La chiamiamo Festa degli Innamorati, ma considerando le sue origini sarebbe più giusto dire “Festa dell’Amore”, in quanto San Valentino venne consacrato come santo patrono dell’amore. Ricordiamo che questa festa ha origini antiche, risalenti al 496 d.C. quando Papa Gelasio I sostituì l’antica festa pagana dei Lupercalia – celebrata dai romani dal 13 al 15 febbraio in onore del dio Fauno (nella forma di Luperco) – con la celebrazione di San Valentino da Terni, martire cristiano, per celebrare l’amore romantico.
San Valentino, festa degli innamorati o festa dell’amore?
Questa tradizione è legata alla leggenda del santo vescovo che univa in matrimonio i giovani innamorati sfidando i divieti romani. Estendendola ad oggi, la definirei appunto Festa dell’amore in tutte le sue “sane” forme, da vivere in piena libertà, abbattendo ogni ostacolo, accentuando la consapevolezza, senza nessuna imposizione e/o costrizione. Con questo rispondo alla domanda: Perché ho scelto di scrivere su questa Festività? Proseguo con un’altra: Come la vivevo io quando ero ragazza? Ricordo che sono nata nel 1971 in ex Jugoslavia, più precisamente in Bosnia ed Erzegovina.
Ricordo pure che in ex Jugoslavia non si celebravano ricorrenze religiose; o meglio, non erano riconosciute dallo Stato, ma si festeggiavano eccome! Invece San Valentino, detto Valentinovo in bosniaco (serbo-croato), alla “mia epoca” non si festeggiava. La festa che in qualche modo si dedicava anche agli innamorati era l’8 marzo. Perché e come? Sappiamo che l’8 marzo è la Festa della Donna e in quell’occasione, oltre a fare i regali alle madri e sorelle, chi era fidanzato faceva un regalo anche alla “sua donna”, come gesto d’amore, ma prima di tutto di rispetto.
Sulla festa dell’8 marzo tornerò in seguito, perché ora mi soffermo sulla mia visione dell’innamorarsi condividendo questa definizione che più la rispecchia: Innamorarsi è un processo emotivo e fisiologico intenso, caratterizzato da una forte attrazione fisica e psicologica verso un’altra persona, spesso accompagnato da idealizzazione del partner, pensieri ossessivi e reazioni fisiche come il batticuore. È una fase iniziale, temporanea (dura solitamente 2-3 anni), che si distingue dall’amore maturo per la sua componente più irrazionale e istintiva. (fonte: AI Google)
È “guardare qualcuno con gli occhi a cuoricini”, come dicevamo noi tra ragazzine. Qui non posso non ricordare i miei amatissimi zii, che per tutti noi grandi e piccoli cugini rappresentavano gli “eterni innamorati”. La loro immagine è rimasta impressa a chiunque li abbia conosciuti: lo zio guardava la zia con “gli occhi a cuoricini” fino alla morte di lei; da quel triste giorno, l’unico suo desiderio fu di raggiungerla al più presto, il ché si avverò nove anni dopo.
La loro storia ebbe inizio quando erano giovanissimi, e dovette superare strade spinose, nonché la tragedia immane di perdere il loro primogenito – poco più che ventenne – durante l’atroce guerra in Bosnia ed Erzegovina; ma il loro guardarsi, sostenersi l’un l’altra ed essere vicini non è mai mancato fino alla fine.
Questa storia meriterebbe di dedicarci altre centinaia di pagine, ma mi fermo qui perché vorrei raccontare altre due storie caratterizzate dall’amore nato “a prima vista” e mai svanito anche dopo anni di matrimonio. Vi voglio raccontare dell’amore tra un mio cugino e una delle mie migliori amiche delle superiori, di cui sono stata testimone di nozze, avvenute due anni dopo il loro fidanzamento. Il loro amore è nato da una foto di lui che la mia amica intravide casualmente a casa mia.
Si può parlare di amore a prima vista? Sì, lo era, e me lo confermavano gli occhi della mia amica mentre ammirava quella foto. Lì per lì mi trovai un po’ perplessa perché conoscevo le tante differenze tra di loro: lui quattro anni più grande (che all’età delle superiori non sono pochi!). Poi le differenze sociali: lei di famiglia benestante e rinomata nella sua città e lui, originario di un paesino, da una famiglia modesta a me molto cara.
