San Giacomo, via libera a 145 milioni: l’ex ospedale di Roma verso la riapertura

La chiusura del San Giacomo, avvenuta nel 2008, ha lasciato per anni una ferita urbanistica e sanitaria. Il finanziamento da 145 milioni di euro servirà a realizzare un ospedale di prossimità, una RSA e una lungodegenza
Di Fabio Vergovich
Ospedale San Giacomo a Roma
Ospedale San Giacomo, Roma

L’ex ospedale San Giacomo di Roma compie un passo concreto verso la riapertura. La Giunta regionale del Lazio ha approvato lo schema di accordo per sbloccare 145 milioni di euro destinati alla riqualificazione dello storico presidio sanitario chiuso nel 2008, con un progetto che punta a riportare funzioni assistenziali nel cuore della Capitale.

Sanità nel Lazio, cosa prevede il nuovo progetto per il San Giacomo

Il piano di recupero dell’ex San Giacomo entra ora in una fase operativa più definita. L’accordo coinvolge ministero della Salute, Regione Lazio e Asl Roma 1 per la gestione delle risorse necessarie alla trasformazione dell’immobile in una struttura sanitaria orientata ai bisogni assistenziali di media e bassa intensità. Non si parla quindi di una semplice riapertura simbolica, ma di una nuova destinazione sanitaria pensata per rispondere a esigenze precise: degenze non acute, assistenza territoriale, presa in carico di pazienti che non richiedono l’accesso continuo ai reparti ospedalieri tradizionali.

Il finanziamento da 145 milioni di euro servirà a realizzare un ospedale di prossimità, una RSA e una lungodegenza. Sono tre funzioni diverse, ma collegate da una stessa logica: rafforzare l’assistenza dopo la fase acuta della malattia, accompagnare i pazienti fragili, ridurre ricoveri impropri e offrire risposte sanitarie più vicine alle necessità reali delle famiglie. Per Roma si tratta di un intervento dal peso notevole, perché riguarda un edificio conosciuto da generazioni di cittadini e collocato in una zona centrale, dove la domanda di servizi sanitari resta alta.

Riapertura del presidio romano, perché i 145 milioni cambiano lo scenario

La chiusura del San Giacomo, avvenuta nel 2008, ha lasciato per anni una ferita urbanistica e sanitaria. Un grande immobile pubblico, legato alla storia della medicina romana, è rimasto fuori dalla rete dei servizi proprio mentre l’invecchiamento della popolazione e la pressione sui pronto soccorso aumentavano. La nuova impostazione non mira a replicare il vecchio modello ospedaliero, ma a inserire l’ex nosocomio in una rete sanitaria più moderna, con prestazioni utili a pazienti stabilizzati, anziani, persone con necessità di recupero e soggetti che hanno bisogno di continuità assistenziale.

L’ospedale di prossimità potrà diventare uno snodo per quei casi che non richiedono l’alta intensità dei grandi ospedali, ma hanno bisogno di sorveglianza clinica, terapie, controlli e assistenza organizzata. La RSA risponderà invece alla domanda di posti per persone non autosufficienti o con bisogni sanitari e sociali complessi. La lungodegenza consentirà di gestire pazienti che hanno superato la fase più delicata, ma non sono ancora pronti per il rientro a casa. È qui che il progetto assume valore anche sul piano regionale: più posti e servizi intermedi possono aiutare a liberare reparti e pronto soccorso, rendendo più ordinata la presa in carico dei pazienti.

Ex ospedale San Giacomo, le prossime fasi dell’intervento

Dopo l’approvazione dello schema di accordo, il percorso prevede un ulteriore passaggio operativo. Regione Lazio e Invimit, indicata come stazione appaltante del progetto, dovranno firmare un Protocollo d’intesa per definire nel dettaglio le fasi dell’intervento. Sarà quel documento a scandire tempi, modalità, passaggi tecnici e responsabilità utili alla realizzazione delle opere. La partita, quindi, non si esaurisce con lo stanziamento delle risorse: il nodo vero sarà trasformare il finanziamento in cantieri, lavori, servizi e personale.

Il progetto si inserisce in una strategia più ampia di recupero del patrimonio pubblico e sanitario. Per la Regione Lazio il San Giacomo rappresenta un caso emblematico, perché unisce tre aspetti molto sensibili: la tutela di un bene storico, la necessità di rafforzare la sanità territoriale e il bisogno di restituire funzione a spazi rimasti inutilizzati per troppo tempo. La riapertura potrà avere effetti anche sulla vita quotidiana del centro di Roma, riportando attività, presenze professionali e servizi in un’area che ha sempre riconosciuto nell’ospedale un punto di riferimento.

Servizi sanitari a Roma, l’impatto atteso sui pronto soccorso

Uno degli obiettivi dichiarati del nuovo San Giacomo è contribuire ad alleggerire la pressione sui pronto soccorso. Il tema è centrale per l’intero Lazio: molti accessi avvengono per bisogni che potrebbero essere gestiti in strutture intermedie, purché dotate di posti, personale e percorsi chiari. Il recupero dell’ex ospedale romano va letto proprio in questa direzione. Non sostituirà i grandi ospedali, ma potrà intercettare una parte della domanda sanitaria che oggi finisce spesso nei reparti per mancanza di alternative adeguate.

Per i cittadini la differenza potrà essere concreta solo se la nuova struttura sarà pienamente integrata con medici di base, servizi distrettuali, ospedali e assistenza domiciliare. La sanità contemporanea non si misura soltanto sul numero di posti letto, ma sulla capacità di indirizzare ogni paziente nel luogo più adatto. Il San Giacomo, per storia e posizione, ha un valore simbolico immediato. La sua vera utilità, però, dipenderà dalla qualità dell’organizzazione e dalla rapidità con cui il progetto passerà dalle delibere alla piena operatività.

Il via libera ai fondi segna quindi un passaggio rilevante per Roma e per tutto il sistema sanitario regionale. Dopo anni di attese, ricorsi, discussioni e ipotesi di recupero, l’ex San Giacomo torna al centro di una programmazione concreta. I 145 milioni indicano una scelta politica e amministrativa precisa: restituire funzione sanitaria a un presidio storico e usarlo per rispondere a bisogni attuali, dalla cura degli anziani alla gestione dei pazienti fragili, fino al riequilibrio della rete ospedaliera laziale.

 
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