L’ultimo scalpo che mancava al Sei Nazioni. L’Italia sfata il tabù Inghilterra e s’impone per 23 a 18 nella quarta giornata del Sei Nazioni, archiviando la seconda vittoria nel torneo ma soprattutto la prima, storica, contro la Nazionale della Rosa, gli inventori del gioco del rugby.
Sei Nazioni: Italia-Inghilterra. La cronaca
Davanti ai quasi 70mila spettatori dello Stadio Olimpico – di cui circa 20mila inglesi – l’Italia affronta un’Inghilterra sotto pressione, che proviene da due brutte sconfitte contro Scozia e Irlanda, ma intenta subito a fare la voce grossa. I primi minuti infatti vedono gli ospiti in predominio territoriale e di possesso, spesso grazie al gioco al piede. L’Italia risponde colpo su colpo con disciplina e aggressività, contrattaccando in situazione di campo aperto.
Non a caso è la Nazionale di Quesada ad aprire le marcature con una punizione di Garbisi che centra i pali. Gli inglesi accelerano nuovamente sfruttando una mischia dominante e mettono a segno la prima marcatura pesante con Freeman al 25′. Smith non trasforma (3-5) e l’Italia risponde sul finale di tempo con la meta di Tommaso Menoncello, arrivata dopo un multifase che logora la difesa inglese e il giocatore della Benetton Treviso trova il buco centrale per andare a marcare. Garbisi trasforma e gli Azzurri sembrano chiudere il primo tempo in vantaggio 10-5, ma uno sciagurato ultimo possesso concede all’Inghilterra l’ultima possibilità di marcare che sfrutta a tempo scaduto: calcio passaggio di Smith al largo per Roebuck che batte Ioane e va in meta. Primo tempo che si chiude con l’Italia sotto di 2 (10-12).
La rimonta con la meta della storia firmata Menoncello-Marin
L’Inghilterra comincia il secondo tempo in attacco come alla fine del primo, avvicinandosi alla linea di meta, ma gli Azzurri tengono, concedendo solo in mischia chiusa, da cui Smith ottiene 3 punti per il 10-15 al minuto 44. Nonostante i primi cambi di Quesada l’intensità inglese continua a far danni: al 53′ Nicotera viene ammonito e Fin Smith dalla piazzola porta i suoi sopra distanza di break (10-18). L’inferiorità numerica dura poco, perché il TMO rileva un fallo di Underhill su Fischetti (spalla contro testa), anch’esso meritevole di ammonizione, che Garbisi trasforma in mezzo ai pali per portarsi a -5 (56′). Tre minuti dopo è Lynagh a causare un altro fallo e da posizione angolata Garbisi non sbaglia aiutato anche dalla deviazione del palo: a metà secondo tempo è 16-18.
È qui che la partita cambia verso: gli azzurri in 14 contro 14 mettono sottopressione la difesa inglese costringendola a un’altra ammonizione, stavolta del capitano Itoje, causata in maul. Al minuto 72 l’apoteosi: Garbisi da centrocampo fa un calcio-passaggio sull’esterno, Ioane raccoglie e brucia in accelerazione Roebuck, serve Menoncello (MVP del match) che rompe il placcaggio di Daily e serve l’accorrente Marin che va a schiacciare la palla in mezzo ai pali nel tripudio dell’Olimpico. Garbisi trasforma e Italia avanti 23-18.
Nel finale l’Inghilterra prova di tutto con le ultime energie rimaste, ma gli Azzurri come contro la Scozia resistono, recuperano palla al 79′ e allo scoccare dell’80° minuto possono calciare l’ovale in touche. L’Italia per la prima volta nella storia battono i maestri inglesi e sono quarti in classifica proprio davanti a loro: battendo il Galles a Cardiff sabato prossimo la squadra di Quesada potrebbe ottenere il miglior Sei Nazioni di sempre.
