San Cesareo, auto rubate smontate in un capannone: sei arresti nel blitz

Nel capannone di via dei Frutteti i militari hanno sorpreso il gruppo mentre smontava una Volkswagen Golf rubata a Roma il 24 giugno
Di Simone Fabi
Carabinieri, riciclaggio e ricettazione a San Cesareo
San Cesareo, riciclaggio e ricettazione

Sei persone sono state arrestate in flagranza dai Carabinieri della Compagnia di Roma Piazza Dante durante un’operazione scattata a San Cesareo e proseguita in un secondo deposito della Capitale. Nel capannone di via dei Frutteti i militari hanno sorpreso il gruppo mentre smontava una Volkswagen Golf rubata a Roma il 24 giugno. Poco prima, nello stesso impianto, era stata completamente sezionata anche una Range Rover Evoque sottratta il 28 giugno.

Il blitz simultaneo nei due depositi di San Cesareo e Roma

L’indagine ha preso forma attraverso servizi di osservazione, controlli e pedinamenti mirati, avviati dopo una serie di movimenti ritenuti sospetti. I militari hanno così individuato due aree collegate allo smontaggio e allo stoccaggio di veicoli di provenienza illecita: il capannone di San Cesareo, usato come officina operativa, e un deposito in via Godrano, a Roma, destinato a ricevere i pezzi già separati dalle scocche.

L’irruzione è avvenuta nello stesso momento nei due obiettivi. L’operazione è stata sostenuta dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma, che ha garantito la copertura aerea con droni. La sorveglianza dall’alto ha permesso di seguire gli spostamenti nell’area e di coordinare l’ingresso dei Carabinieri, impedendo l’allontanamento di veicoli, componenti e attrezzature.

Nel capannone di via dei Frutteti sono stati bloccati tutti e sei gli indagati, cittadini italiani e stranieri di età compresa fra 44 e 67 anni, residenti a Roma e in diversi comuni della provincia. Sono gravemente indiziati, in concorso, dei reati di ricettazione e riciclaggio. Tutti risultano avere precedenti per fatti analoghi. La loro posizione resta sottoposta agli accertamenti giudiziari e vale per ciascuno il principio di presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.

Golf e Range Rover smontate, i pezzi trasferiti nella Capitale

La Volkswagen Golf trovata durante il blitz era stata rubata il 24 giugno e il furto era stato denunciato alla Stazione dei Carabinieri di Roma San Pietro. Quando i militari sono entrati, il veicolo era già in fase di disassemblaggio. Gli uomini presenti nel capannone stavano lavorando sui diversi elementi meccanici e di carrozzeria con strumenti professionali.

Gli accertamenti immediati hanno ricostruito anche il percorso della Range Rover Evoque rubata il 28 giugno e denunciata a Roma Montespaccato. L’auto era stata completamente sezionata poche ore prima. Le parti erano state caricate su un autocarro cabinato e portate nel deposito di via Godrano, ritenuto il punto finale per lo stoccaggio della merce e la successiva vendita clandestina dei componenti.

Il doppio sito indica una divisione precisa delle attività. A San Cesareo avvenivano lo smontaggio e il taglio dei veicoli. A Roma venivano accumulati i pezzi, pronti per essere identificati, selezionati e immessi nel circuito illegale dei ricambi. Una struttura capace di trasformare in poco tempo un’automobile rubata in motori, portiere, parti elettroniche, elementi di carrozzeria e materiali difficili da ricondurre subito al mezzo originario.

Ponti sollevatori, smerigliatrici e un compattatore industriale

La perquisizione ha portato alla scoperta di un impianto dotato di attrezzature da officina. Nel capannone erano presenti ponti sollevatori, utensili elettrici e pneumatici, smerigliatrici, avvitatori e chiavi specialistiche. Strumenti adatti a lavorare rapidamente sulle vetture, separando le parti di maggiore valore commerciale e riducendo il tempo necessario per rendere irriconoscibile il mezzo.

Oltre ai componenti della Golf e della Range Rover, sono stati trovati numerosi pezzi meccanici e di carrozzeria attribuibili a decine di altre automobili. Saranno necessari ulteriori controlli su numeri identificativi, centraline, motori e singoli elementi per stabilire la provenienza di ogni componente e risalire ai veicoli rubati.

Nel sito era presente anche un compattatore industriale. Il macchinario veniva usato per ridurre il volume dei residui metallici ottenuti dalle scocche tagliate, facilitandone lo smaltimento. Questo passaggio permetteva di eliminare le parti meno redditizie e di liberare spazio nel capannone, mentre i componenti ancora commerciabili potevano essere trasferiti altrove.

Il jammer per bloccare il GPS delle auto rubate

Uno degli elementi più rilevanti sequestrati è un dispositivo di tipo jammer. L’apparecchio serve a disturbare le frequenze radio e può neutralizzare i sistemi di localizzazione satellitare installati sui veicoli. Una volta attivato, ostacola la trasmissione del segnale GPS e rende più difficile seguire gli spostamenti dell’auto appena sottratta.

L’uso di uno strumento simile mostra l’attenzione dedicata alle prime ore successive al furto, quando il proprietario o le forze dell’ordine possono tentare di localizzare il mezzo. Portare rapidamente l’auto in un luogo chiuso, schermarne il segnale e iniziare subito lo smontaggio riduce le possibilità di recuperarla ancora integra.

Tutti i componenti rinvenuti sono stati sequestrati e affidati in custodia giudiziaria. Le operazioni di identificazione serviranno a collegare i pezzi ai veicoli di origine e, quando possibile, a restituirli ai legittimi proprietari. La quantità di materiale recuperato lascia prevedere verifiche lunghe, estese a numerose denunce di furto presentate a Roma e nei comuni vicini.

Le misure disposte dopo la convalida degli arresti

Il Tribunale di Tivoli ha convalidato gli arresti. In attesa del processo, per uno degli indagati sono stati disposti gli arresti domiciliari. Altri quattro dovranno presentarsi alla polizia giudiziaria secondo le modalità stabilite dall’autorità giudiziaria. Il sesto è stato rimesso in libertà.

L’operazione ha interrotto un’attività organizzata capace di ricevere auto rubate, smontarle con strumenti professionali, eliminare le scocche e trasferire i pezzi in un secondo deposito. Le indagini proseguiranno per ricostruire la provenienza dei componenti sequestrati, individuare eventuali ulteriori collegamenti e chiarire il canale destinato alla commercializzazione clandestina.

 
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