L’approvazione definitiva del Progetto di fattibilità tecnica ed economica del nuovo stadio della As Roma segna uno dei passaggi più rilevanti dell’attuale stagione amministrativa capitolina. L’Aula Giulio Cesare ha confermato il pubblico interesse dell’intervento previsto a Pietralata, chiudendo un passaggio atteso da anni e aprendo la fase che dovrà portare il dossier verso la conferenza di servizi.
Per il Campidoglio è un atto politico e urbanistico di grande peso, perché certifica la volontà di accompagnare un investimento privato molto consistente dentro un disegno più ampio di trasformazione urbana che riguarda non solo l’impianto sportivo, ma l’intero quadrante est della città.
Nuovo stadio Roma, il voto del Campidoglio cambia il passo del progetto
L’Assemblea Capitolina ha approvato la delibera dopo il passaggio in Giunta del 26 febbraio 2026, con cui Roma Capitale aveva già preso atto della verifica di ottemperanza alle condizioni, prescrizioni e raccomandazioni fissate nella dichiarazione di pubblico interesse del maggio 2023.
Il voto odierno consolida dunque l’impianto amministrativo costruito negli ultimi mesi e, secondo quanto emerso dalle ricostruzioni di giornata, ha registrato 39 voti favorevoli e 5 astensioni, con il Movimento 5 Stelle che non ha partecipato al voto. È un esito numericamente ampio, che il sindaco Roberto Gualtieri ha letto come il riconoscimento della solidità dell’iter seguito dagli uffici e dall’amministrazione.
Pietralata al centro della trasformazione urbana di Roma
Il punto politico più rilevante del provvedimento non riguarda solo la costruzione della futura casa della Roma, ma la funzione assegnata a Pietralata nel nuovo assetto urbano della Capitale. Nelle parole del sindaco e dell’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, il nuovo stadio viene presentato come un polo urbano destinato a vivere durante tutto l’anno, non limitato ai giorni di partita.
È qui che il progetto prova a spostare il baricentro del dibattito: non più soltanto un impianto sportivo, ma un intervento che mette insieme spazio pubblico, verde, servizi, percorsi pedonali, mobilità e una nuova identità del quadrante.
Gualtieri ha parlato di “giornata storica”, rivendicando l’idea di una rigenerazione sostenuta da capitali privati ma orientata all’interesse cittadino; Veloccia ha insistito sul valore economico dell’operazione, definendola una buona notizia per i tifosi e per una città che vuole tornare a credere negli investimenti.
Impianto da 60.605 posti, museo, fan store e spazi aperti tutto l’anno
I numeri aiutano a capire la scala del progetto. Lo stadio avrà una capienza di 60.605 posti e una curva da 23.000 posti indicata dal Campidoglio come una delle più grandi d’Europa. Il complesso non sarà limitato al calcio: il Pfte prevede un museo di 1.600 metri quadrati, un fan store di 1.800 metri quadrati, 30 punti vendita, un bar del parco e circa 21.000 metri quadrati destinati ad hospitality e attività congressuali.
L’architettura, secondo il progetto illustrato da Roma Capitale, richiama la tradizione dell’antica Roma e incorpora i segni identitari del club, con la scritta “Roma 1927” sulla facciata sud e l’emblema della società sulla facciata nord.
È la conferma di una tendenza ormai chiara nel calcio europeo: il nuovo stadio non è più soltanto un contenitore di eventi, ma una macchina urbana e commerciale che punta a generare flussi durante l’intera settimana.
Verde pubblico, piazze e percorsi: il Campidoglio punta sulla città oltre il match day
Uno degli argomenti più forti spesi dal Campidoglio riguarda la quota di spazio pubblico restituita alla città. Il Pfte interessa un’area complessiva di 27 ettari: 11,6 ettari saranno destinati a verde pubblico e 3,5 ettari a piazze e percorsi pedonali, per circa 15 ettari complessivi di spazi pubblici scoperti.
