Un terremoto giudiziario ha investito l’Ufficio Notifiche, Esecuzioni e Protesti (UNEP) del Tribunale di Velletri, con un’indagine della Procura che punta a far luce su presunte irregolarità nella gestione dei fondi pubblici. La Compagnia Guardia di Finanza di Velletri ha effettuato un blitz negli uffici acquisendo documentazione ritenuta di rilievo investigativo. Al centro della bufera vi sarebbero la mancata restituzione di somme agli aventi diritto e una gestione non trasparente dei residui depositi, configurando ipotesi di peculato e danno erariale.
Il caso a Velletri: somme non restituite e aumento delle tariffe in contanti
Secondo le indiscrezioni provenienti dal mondo forense, da oltre un anno numerose istanze di restituzione somme, regolarmente depositate attraverso il Processo Civile Telematico (PCT), risultano inevase. Le somme versate dagli utenti per spese di giustizia restano quindi giacenti nelle casse dell’UNEP del Tribunale senza essere restituite agli aventi diritto.
Ad alimentare i sospetti, una decisione del dirigente UNEP del Tribunale del 15 ottobre 2024 che ha reintrodotto il pagamento in contanti allo sportello per le istanze di ricerca beni ex art. 492-bis c.p.c., raddoppiando il deposito richiesto da 50 a 100 euro. Una misura anacronistica, considerando che tali pratiche sono prevalentemente telematiche e che la normativa prevede il pagamento tramite la piattaforma PagoPA.
L’anomala gestione finanziaria ha suscitato interrogativi: perché si chiede il pagamento in contanti, quando la normativa impone l’utilizzo di strumenti tracciabili? Il dubbio è che l’inefficienza organizzativa possa nascondere opacità contabili e possibili illeciti.
Gestione irregolare dei residui somme: possibile peculato?
L’indagine si concentra in particolare sulla gestione dei residui somme. La normativa (art. 197, comma 3, TU Spese di Giustizia) prevede che, decorso un mese dalla richiesta da parte dell’avvocato dell’ultimo atto, le somme non richieste dagli utenti siano devolute all’Erario. Tuttavia, emergono segnalazioni secondo cui alcuni funzionari dell’UNEP del Tribunale avrebbero suggerito agli avvocati di rivolgersi direttamente alla dirigenza per ottenere lo “sblocco del cronologico” e il rimborso di somme teoricamente ormai confluite nelle casse dello Stato. Un’anomalia che solleva il sospetto di un uso discrezionale e non trasparente delle somme depositate, configurando l’ipotesi di peculato.
Inoltre, da fonti interne, sarebbe emerso che l’ufficio UNEP del Tribunale avrebbe retribuito in nero un soggetto esterno, con soldi pubblici dell’ufficio, per la tenuta della contabilità.
Ripartizione illegale degli emolumenti agli ufficiali giudiziari
Oltre alla gestione delle somme versate dagli utenti, l’indagine si allarga agli emolumenti previsti per gli ufficiali giudiziari ex art. 122 DPR 1229/1959. Secondo le accuse, la redistribuzione di tali somme sarebbe avvenuta in modo arbitrario, senza il rispetto delle normative di settore. In particolare, si ipotizza che gli emolumenti, anziché essere regolarmente tassati come reddito, siano stati accumulati in un fondo non meglio specificato, sottraendo risorse al Fisco e determinando un ingente danno erariale.
Le segnalazioni ricevute riferiscono che alcune ordinanze di liquidazione emesse da Magistrati sarebbero state consegnate manualmente a funzionari dell’ufficio UNEP del Tribunale vicini alla dirigenza, eludendo la trasparenza garantita dal Processo Civile Telematico. Questo modus operandi avrebbe consentito di alterare la distribuzione delle somme, privilegiando alcuni soggetti e rendendo opaca la gestione finanziaria di un importante ufficio del Tribunale.
L’inchiesta della Procura: documenti e intercettazioni sotto la lente d’ingrandimento
A seguito delle segnalazioni, la Procura di Velletri ha disposto una perquisizione dell’UNEP per acquisire documentazione contabile e verificare la tracciabilità delle somme versate e degli emolumenti distribuiti. Il Sostituto Procuratore, dott. Cassiani, ha avviato accertamenti sulla corretta gestione delle entrate dell’ufficio e sulla loro destinazione.
Gli investigatori avrebbero già individuato discrepanze nei flussi di denaro, oltre a possibili favoritismi nella distribuzione degli emolumenti. Se le ipotesi di reato venissero confermate, potrebbero scattare pesanti accuse di peculato e falso in atto pubblico per i responsabili.
Ondata di proteste: avvocati e ufficiali giudiziari chiedono chiarezza
L’inchiesta ha generato forte indignazione tra molti avvocati e ufficiali giudiziari. Molti avvocati lamentano il blocco delle procedure esecutive, con centinaia di fascicoli inevasi e ritardi che impediscono ai creditori di ottenere giustizia. Alcuni ufficiali giudiziari, dal canto loro, denunciano la mancata corresponsione degli emolumenti maturati e stanno valutando azioni legali per il riconoscimento dei loro diritti retributivi.
Verso un terremoto giudiziario: il ministero segue da vicino la vicenda
Il Presidente del Tribunale di Velletri, dott. Antonino La Malfa, ha richiesto chiarimenti urgenti sulla gestione dell’UNEP, mentre il Ministero della Giustizia sta monitorando da vicino l’evolversi dell’inchiesta. Qualora le irregolarità fossero confermate, potrebbero scattare provvedimenti disciplinari e giudiziari nei confronti di dirigenti e funzionari coinvolti.
Il caso UNEP del Tribunale di Velletri rischia di avere ripercussioni su scala nazionale, mettendo in discussione l’intero sistema di gestione finanziaria degli uffici NEP e sollevando l’urgente necessità di riforme per garantire trasparenza e legalità nella pubblica amministrazione, ivi compresi gli uffici giudiziari.
È avvilente che simili episodi accadano proprio all’interno degli uffici del Tribunale, istituzione che dovrebbe garantire la legalità per tutti i cittadini e che invece, con questi comportamenti, trasmette un messaggio deleterio alla società civile.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere l’entità dello scandalo. La domanda che ora tutti si pongono è: chi pagherà il conto di questa gestione opaca?
Avv. Carlo Affinito