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Salvatore Tassa: patriarca di un linguaggio gastronomico che parla al cuore prima che alla mente

Patron visionario di Colline Ciociare e Nù Trattoria, Tassa è un narratore dello spirito territoriale, capace di stupire senza rinunciare alle radici
a cura di Francesco Vergovich
Salvatore Tassa
Salvatore Tassa

Nato nel 1956 a Bradford da una famiglia di ristoratori italiani, Salvatore Tassa non ha seguito la strada convenzionale degli chef: dopo studi in architettura e comunicazione a Roma, un lungo girovagare per Europa e America Latina e un apprendistato con lo chef svizzero Fredy Girardet, è approdato nel cuore della Ciociaria, a Acuto, dove dal 1988 guida Colline Ciociare, nata come osteria di famiglia nel 1960 e trasformata da Tassa in un vero laboratorio di cucina.

Tassa incarna da decenni l’incontro tra innovazione e tradizione

Da quel periodo risale la prima stella Michelin (1995), conquistata grazie a un approccio unico: l’utilizzo creativo della materia prima locale – selvaggina, pesce d’acqua dolce, radici, bacche, resine – mixato a tecniche spesso tradizionali, sempre però stravolte dal suo istinto e dalla sua sensibilità.

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La cipolla fondente

Uno dei suoi piatti simbolo, la celebre cipolla fondente, è nato negli anni Novanta e rimane uno dei capisaldi della sua proposta. Si narra che, all’inizio, i camerieri rifiutassero di servirla, considerandola troppo semplice; oggi è cult, un manifesto dello stile che ha influenzato intere generazioni di chef.

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Nel nome del territorio: non solo ingredienti, ma storie

Per Tassa la materia prima non è solo un ingrediente, ma una narrazione: racconta con parole semplici chi ha coltivato o raccolto, dove e perché. Come ha spiegato al Gambero Rosso, “nessuna cosa è dove la parola manca”: la parola diventa strumento di valorizzazione della cultura gastronomica locale, capace di spostare la tradizione nel presente e proiettarla nel futuro.

Colline Ciociare: un palco senza copione

Nella villa rurale restaurata, Tassa accoglie gli ospiti personalmente – grembiule, bastone e voce narrante – conducendo i commensali in un percorso sensoriale fatto di menù degustazione da 5 o 7 portate, dove convivono piatti radicali e innovativi, dal cardoncello in crioestrazione alla carne frollata sottoterra, zuppe gelate, granita di mela verde e assenzio. Michelin ne sottolinea l’unicità: “unlimited imagination”, una cucina di qualità elevata che richiede impegno da parte del pubblico, ma restituisce in cambio autenticità e ingegno gastronomico.

L’universo vegetale di Salvatore Tassa: ricerca, sperimentazione e centralità del prodotto

La passione di Salvatore Tassa per il mondo vegetale non è una trovata recente, ma un percorso che ha profonde radici nella sua filosofia culinaria: il vegetale non è il semplice contorno, è protagonista, materia viva da celebrare in tutte le sue sfumature. Negli anni la sua ricerca ha approfondito l’uso di erbe selvatiche, ortaggi dimenticati e tecniche innovative per esaltarne sapore e consistenza.

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L’orto e il bosco in tavola

Nei menù di Colline Ciociare e , il protagonista è spesso il vegetale: asparagi croccanti, misticanze di erbette selvatiche, radici, funghi e cortecce. Su tutti, spicca l’asparago servito in crioestrazione, accompagnato da pan brioche allo zafferano locale e coulis di basilico con rapa rossa fermentata. Questa portata non è solo sapore: è una sintesi di densità aromatica e leggerezza, con tecniche che ne amplificano la purezza e la freschezza.

Crioestrazione e foraging: innovare per rispettare

Tassa utilizza da anni tecniche avanzate – come appunto la crioestrazione, il sottovuoto naturale e la fermentazione (approfondite da stage internazionali come Pavillon Ledoyen con Yannick Alléno), – per concentrare i sapori senza ricorrere a grassi aggiunti. In un antipasto tipico, la crema di carote e zenzero convive con salsa di funghi, la cipolla rossa marinata si arricchisce di latte di mandorla, e il maritozzo profuma di bosco, cetriolo marinato e curry. Il leitmotiv: il vegetale sia puro, nitido, pulito – eppure scenico.

Il vegetale come rivoluzione verde

Per Tassa ogni piatto vegetale è anche una narrazione: racconta l’origine, il produttore, la stagione. Serve radici come la rapa rossa e verdure di montagna negli eventi “Chef sotto le Stelle” a Roma, in cui il vegetale diventa attore principale: cocktail di zucca e porcini, misticanza di liquirizia e grano, tortelli di ricotta con acqua alla foglia di fico… Gli oltre 30 tipi di verdure a accompagnare i piatti sottolineano la centralità della materia vegetale nel suo repertorio. Non più mera decorazione: ogni ortaggio ha un ruolo narrativo e gustativo preciso, in equilibrio con ogni altro ingrediente.

In sintesi, per Salvatore Tassa le verdure non sono secondarie, sono protagoniste del gusto e della narrazione culinaria e ha costruito una cucina vegetale innovativa che onora la provenienza, esalta l’identità territoriale e spinge verso orizzonti nuovi, mantenendo saldo il legame con la Ciociaria. Una “revolution green” con piatti che puntano su una profonda connessione con i Monti Ernici

Nù Trattoria Italiana dal 1960: la libertà del “cuciniere-libero”

Nel 2017 Tassa ha deciso di “ridare vita” alla trattoria underground di Colline Ciociare, chiamata , uno spazio che ribalta l’alta cucina stellata proponendo ogni giorno piatti diversi senza menu scritto. Pasta fresca fatta a mano in sala, piatti come uovo con tartufo, costine glassate, cannolo e zuppa inglese “rovesciata”: un format che ha conquistato il Gambero Rosso con 3 Gamberi e la 50 Top Italy lo ha inserito tra le migliori trattorie moderne d’Italia.

In tavola arrivano tradizione autentica e dinamiche conviviali: “sei a casa”. Tassa esce tra i tavoli, racconta, serve, crea meraviglia con piccoli gesti come il risotto servito dallo chef stesso e una stufa Zoppas pronta ad alimentare calore e intimità.

Un uomo che cucina prima di tutto con l’amore per la materia

Inserito nel progetto “L’Italien en cuisine” dell’Institut culturel italien di Parigi (2014), Tassa ha presentato una cucina “spontanea e di amore”, che conserva il rispetto per il prodotto nonostante le difficoltà climatiche e logistiche, dimostrando che la sua cucina “piace! piace! piace!” al pubblico (Le Monde). Predilige una cucina domestica, lontana dalla sperimentazione fine a se stessa: “il tempo in cucina è importante, il ragù non è giapponese né inglese ma è italiano” .

Un innovatore ancorato alle radici

Salvatore Tassa non è soltanto un cuoco di livello superiore: è una personalità che lavora da decenni per coniugare sperimentazione e memoria, innovazione e contatto diretto con il territorio. Patriarca di un linguaggio gastronomico che parla al cuore prima che alla mente, ha fatto della narrazione, della materia prima e del racconto una forma di resistenza culturale.

In Colline Ciociare, racconta la Ciociaria con piatti stellati; in , la riporta nei gesti quotidiani, nelle risate e nella convivialità. Per questo resta un faro nella cucina italiana: un uomo che, con semplicità e autenticità, continua a sorprendere.

 
CATEGORIA

Cucina

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