Sanità Lazio, “Progetto Tobia”: nuovi centri negli ospedali di Colleferro e Palestrina per pazienti con disabilità

Svolta negli ospedali del Lazio: più accesso e cure personalizzate per i pazienti fragili con il "Progetto Tobia"
Di Fabio Vergovich
Ospedale di Colleferro
Ospedale di Colleferro

Un’accoglienza più attenta, tempi e modalità di cura calibrati sulla persona, un percorso che non costringa chi è fragile a “adattarsi” a un sistema pensato per altri. Il “Progetto Tobia” continua a estendersi nella rete ospedaliera della Regione Lazio e arriva negli ospedali “Leopoldo Parodi Delfino” di Colleferro e “Coniugi Bernardini” di Palestrina, in provincia di Roma.

L’obiettivo dichiarato è garantire equità di accesso, umanizzazione della cura e percorsi personalizzati per persone con disabilità intellettive e relazionali, costruendo un modello organizzativo stabile dentro i presidi sanitari.

Progetto Tobia a Colleferro e Palestrina: cosa prevede il modello per la disabilità

Il Progetto Tobia viene descritto come un modello innovativo che punta a superare gli ostacoli, spesso invisibili ma decisivi, che persone con bisogni complessi incontrano durante visite, esami, accessi in pronto soccorso o ricoveri. La parola chiave è “personalizzazione”: non una corsia separata, ma un percorso dedicato che accompagni la persona e la famiglia, riduca stress e incomprensioni, migliori la comunicazione con i professionisti e renda più efficaci le prestazioni.

L’inaugurazione nei due ospedali della Asl Roma 5 inserisce Tobia in un territorio ampio, con bacini di utenza diversi e una domanda assistenziale che include piccoli centri e aree più densamente abitate. Portare un riferimento strutturato anche a Colleferro e Palestrina significa evitare spostamenti lunghi verso altri presidi e dare continuità a un’idea di sanità che non lascia indietro chi ha meno strumenti per farsi ascoltare.

Maselli: “Esempio concreto di integrazione socio-sanitaria”

A sottolineare la portata del progetto è l’assessore regionale all’Inclusione sociale e ai Servizi alla persona, Massimiliano Maselli, che ha ringraziato il Direttore generale della Asl Roma 5, Silvia Cavalli, e “tutto il comparto medico per l’attivazione del Tobia e per il lavoro svolto quotidianamente”. Maselli ha definito Tobia “un esempio concreto di integrazione socio-sanitaria”, evidenziando che si tratta di un asse di intervento a cui la Regione tiene “molto” insieme al presidente Francesco Rocca.

Il riferimento all’integrazione socio-sanitaria non è formale: nel campo della disabilità, la qualità della risposta pubblica dipende dalla capacità di mettere in relazione cure, supporto, comunicazione e presa in carico. Quando questi elementi restano scollegati, le famiglie si trovano a gestire percorsi frammentati, con ricadute anche sull’aderenza alle terapie e sulla prevenzione. Al contrario, un modello organizzato riduce i passaggi a vuoto e aiuta a programmare visite ed esami con modalità più adatte.

Rete Tobia nel Lazio: linee guida comuni e equipe multidisciplinare formata

Il passaggio più rilevante, per chi guarda alla sanità regionale, è l’idea di rete. “Nei prossimi giorni completeremo le inaugurazioni e così tutta la rete ospedaliera regionale del Lazio avrà un centro Tobia, che seguirà delle linee guida comuni in tutti i centri”, ha spiegato Maselli. Questo elemento fa la differenza: non iniziative isolate, ma un’impostazione omogenea, con criteri e procedure condivisi, così da garantire standard simili anche cambiando struttura.

L’assessore ha inoltre ricordato che il progetto è stato approvato da una delibera e prevede un’equipe multidisciplinare “altamente formata”. Nella pratica, significa mettere insieme competenze cliniche, assistenziali e relazionali, così da riconoscere i bisogni specifici e rispondere con strumenti adeguati. Per molte persone con disabilità intellettive e relazionali, infatti, il nodo non è soltanto la prestazione medica, ma il contesto in cui avviene: tempi, spiegazioni, gestione dell’attesa, ambiente, modalità di contatto, rapporto con caregiver.

“Corsia privilegiata” e sanità accessibile: cosa cambia per pazienti e famiglie

Maselli ha sintetizzato l’obiettivo in un concetto immediato: “Ogni persona fragile e disabile deve avere una corsia privilegiata per l’assistenza socio-sanitaria: un passo concreto per una Regione sempre più accessibile”. Il punto è ridurre le barriere che trasformano un accesso in ospedale in una prova difficile, spesso vissuta con ansia da chi deve affrontarla e da chi accompagna.

Nei territori di Colleferro e Palestrina, l’apertura dei centri Tobia è anche un segnale politico e sociale: riconoscere che la sanità non può essere “uguale per tutti” solo sulla carta, ma deve diventare realmente fruibile, soprattutto per chi parte da una condizione di maggiore vulnerabilità. La prospettiva è quella di una cura più umana e più efficace, perché capace di ascoltare, prevenire complicazioni e costruire un rapporto di fiducia.

Il Progetto Tobia, con le inaugurazioni negli ospedali “Leopoldo Parodi Delfino” e “Coniugi Bernardini”, aggiunge quindi un tassello importante alla rete regionale, con l’ambizione di rendere stabile un modo diverso di accogliere e curare: non un favore, ma un diritto organizzato.

 
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