San Lorenzo, donna presa a pugni davanti al figlio: 30 giorni di prognosi e un appello alle istituzioni

Aggressione in via dei Dalmati: 44enne operata al volto dopo un pugno. L’uomo è in TSO. Il rione chiede sicurezza e cure adeguate
Di Lina Gelsi
L'aggressore ripreso da un telefono a San Lorenzo
L'aggressore ripreso da un telefono a San Lorenzo

Corsa al Pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni, poi una prognosi salita fino a 30 giorni per le fratture al setto nasale, allo zigomo e all’orbita dell’occhio destro. E adesso un intervento maxillo-facciale previsto nel pomeriggio di venerdì, in un’altra struttura. La storia della 44enne aggredita lunedì in via dei Dalmati, nel quartiere San Lorenzo, non è soltanto il racconto di un’aggressione ripresa dalle telecamere: è diventata un caso cittadino che chiama in causa sicurezza urbana, tutela delle vittime e gestione delle fragilità psichiatriche. E adesso i fatti, dal racconto rilasciato dalla donna al Corriere della Sera.

Via dei Dalmati, l’agguato ripreso in video e l’indagine dei carabinieri

Secondo quanto ricostruito, la donna era in bici con il figlio di 10 anni quando un giovane l’ha raggiunta all’improvviso e le ha sferrato un pugno al volto, facendola cadere. Il responsabile, un 22enne tunisino irregolare, è stato denunciato dai carabinieri per lesioni. Dopo l’identificazione è stato disposto un trattamento sanitario obbligatorio al Policlinico Umberto I, passaggio che sposta l’attenzione anche sulla presa in carico sanitaria e sociale.

La testimonianza della vittima: “Non volevo etichettare San Lorenzo, poi l’ho rivisto”

La donna racconta di aver chiesto inizialmente di cancellare il video per evitare che San Lorenzo venisse dipinto con la solita etichetta di quartiere violento. La decisione è cambiata due giorni dopo, quando avrebbe rivisto lo stesso giovane vicino casa: a quel punto ha richiamato i carabinieri chiedendo spiegazioni sul perché fosse già di nuovo in strada. Da lì la scelta di far emergere la vicenda, anche con un obiettivo dichiarato: “Che quello che mi è successo non venga dimenticato e serva a far cambiare le cose”.

Un nome noto nel rione già da mesi: segnalazioni, interventi, ritorni in strada

Nella sua ricostruzione, la presenza del 22enne era stata notata già da novembre: vestiti sporchi, agitazione, un bastone usato per colpire muri, scene che l’avevano spinta a chiamare il 118. Un intervento sanitario, però, non avrebbe impedito il ritorno del ragazzo in zona. È qui che si apre il nodo istituzionale: quando una persona con evidenti problemi psichici vive in strada, il confine fra assistenza e rischio si assottiglia, e ogni rinvio ricade su residenti, esercenti, famiglie.

“Mi hanno aiutata tutti”: la rete spontanea del quartiere e il no alla vendetta

Nel racconto della vittima c’è anche un dato sociale netto: l’aiuto immediato ricevuto. I ragazzi di un ristorante all’angolo l’avrebbero soccorsa mentre era coperta di sangue; altri commercianti e residenti si sono fermati, qualcuno si sarebbe persino offerto di “andarlo a cercare”. Lei rifiuta la logica della ritorsione e sposta il punto: una persona in quelle condizioni, dice, non può restare in strada. Non per punire, ma per proteggere tutti, compreso chi sta male.

Le conseguenze attese: misure, servizi sociali e timore che l’emergenza si ripeta

La vittima si dice preoccupata per il “dopo”: teme che, finito il percorso sanitario, l’uomo torni nel rione e che qualcuno scelga di farsi giustizia da sé. Da quanto emerge, potrebbe essere valutata una presa in carico dei servizi sociali, mentre l’iter sanitario resta decisivo per stabilizzare una situazione che, se lasciata senza continuità, rischia di ripetersi. Intanto il quartiere registra ansia crescente, con segnalazioni su possibili altri episodi ai danni di donne e anche di una minorenne.

San Lorenzo e Roma: sicurezza quotidiana, cure, prevenzione

Questo caso mette insieme due richieste che spesso viaggiano su binari separati: più sicurezza sulle strade e più strumenti per intercettare il disagio grave prima che diventi violenza. Pattugliamenti, presidi nelle aree sensibili, rapidità nelle procedure: ma anche reparti, posti, percorsi territoriali, assistenza continuativa. La domanda che arriva dal rione, oggi, è semplice e concreta: evitare che un’aggressione così resti un fatto isolato solo sulla carta e diventi invece una lezione operativa per tutta la città.

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista