Spin Time, il Tribunale condanna il Viminale al risarcimento di 21 milioni per non aver sgomberato il centro sociale

Il Tribunale civile di Roma condanna il Viminale: oltre 21 milioni per Spin Time. Il giudice: lo sgombero spetta all’Interno
Di Alessandra Monti
Spin Time, Via Santa Croce in Gerusalemme, Roma

Il Tribunale civile di Roma ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire oltre 21 milioni di euro per il mancato sgombero dello stabile noto come Spin Time Labs, in via Santa Croce in Gerusalemme, nel rione Esquilino: una decisione che pesa sulle casse pubbliche e riapre il nodo, politico e amministrativo, delle occupazioni “storiche” nella Capitale.

Risarcimento da oltre 21 milioni: che cosa ha deciso il giudice

La sentenza, firmata dalla giudice Assunta Canonaco, nasce dalla causa civile promossa dalla società InvestiRE Sgr, in qualità di gestore del Fondo Immobili Pubblici, proprietario dell’immobile occupato dal 2013 dai movimenti per la casa. In base a quanto riportato da più fonti, il risarcimento supera i 21 milioni e include ulteriori voci economiche legate al protrarsi dell’occupazione fino alla liberazione dello stabile.

“Obbligo di eseguire il sequestro”: perché il Viminale è ritenuto responsabile

Il punto centrale della pronuncia è l’attribuzione della competenza: secondo il Tribunale, spetta al Viminale — e non a Roma Capitale, come sostenuto dall’Interno in giudizio — procedere alla liberazione dell’immobile quando esiste un provvedimento dell’autorità giudiziaria da eseguire. La sentenza richiama il sequestro preventivo e afferma, in sostanza, che l’amministrazione non può scegliere se dare o meno attuazione a un ordine giudiziario, perché l’obbligo è specifico e attuale.

La “lista priorità” dal 2022 e lo stallo: cosa è successo dopo il Tar

Un altro elemento richiamato nelle ricostruzioni è il passaggio del 2022: dopo un ricorso al Tar, lo stabile sarebbe stato inserito fra le priorità di intervento, ma da allora, sul piano operativo, non sarebbe arrivato lo sgombero. È qui che il contenzioso civile diventa un caso istituzionale: il mancato seguito a una linea indicata come prioritaria si traduce in un costo potenzialmente crescente, con effetti immediati anche sul piano contabile.

Quanto può costare ancora: la quota mensile e il conto che resta aperto

Il dato che più allarma, oltre alla cifra complessiva, è la prospettiva economica del “dopo”: alcune testate riportano che la condanna prevede anche un importo mensile di 206.932,53 euro dal periodo successivo a dicembre 2025 e fino alla liberazione dell’immobile, oltre ad altre poste economiche legate al mancato guadagno e alle spese di giudizio. Se confermato in via definitiva, significa che il tempo diventa denaro in senso letterale: ogni mese che passa può alimentare un ulteriore esborso.

Spin Time, Piano Casa e funzione sociale: la contraddizione che torna al centro

Nel frattempo, Spin Time non è solo un indirizzo: dentro vivono circa 126 nuclei familiari, per un totale stimato di circa 400 persone. Nel tempo, attorno allo stabile sono nati servizi di assistenza e spazi aperti alla città; Roma Capitale ha collocato l’esperienza nel proprio Piano Casa, indicando un percorso di regolarizzazione futura. È il cortocircuito che accompagna da anni molte occupazioni: da un lato l’illiceità dell’occupazione e gli atti giudiziari, dall’altro un ruolo sociale riconosciuto in atti politici e programmatici.

Che cosa cambia per cittadini e istituzioni: i prossimi passi possibili

La sentenza apre più strade, tutte delicate. Il Viminale può valutare impugnazioni e iniziative legali, ma resta il tema pratico: come intervenire su un immobile abitato da centinaia di persone, in un quartiere ad alta densità come l’Esquilino, senza creare emergenze abitative e tensioni di ordine pubblico. Per Roma e Lazio, il caso rimette sul tavolo anche una questione di metodo: quando una struttura finisce in un piano istituzionale (come il Piano Casa), servono tempi certi, responsabilità chiare e un canale stabile con Prefettura e Ministero, altrimenti i tribunali finiscono per scrivere, indirettamente, l’agenda politica.

 
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