Sora, tifoso con DASPO salta l’obbligo di firma: denunciato dalla Polizia

A Sora denunciato un tifoso sottoposto a DASPO di 5 anni: doveva presentarsi prima e dopo le partite della squadra cittadina
Di Lina Gelsi
Polizia di Stato, agenti
Polizia di Stato, agenti

A Sora un uomo già sottoposto a DASPO è stato denunciato dalla Polizia di Stato per non aver rispettato l’obbligo di presentazione al Commissariato durante gli incontri della squadra cittadina. Il provvedimento a suo carico ha una durata di cinque anni e imponeva una regola precisa: comparire davanti alla Polizia trenta minuti prima e trenta minuti dopo ogni partita.

Sora, obbligo di firma violato: cosa prevede il DASPO di 5 anni

La vicenda riguarda un residente della città volsca, tifoso della compagine calcistica locale impegnata nel campionato nazionale di Serie D, girone F. L’uomo era destinatario di un DASPO fuori contesto, misura che può essere applicata anche per condotte non avvenute necessariamente all’interno dello stadio, ma ritenute comunque collegate a comportamenti pericolosi o incompatibili con la sicurezza pubblica in ambito sportivo.

Il provvedimento, nel caso specifico, non si limitava al divieto di accesso agli impianti sportivi. Prevedeva anche l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria, da rispettare presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Sora. Una prescrizione scandita in modo rigido: l’uomo avrebbe dovuto presentarsi mezz’ora prima dell’inizio della gara e poi di nuovo mezz’ora dopo la fine dell’incontro della squadra cittadina.

La mancata comparizione ha fatto scattare la denuncia. Non si tratta di un adempimento formale secondario, ma di una parte sostanziale del provvedimento. L’obbligo di firma, infatti, serve a impedire la presenza del soggetto nei luoghi legati alla partita nelle fasi considerate più delicate, vale a dire l’arrivo dei tifosi, l’avvicinamento allo stadio, il deflusso e gli eventuali contatti successivi alla gara.

Tifoso denunciato a Sora: il peso della recidiva

A rendere più rilevante la posizione dell’indagato è la recidiva. L’uomo risulta già coinvolto nella commissione del medesimo reato, elemento che potrà incidere sulla valutazione complessiva della sua condotta. La reiterazione di una violazione collegata a un DASPO indica un rapporto già problematico con le prescrizioni imposte dall’autorità e rende il nuovo episodio meno isolato sul piano giudiziario.

La denuncia non equivale a una condanna, ma apre un passaggio penale che dovrà chiarire la responsabilità dell’uomo e le eventuali conseguenze. In casi simili, il mancato rispetto dell’obbligo di presentazione può aggravare il quadro personale del soggetto sottoposto alla misura, soprattutto quando il comportamento si ripete.

Il DASPO, nel linguaggio comune, viene spesso associato soltanto al divieto di entrare allo stadio. In realtà può avere contenuti più articolati. La misura può vietare l’accesso agli impianti nei giorni delle gare, ma anche imporre controlli diretti attraverso la presenza fisica negli uffici di polizia. Proprio questa seconda parte è decisiva per rendere effettivo il provvedimento: non basta stare lontani dagli spalti, occorre rispettare ogni prescrizione collegata.

Serie D e sicurezza sportiva: perché i controlli non riguardano solo i grandi stadi

Il caso di Sora dimostra come l’attenzione per la sicurezza negli eventi sportivi non riguardi soltanto le categorie professionistiche più seguite o gli stadi delle grandi città. Anche il calcio di Serie D richiama pubblico, appartenenza, rivalità territoriali e momenti di forte partecipazione emotiva. Per questo le misure di prevenzione vengono applicate anche nei campionati dilettantistici nazionali, dove il rapporto diretto con il territorio rende gli incontri particolarmente sentiti.

La squadra cittadina, inserita nel girone F della Serie D, rappresenta per molti tifosi un punto di identità sportiva. Proprio per questo le partite possono diventare appuntamenti da presidiare con attenzione, specialmente quando alcuni soggetti risultano già destinatari di provvedimenti restrittivi. L’obiettivo non è colpire la passione sportiva, ma separarla da condotte che possono mettere a rischio l’ordine pubblico.

Il controllo sull’obbligo di presentazione consente alla Polizia di verificare in tempo reale il rispetto del DASPO. Se il tifoso non si presenta, l’assenza viene registrata e può portare a una segnalazione penale. È un meccanismo semplice nella forma, ma molto incisivo nella sostanza, perché trasforma la prevenzione in un controllo concreto nei momenti in cui la partita produce maggiore movimento.

Denuncia della Polizia a Sora: cosa succede ora

Dopo la denuncia, la posizione dell’uomo sarà valutata nell’ambito del procedimento previsto. Saranno presi in considerazione il provvedimento originario, le prescrizioni imposte, la mancata presentazione e il precedente collegato allo stesso tipo di violazione. La recidiva potrà assumere rilievo nel percorso giudiziario, anche in relazione alla capacità del soggetto di rispettare le misure già disposte.

Per i tifosi destinatari di DASPO, il messaggio è chiaro: il divieto non si esaurisce lontano dai cancelli dello stadio. Quando viene imposto l’obbligo di firma, ogni partita della squadra indicata nel provvedimento diventa un appuntamento anche con il Commissariato. Saltarlo può comportare una denuncia e aggravare una situazione già delicata.

A Sora, dunque, la notizia non riguarda soltanto un singolo episodio di mancata presentazione. Racconta il funzionamento concreto delle misure di prevenzione nel calcio locale, il ruolo della Polizia nel controllo del territorio e la linea di fermezza verso chi, pur già raggiunto da un provvedimento, non rispetta le prescrizioni imposte. La passione per una squadra resta un fatto sportivo e identitario; la violazione di un DASPO, invece, entra nel campo della responsabilità penale.

 
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