Sorelle di Formia ritrovate, perché erano in casa famiglia: la sentenza del Tribunale di Cassino

Le sorelle di Formia erano in casa famiglia dopo la decisione del Tribunale di Cassino sulla potestà genitoriale della madre
Di Lina Gelsi
Alisya e Sarah, le sorelline di Alfedena
Alisya e Sarah, le sorelline di Alfedena

Le due sorelle di Formia, 12 e 16 anni, erano state collocate in una casa famiglia prima della scomparsa e del successivo ritrovamento. A spiegare il perché è una sentenza del Tribunale di Cassino scritta il 28 maggio, pochi giorni prima dell’allontanamento dalla struttura di Civitella Alfedena.

Sorelle di Formia, il provvedimento prima della scomparsa

Il caso delle due minori ritrovate a Formia non può essere letto soltanto come una vicenda di cronaca legata alla fuga, alle ricerche e al ritrovamento. Alle spalle c’è un percorso giudiziario lungo, delicato, segnato da decisioni assunte nell’interesse delle ragazze e da una valutazione severa sul ruolo materno. Il Tribunale di Cassino, nella sentenza del 28 maggio, ha motivato la decadenza della responsabilità genitoriale della madre, Valentina D’Acunto, indicando un quadro familiare ritenuto non più idoneo a garantire alle figlie una crescita equilibrata.

La decisione arriva pochi giorni prima della scomparsa delle due sorelle dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. Le ragazze sono state poi rintracciate a Formia, nel Lazio meridionale, dopo giorni di ricerche e apprensione. Il ritrovamento ha riportato al centro della vicenda una domanda inevitabile: perché due minori di 12 e 16 anni si trovavano in una struttura di accoglienza e non vivevano con la madre?

La risposta sta nel contenuto del provvedimento del Tribunale di Cassino. I giudici hanno descritto una situazione nella quale la madre, a loro avviso, non avrebbe mostrato piena consapevolezza della sofferenza vissuta dalle figlie e delle conseguenze prodotte dalla propria condotta. Nel testo viene evidenziato anche il tema del rapporto con il padre, ritenuto ostacolato nel tempo fino a determinare un allontanamento affettivo e relazionale.

Casa famiglia e responsabilità genitoriale: il nodo del rapporto con il padre

Uno degli aspetti centrali della sentenza riguarda la figura paterna. I giudici hanno ritenuto che le condotte della madre avessero inciso sulla possibilità delle due ragazze di mantenere o ricostruire un legame con il padre. Non si tratta di un dettaglio secondario. Nei procedimenti che riguardano i minori, il diritto dei figli a conservare rapporti significativi con entrambi i genitori rappresenta un elemento fondamentale, salvo situazioni di rischio valutate dall’autorità giudiziaria.

Nel caso delle sorelle di Formia, il Tribunale ha contestato alla madre un atteggiamento di opposizione rispetto al riavvicinamento delle minori al padre. La sentenza parla di comportamenti ritenuti condizionanti e non funzionali al benessere delle ragazze. Da qui la decisione di intervenire sulla responsabilità genitoriale, con un provvedimento molto forte, destinato a incidere in modo diretto sulla vita familiare.

La casa famiglia, in questo quadro, non rappresentava una sistemazione casuale né una scelta improvvisata. Era parte di un percorso di protezione e osservazione, pensato per tenere le minori in un ambiente controllato, lontano dalle tensioni familiari più acute e seguito da figure educative. Una misura dolorosa, specie per ragazze già abbastanza grandi da percepire pienamente il distacco, ma considerata necessaria dai giudici.

Gli episodi richiamati nella sentenza del 28 maggio

Nel provvedimento vengono ricordati episodi specifici. Uno risale all’ottobre 2024, quando la madre si sarebbe recata nella struttura in cui si trovavano le figlie senza autorizzazione. In quella circostanza avrebbe viaggiato in autobus con una delle minori sia all’andata sia al ritorno e avrebbe chiesto a un’altra ospite della struttura di poter utilizzare il telefono per comunicare con la figlia.

Per il Tribunale, episodi di questo tipo hanno assunto un peso nella valutazione complessiva del comportamento materno. Non vengono letti come semplici gesti emotivi di una madre che cerca un contatto con le figlie, ma come iniziative non autorizzate inserite in un contesto già segnato da prescrizioni, limiti e interventi dei servizi. In una vicenda familiare tanto fragile, ogni contatto fuori dalle regole può diventare un fattore di instabilità.

La sentenza richiama inoltre la presunta incapacità della madre di recuperare le competenze genitoriali ritenute necessarie. È un passaggio molto duro, perché non riguarda un singolo episodio, ma la valutazione globale della capacità di accompagnare le figlie in un percorso di crescita sano, rispettoso dei loro bisogni emotivi e della loro relazione con entrambe le figure genitoriali.

Il ritrovamento a Formia e le nuove indagini

Dopo la scomparsa dalla casa famiglia, le due sorelle sono state ritrovate a Formia, città dalla quale proveniva il loro nucleo familiare. Il ritrovamento ha chiuso la fase più urgente delle ricerche, ma ha aperto una nuova pagina giudiziaria. La madre, il compagno e il nonno delle ragazze sono stati fermati con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. La posizione di ciascuno dovrà essere valutata nelle sedi competenti, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.

Le ragazze, dopo essere state rintracciate, sono state trasferite in una nuova collocazione protetta. È un passaggio rilevante, perché conferma la volontà degli inquirenti e dell’autorità giudiziaria di sottrarre le minori all’esposizione mediatica e a ulteriori pressioni. In casi simili, la priorità non è soltanto ricostruire chi abbia fatto che cosa, ma evitare che due adolescenti diventino il terreno di uno scontro pubblico.

La vicenda ha colpito molto anche per le parole attribuite alle ragazze, che avrebbero manifestato il desiderio di restare con la madre. Questo elemento, sul piano umano, non può essere ignorato. Sul piano giuridico, però, non basta da solo a cambiare il quadro. Il desiderio espresso da un minore va ascoltato, ma deve essere letto insieme alla sua storia, al contesto familiare, agli eventuali condizionamenti e alla valutazione tecnica di chi ha seguito il caso.

Una storia familiare che impone cautela

Il caso delle sorelle di Formia chiede cautela, soprattutto nel racconto pubblico. Due minori sono al centro di una vicenda dolorosa, fatta di rapporti familiari interrotti, decisioni giudiziarie, allontanamenti, ricerche e accuse gravi. Trasformare tutto in una contesa emotiva rischia di semplificare una storia che, invece, richiede misura e rispetto.

La sentenza del Tribunale di Cassino offre una chiave per comprendere perché le ragazze fossero in casa famiglia. Non dice soltanto che esisteva un conflitto familiare. Spiega che, agli occhi dei giudici, quel conflitto aveva prodotto effetti sulla vita delle minori tali da rendere necessario l’intervento dell’autorità giudiziaria. La decadenza della responsabilità genitoriale è una misura estrema, adottata quando viene meno la fiducia nella capacità di un genitore di agire in modo coerente con l’interesse dei figli.

Ora il percorso delle due sorelle dovrà ripartire lontano dal clamore. La loro protezione, il recupero di una stabilità emotiva e la ricostruzione di relazioni familiari non dannose saranno i passaggi decisivi. La cronaca racconta il ritrovamento, i fermi e la sentenza. La parte più difficile, però, riguarda il futuro di due ragazze che hanno bisogno di essere ascoltate senza essere esposte, accompagnate senza diventare simboli, tutelate senza finire schiacciate da una storia più grande di loro.

 
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Cronaca

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