Sonnino ha festeggiato i 70 anni di Alessandro “Spillo” Altobelli con quattro giorni di appuntamenti, incontri, interviste e momenti di comunità che hanno raccontato non solo la storia di un campione, ma la storia di un legame profondo e mai interrotto tra un uomo e il suo paese.
Il ritorno di Altobelli a Sonnino: una piazza piena di affetto
Piazza Garibaldi, domenica mattina, si è trasformata in un abbraccio collettivo. Altobelli, sorridente e sempre disponibile, ha firmato decine di magliette, ha posato per fotografie con bambini, ragazzi, famiglie e perfino figuranti vestiti da briganti, simbolo della storia locale.
Il Comune di Sonnino, guidato dal sindaco Gianni Carroccia e con il contributo della presidente della Pro Loco la Prof.sa Maurizia De Angelis, ha organizzato un programma di celebrazioni di grande qualità: dialoghi pubblici, momenti sportivi, testimonianze e un convegno ricco di ospiti.
Il ritorno periodico di Altobelli non è una novità: sua madre, 92 anni, vive ancora nel borgo. Ma questa volta l’atmosfera aveva un sapore diverso, più solenne e più affettuoso.
Un legame antico e profondo tra il campione e il suo paese
La relazione tra Sonnino e Altobelli nasce ben prima dei successi sportivi. Quando vinse il suo primo scudetto con l’Inter, nel 1979, il paese si vestì a festa: la banda musicale lo andò a prendere a casa e lo accompagnò per le strade, rendendogli omaggio come si fa con un figlio prediletto.
Quel legame non si è mai spezzato. Da ragazzo, per raggiungere il campo di allenamento a Latina, Spillo faceva spesso l’autostop. E non arrivò mai in ritardo: i compaesani si fermavano sempre, talvolta deviando i propri percorsi pur di portarlo allo stadio. Un gesto semplice, ma ricco di significato.
Le radici di Spillo Altobelli: un inizio umile, un destino deciso da 50.000 lire
Altobelli iniziò a giocare grazie a Gaspare Ventre, barbiere del paese e fondatore della squadra locale, la Spes Sonnino. I ragazzi partecipavano a piccoli tornei e pagavano di tasca propria le trasferte. La svolta arrivò quando il Latina, dopo un lungo corteggiamento, gli propose il suo primo contratto: 50.000 lire. In quel periodo Altobelli lavorava in macelleria e guadagnava 500 lire a settimana. Quando portò a casa la somma, il padre gli disse: “Adesso ti pagano pure per giocare a calcio!”.
Stava per scegliere la squadra aziendale della Fulgor Cavi, che gli avrebbe garantito un lavoro da operaio. Ma quelle 50.000 lire cambiarono il corso della sua vita: prima Latina, poi Brescia, infine Inter. Il resto è noto a tutti.
Sport come educazione: l’incontro con i giovani
Uno dei momenti più significativi è stato l’incontro con gli studenti della scuola media, dove Altobelli era già tornato dieci anni fa per i festeggiamenti dei suoi 60 anni. Ha raccontato la sua storia, ha ascoltato le domande dei ragazzi e li ha incoraggiati a inseguire i propri obiettivi con disciplina, rispetto e impegno.
Il messaggio è semplice e potente: lo sport è un maestro di vita.
La memoria del Mondiale 1982: la grande lezione di Enzo Bearzot
Durante il convegno del 29 mattina – con il giudice Piero Calabrò, il giornalista Alberto Cerruti, l’ex compagno Giampiero Marini e giocatori come Carlo Muraro e Franco Selvaggi – un nome è emerso con forza: Enzo Bearzot.
Tutti hanno sottolineato che alla figura del commissario tecnico non è mai stato riconosciuto pienamente il ruolo determinante nella conquista del Mondiale del 1982. Hanno ricordato la sua cultura, la sua visione, la capacità di responsabilizzare i giocatori.
“Se non fosse stato per lui – hanno detto più voci – il Mondiale non sarebbe finito all’Italia. Argentina e Brasile erano più forti”.
Colpiva la gratitudine dei testimoni: Marini, che non giocò la finale; Altobelli, sostituito negli ultimi minuti per un gesto di omaggio a Causio. Una gratitudine che, a distanza di quarant’anni, rimane intatta.
La partita delle Vecchie Glorie e l’omaggio dei campioni del territorio
Nel pomeriggio si è disputata la partita tra la Nazionale Magistrati e le Vecchie Glorie. Altobelli allena la squadra dei magistrati, ma per l’occasione è sceso in campo contro di loro, accompagnato da Carnevale e Righetti, anch’essi calciatori originari della zona. Accanto a lui anche grandi nomi del calcio italiano: Marini, Bruno Conti, Muraro, Bruno Giordano, Abel Balbo. Un momento di festa, sport e riconoscenza.
Sonnino, paese di briganti e di mura invincibili
Sonnino è un borgo di circa 7.000 abitanti, arroccato su un colle e fondato nel IX secolo per proteggere gli abitanti della pianura dalle incursioni dei pirati saraceni. Le sue mura, mai assediate né abbattute, avevano cinque porte.
Il magistrato Calabrò, durante le celebrazioni, ha sorriso dicendo: “È chiaro perché Spillo Altobelli faceva tutti quei gol: da giovane si era allenato con cinque porte!”.
Una battuta che ha chiuso in leggerezza un compleanno carico di affetto, memoria e speranza. Sonnino non ha solo celebrato un campione, ma un uomo che non ha mai dimenticato le proprie radici.
Ciao Sandro. Ti aspettiamo per gli 80.
Giuseppe Musilli