, mentre il totale carta più digitale è salito del 5,9%.
Sono numeri rilevanti in un settore nel quale conquistare nuovi lettori richiede identità, continuità e un rapporto diretto con il pubblico. Capezzone porta nel quotidiano la stessa qualità che caratterizza la sua comunicazione: la capacità di rendere immediatamente comprensibile la posizione del giornale, senza nasconderla dietro un linguaggio neutro o indistinto.
Il lettore sa quale voce incontrerà. Può condividerla, contestarla o discuterla. Raramente rimane incerto sul significato di un titolo o di un editoriale. Questa riconoscibilità spiega una parte del legame costruito con chi acquista il giornale, accede all’edizione digitale o sceglie un abbonamento.
L’appuntamento sotto Ponte Cestio con Francesco Vergovich
Lunedì 3 agosto il pubblico potrà ascoltare Capezzone dal vivo al Salotto Tevere, nel cuore dell’estate romana. A presentarlo sarà Francesco Vergovich, giornalista e conduttore radiofonico abituato al confronto diretto sui principali temi politici e sociali.
Il dialogo partirà da Likecrazia per arrivare alla politica di oggi: il potere degli algoritmi, l’informazione continua, la ricerca del consenso, la trasformazione dei leader in personaggi e la responsabilità dei giornali in un sistema che premia velocità e reazioni.
“Daniele Capezzone ci racconta il «grande spettacolo» della politica” è quindi un titolo e una promessa precisa. Portare il pubblico sul palco e dietro le quinte della comunicazione contemporanea, mostrando come nasce un messaggio, perché alcune polemiche dominano per giorni e in quale modo i social possono cambiare la percezione di un fatto.
Sotto Ponte Cestio, il Tevere farà da scenario a un incontro rivolto ai lettori de Il Tempo, agli estimatori di Capezzone e a chi desidera comprendere meglio il rapporto fra informazione e potere. Perché la Likecrazia non riguarda soltanto chi governa o chi dirige un giornale. Riguarda ciascuno di noi ogni volta che apre uno schermo, sceglie una notizia, reagisce a un titolo o decide di condividere un’opinione.