Il progetto comprende due grandi aree verdi integrate nel sistema urbano: il parco dello stadio, esteso su 6,7 ettari, con l’impianto, circa 50.000 metri quadrati di aree verdi e spazi di connessione, e il parco centrale, che si sviluppa su 6,9 ettari come spazio pubblico quotidiano con funzioni ricreative, sport all’aperto, soste e percorsi ciclopedonali.
A questo si aggiungono la pedonalizzazione dell’ex via Sublata, nuove piazze, aree gioco accessibili, spazi fitness e servizi di ristoro. È un impianto narrativo preciso: legare il consenso sullo stadio alla qualità urbana di ciò che resterà fruibile anche senza partita.
Mobilità, parcheggi e collegamenti: il vero banco di prova del nuovo stadio
Se il verde e gli spazi pubblici rappresentano il volto più immediatamente comunicabile dell’intervento, il capitolo mobilità sarà quello che misurerà la sua tenuta concreta. Il progetto prevede oltre 91.000 metri quadrati di parcheggi pubblici e privati a uso pubblico, con strutture interrate, posti a raso e multipiano, oltre a tre velostazioni.
Sono previsti 2.606 posti auto nel comparto stadio e nel Piano particolareggiato, 5.712 posti moto, oltre ai parcheggi di scambio lungo la linea B e la FL2 da utilizzare anche nei giorni di gara. Il sistema ciclopedonale dovrà collegare l’area alla rete esistente e alla stazione Tiburtina, con pista ciclabile lungo l’asse nord-sud, 3.582 posti bici, passerelle ciclopedonali e nuovi attraversamenti.
Per il Campidoglio, dunque, la sostenibilità del progetto passa dalla capacità di rendere accessibile l’area senza scaricare tutto il peso sul traffico privato. È un punto decisivo, perché proprio sui nodi della mobilità si misurerà buona parte del giudizio pubblico nei prossimi mesi.
Investimento privato e interesse pubblico, il nodo politico che accompagnerà l’iter finale
L’investimento complessivo indicato dal Campidoglio supera 1,047 miliardi di euro a carico della As Roma, di cui 696,37 milioni destinati alla realizzazione dello stadio e la restante quota alle opere di urbanizzazione e ai costi di costruzione; nelle dichiarazioni politiche, Veloccia ha parlato di un investimento da 1,3 miliardi, includendo l’impatto complessivo dell’operazione sul quadrante.
Proprio qui si colloca il messaggio politico più forte dell’amministrazione: presentare il progetto come un grande intervento privato che però produce effetti permanenti su spazio pubblico, servizi e accessibilità. I sostenitori dell’opera vedono in questo passaggio la dimostrazione che Roma può gestire processi complessi senza fermarsi davanti ai ricorsi e agli ostacoli burocratici; i più prudenti ricordano che il voto dell’Aula non chiude la partita e che il percorso autorizzativo dovrà ancora misurarsi con verifiche, pareri e compatibilità.
Roma e il suo nuovo stadio, cosa succede adesso dopo l’approvazione in Aula Giulio Cesare
Dopo il via libera dell’Assemblea Capitolina, il dossier entra nella fase che dovrà portare all’approvazione in conferenza di servizi, indicata dallo stesso assessore Veloccia come il prossimo obiettivo. È lì che il progetto dovrà dimostrare di reggere non solo sul piano dell’immagine e del consenso, ma su quello delle compatibilità tecniche, infrastrutturali e amministrative.
Il voto di oggi, però, ha già un valore preciso: certifica che il nuovo stadio della Roma non è più soltanto una promessa ciclica del dibattito cittadino, ma un progetto che ha superato uno snodo decisivo. Per Roma è un test di credibilità istituzionale, per Pietralata un possibile cambio di orizzonte, per la Roma un passaggio che avvicina il club a un impianto identitario e moderno.
L’aspetto più importante, da qui in avanti, sarà verificare se le promesse di qualità urbana, accessibilità e fruizione pubblica sapranno tradursi in risultati misurabili, percepibili e durevoli.
