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Santa Pasqua: “Non è qui, è risuscitato!”

Nessuno ha visto la risurrezione: l’evento-mistero della risurrezione supera ogni categoria storica; evento reale, ma di ordine diverso, appartiene alla storia, ma va oltre la storia stessa. Ciò che leggiamo è la scoperta dei segni e delle conseguenze, ovvero il sepolcro senza il corpo di Gesù, il colloquio tra le donne e gli angeli, le reazioni dei discepoli e, più tardi, le apparizioni del Risorto.

Il Capocordata in montagna
Il Capocordata

L’evangelista Luca (24, 1-12) sottolinea i sentimenti che animano le donne e poi i discepoli. La tomba vuota suscita stupore e interrogativi. La visione dei due uomini luminosi causa paura e imbarazzo, tanto che le donne non riescono a guardarli in volto. I sentimenti cambiano quando i due angeli richiamano alla memoria le parole di Gesù: non era stato forse lui a dire loro che sarebbe morto e risorto? Esse allora si ricordano, e subito tornano dai discepoli e annunciano quanto avevano visto.

Sorprendentemente la reazione è negativa: i discepoli non hanno la stessa memoria delle donne e non credono, parlando di vaneggiamenti. Pietro però va al sepolcro, vede i teli e torna a casa con stupore. La fatica a credere sarà tale che anche di fronte al Risorto i discepoli “per la gioia non credevano ancora” (v. 41). Questa sottolineatura dell’umanità dei discepoli, tipica dell’evangelista Luca, ci aiuta a collocare quanto leggiamo sul piano della storia.

L’evento centrale della fede cristiana è tutt’altro che un racconto mitologico o epico; non c’è nessuna descrizione portentosa o sbalorditiva della risurrezione, e i discepoli non sono gli araldi impavidi e integerrimi di un evento a cui hanno creduto fin da subito senza dubitare. Luca ce li presenta in tutta la loro debolezza, nei dubbi, nei movimenti incerti dell’animo. Essi stessi necessitano di operare per primi un percorso di fede prima di poterlo proporre ad altri. Essi stessi, prima di poter vedere direttamente il Risorto, devono essere introdotti nel mistero attraverso l’annuncio: le donne da parte degli angeli, i discepoli da parte delle donne, e la rilettura cristologica delle Scritture.

Il cammino che va dalla scoperta della tomba vuota alla fede autentica non è immediato, ma ha bisogno di esperienze e mediazioni: incontro con Gesù che trasforma la vita, testimonianza di chi già crede, scoperta di un sepolcro vuoto al quale dare un significato. La vita di Gesù non finisce il Venerdì santo: il Signore Gesù è risorto, è veramente risorto! “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!” (v. 6). La solennità cristiana della Pasqua festeggia, celebra, testimonia la risurrezione di Gesù. Non è un modo di dire, non ci troviamo di fronte a un prodotto della fantasia o della suggestione, non si tratta di un linguaggio simbolico o mitologico: “Il Signore è veramente risorto!” (v. 34).

Gesù di Nazaret, figlio di Maria, che al tramonto del Venerdì santo è stato deposto dalla croce e sepolto, ha lasciato vittorioso la tomba. Qualcosa di insperato, di inaudito, di inedito è accaduto nella storia del mondo e dell’umanità: un uomo, il Signore Gesù, il Figlio di Dio, ha vinto la morte.

Gesù non è ritornato alla vita precedente, all’esistenza umana, terrena, storica: è entrato nella gloria del Padre. Egli è ormai il Vivente per sempre nel seno del Padre dal quale era venuto. E’ vivo, è presente in mezzo a noi, è qui adesso con noi. Questo è l’annuncio pasquale di ieri, da duemila anni, di oggi e di sempre, fino a che il mondo durerà: il vangelo di Cristo risorto e vivente. Lo testimonia il cero acceso nella santa notte della Veglia pasquale, lo racconta la Sacra Scrittura, lo annunciano le campane di Pasqua.

Soprattutto lo vivono e lo comunicano i cuori dei credenti, a cominciare dagli apostoli e dai discepoli. Ci troviamo insieme, nella notte santa della Veglia, per rinnovare la nostra fede in Gesù, nostro fratello e Figlio di Dio. Spalancare le porte a Cristo è spalancarle alla luce, alla vita, all’amore. Questa vita durerà per sempre, nel Signore Gesù, morto e risorto. E’ risorto Gesù crocifisso: colui che si è donato per fedeltà d’amore, l’abbandonato da Dio e dagli uomini.

Gesù si era fidato di Dio Padre ed era vissuto per gli altri: è questa vita che risorge, questa è la vita vera, questa è la vita eterna. Il bene è quello che vince con Cristo, il mattino di Pasqua; il bene nascosto, deriso, inascoltato, misconosciuto, crocifisso rovescia la pietra sepolcrale. Niente va perduto: ogni atto di bontà ha un destino di eternità in Cristo, il Crocifisso risorto. L’amore risorge per sempre. Tutto il resto, per quanto luccicante, perisce e muore. Il bene, invece, durerà per sempre.

Ancora una volta Dio ha deciso di sorprenderci: quella che sembrava una sconfitta, un bruciante insuccesso, ora apparirà chiaramente come una vittoria sul male, sulla morte, sulla cattiveria che paralizza e blocca la storia. Una vittoria resa possibile dall’amore. Davanti al sepolcro aperto e vuoto le donne del vangelo non sanno cosa pensare. Tutte le ipotesi possibili non raggiungerebbero la verità. Per questo sono raggiunte da un messaggio che interpreta i fatti: “Non cercate tra i morti colui che è vivo: è risuscitato!” (v. 6).

Per questo le si invita a ricordare quelle parole oscure pronunciate da Gesù sulla sua morte e risurrezione. La novità è troppo grande per essere taciuta. Così le donne diventano le prime messaggere della risurrezione. Pasqua, non dimentichiamolo, è un inizio. Nessuno è sottratto alla fatica di cercare, di ascoltare, di incontrare il Signore risorto.

Il Capocordata.

Bibliografia consultata: Vuaran, 2022; Marson, 2022; Laurita, 2022.