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Sigfrido Ranucci e la Rai: cosa c’è dietro le sue parole sull’addio possibile

Il conduttore di Report parla di libertà editoriale, pressioni politiche e futuro in Rai. Dall’attentato alle nuove proposte, cosa c’è davvero in gioco
Di Lina Gelsi
Sigfrido Ranucci
Sigfrido Ranucci , foto di Franco Ferrajuolo

L’intervista rilasciata da Sigfrido Ranucci a Il Foglio ha acceso un dibattito immediato. Il conduttore di Report racconta il suo percorso, le pressioni percepite, l’attentato subìto e il rapporto con la dirigenza della tv pubblica. Un passaggio, in particolare, ha attirato l’attenzione: «Se vado via dalla Rai vuol dire che non ho più libertà». Parole destinate a pesare per il ruolo centrale che Report ricopre nel giornalismo investigativo italiano. Nel colloquio emergono anche ricordi personali, posizionamenti politici mai rivelati e valutazioni sul funzionamento attuale dell’azienda.

Ranucci e la libertà professionale nella Rai di oggi

Al cuore dell’intervista c’è la questione della libertà editoriale. Ranucci spiega di avere un rapporto costante con Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento, che visiona le puntate in largo anticipo, inviando osservazioni poi valutate caso per caso. Il conduttore non parla di interferenze dirette, ma insiste sul fatto che l’autonomia è un valore irrinunciabile. Per questo sottolinea che un eventuale addio significherebbe la perdita di uno spazio di azione che finora, a suo dire, è sempre riuscito a difendere. In questo scenario rientra anche l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, che Ranucci dichiara di non aver mai incontrato fino a un primo appuntamento avvenuto solo ieri, pur ricordando vagamente una stretta di mano dopo l’attentato.

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Le posizioni politiche di Ranucci e il rapporto con i partiti

Nel corso del colloquio, il giornalista chiarisce il suo rapporto con la politica. Racconta di aver avuto una sola tessera, quella della corrente sbardelliana della Democrazia cristiana, ricevuta da ragazzo quasi senza accorgersene. Oggi si definisce «cattocomunista», pur avendo idee vicine alla destra legalitaria su alcuni temi, complice anche l’educazione ricevuta da figlio di un brigadiere della Guardia di Finanza. Esclude con fermezza ogni ipotesi di candidatura, spiegando di non riconoscersi in alcuno dei partiti che negli anni gli hanno rivolto proposte più o meno velate. Apporta inoltre un chiarimento sui rapporti con Pd e Movimento 5 Stelle, spesso considerati vicini al pubblico di Report: il sostegno non gli dispiace, ma lo giudica sempre strumentale. Ricorda che proprio la sua redazione ha rivelato la vicenda del «finto piano pandemico» attribuito ingiustamente al governo Conte, a dimostrazione della distanza da qualunque forma di appartenenza.

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Il racconto dell’attentato al conduttore di Report e delle indagini

Uno dei passaggi più delicati dell’intervista riguarda l’attentato di ottobre. Ranucci ricostruisce una sequenza di minacce mai rese pubbliche prima: proiettili lasciati davanti casa, pedinamenti, persone che lo riprendevano mentre incontrava fonti. Elementi che, messi insieme, aprono interrogativi sulle motivazioni dietro l’esplosivo collocato sotto la sua abitazione. Al momento non è chiaro se l’episodio sia legato a un’inchiesta già andata in onda o a un lavoro ancora in preparazione. Secondo quanto riferisce, i magistrati stanno ascoltando persone vicine a un’indagine recente sul traffico di armi con ramificazioni verso la Libia. Esclude però collegamenti con la politica, pur notando un atteggiamento che definisce «nervoso» da parte di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, desiderosi di chiudere in fretta il dossier classificandolo come delinquenza comune.

Il caso Sangiuliano e l’audio rimosso da Raiplay

Ranucci dedica poi un passaggio alla telefonata tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, episodio sanzionato dal Garante della Privacy. Afferma di non sapere che la donna fosse malata e difende la scelta di mandare in onda il frammento: il valore giornalistico, sostiene, stava nelle indicazioni date al ministro su un contratto di altra persona, un fatto che considera di interesse pubblico. Rivela inoltre che l’audio non è più disponibile su Raiplay per una decisione «superiore», senza ulteriori dettagli.

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Origini, percorso personale e primi passi in Rai

Il giornalista ripercorre anche i suoi esordi. Racconta di essere entrato in Rai nel 1989 grazie alla raccomandazione della segretaria di un dirigente, conosciuta dando lezioni di tennis pagate in nero. Un passaggio che non nasconde, definendolo tutt’altro che eroico. Prima di allora insegnava italiano e storia come supplente a Ostia. Ricorda inoltre episodi della sua infanzia alla Garbatella, compreso un curioso equivoco legato al soprannome Lello, che condivideva con uno spacciatore del suo condominio, con conseguenze imbarazzanti a scuola.

I rapporti con le altre emittenti e l’ipotesi di un “New Report”

Sul futuro professionale, Ranucci conferma di aver incontrato l’editore Urbano Cairo per discutere di un libro e, in modo più ampio, di televisione. Non considera un tabù un eventuale passaggio a La7, pur precisando che il marchio Report appartiene alla Rai. Un progetto con un titolo diverso sarebbe però possibile e, in caso di trasferimento, porterebbe con sé tutta la squadra. La frase più netta riguarda proprio questo punto: «Se mi sposto io, qua non ci rimangono nemmeno i cassetti». Una dichiarazione che sintetizza la centralità del gruppo di lavoro e il senso di responsabilità verso i collaboratori.

Che cosa resta dopo le sue parole sulla Rai

L’intervista lascia emergere un ritratto complesso: un giornalista che difende la sua libertà, convinto che il mestiere richieda continuità, rigore e indipendenza dagli schieramenti. Le sue parole producono un segnale preciso in un momento in cui la televisione pubblica è costantemente osservata per l’assetto editoriale e la gestione dei programmi. Il futuro di Ranucci resta aperto, ma un punto appare chiaro: per lui, restare in Rai ha senso solo se può continuare a fare il lavoro che ha definito la sua carriera. Di questo, più di ogni altra cosa, sembra voler rendere conto ai lettori.

 
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