Nonostante tutto, la mia perplessità svanì in un attimo, perché già allora ero convinta che l’amore non conoscesse ostacoli. Senza pensarci due volte, organizzai un’uscita tutti insieme e il resto venne da sé: si innamorarono perdutamente e non si sono mai più separati, e tuttora che sono ormai nonni, lui ama ripetere: “Lei è ancora il mio pulcino”.
Per concludere, ecco l’ultima storia, tra uno dei miei cugini e la sua compagna nata proprio il 14 febbraio, giorno di San Valentino. Cosa ha di singolare la loro storia? Lui un ragazzo bello, intelligentissimo, dottore in scienze informatiche, rispettoso e gentile; ma nonostante tutte le ragazze che gli stavano intorno, non riesce ad avere storie “importanti” con nessuna, rimanendoci solo amico. Fino al giorno in cui, appena tornata dall’Italia in Bosnia per le vacanze, lui mi chiama emozionato dicendomi che “ha una cosa importante da comunicarmi”.
Appena ci incontriamo, basta uno sguardo e capisco subito tutto: eccoli, gli occhi a cuoricini! Il mio amato e inafferrabile cugino si è innamorato! Che dire? Dopo aver conosciuto lei, ho anche capito perfettamente il motivo. Mi ha conquistata, letteralmente “entrata sotto la pelle” come diciamo noi in Bosnia. Oggi sono genitori di un ragazzo e una ragazza ormai adolescenti, ma i loro sguardi sono gli stessi del giorno in cui, quasi vent’anni fa, li ho visti insieme per la prima volta.
Perché vi ho raccontato proprio queste tre storie? Sono le prime che mi sono venute in mente pensando a cosa vuol dire essere innamorati, e mi piace scrivere sempre le prime cose che mi vengono in mente. Perché – e questo Perché è importantissimo – tutte e tre queste storie sono basate sul rispetto reciproco, dell’una verso l’altro. Rispetto come persone, rispetto delle scelte, rispetto degli spazi, rispetto delle decisioni.
Ed è quello che permette all’innamoramento di trasformarsi in amore, solido e duraturo, in amore maturo come lo è quello tra il mio amatissimo fratello e la mia bella e intelligente cognata, una Donna forte e determinata che stimo tanto.
Quindi, confermo che solo laddove alla base c’è il rispetto, ci può essere il vero innamorarsi, e ci può essere il vero amore. In tutti gli altri casi, tutto si tramuta in ossessione, desiderio di possesso e controllo totale, pretese, non saper stare soli, voler dare l’immagine di essere innamorati, misurando l’amore con mille scatti o mille baci filmati, mille regali pubblicati che – ahimè – spesso si trasformano in odio incontrollato, specie se l’altra persona decide di andarsene perché non si sente più innamorata.
Siamo partiti dal lontano 496 d.c., quando un martire si è sacrificato per dare libertà all’amore nonostante le differenze religiose e gli ostacoli sociali, e siamo arrivati al 2026 quando ancora si sentono storie di giovani ostacolati nelle loro scelte, e di ragazze e donne uccise solo perché hanno scelto di andarsene.
Concludo con due citazioni, che concludono anche il capitolo IV del mio libro Perché e dove falliscono le Donne, dove parlo dell’Amare e Amante:
“Dona a chi ami ali per volare, radici per tornare, e motivi per restare.”
(Dalai Lama)
“Se ami una persona, lasciala andare, perché se ritorna, è sempre stata tua. E se non ritorna, non lo è mai stata.”
(Khalil Gibran)
Per ultimo, vi invito come sempre a dire la vostra, domandare, commentare, criticare o raccontare il vostro punto di vista scrivendo a: info@ilquotidianodellazio.it.
P.S. Se vi chiedete perché ho parlato di tanti amori tranne il mio, ebbene penso farlo in uno dei prossimi articoli, dove toccherò anche un altro tema molto importante che mi sta a cuore e che sento parte di me.
Azra Hrusto
