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La decisione della Giunta

Stadio Flaminio, la Giunta capitolina boccia il progetto della Roma Nuoto: non c’è pubblico interesse

Il progetto della RTI avrebbe snaturato la natura dell'impianto, poichè non avrebbe rispettato le funzioni per cui la struttura è nata
Di Giovanni Montella
Stadio_Flaminio,_Rome_(ITA)
Stadio_Flaminio,_Rome_(ITA)

Arriva un nuovo capitolo della telenovela legata alla riqualificazione dello Stadio Flaminio, divisa tra il progetto del nuovo stadio per le partite casalinghe della Lazio e quello dell’impianto che vorrebbe costruire la Roma Nuoto; proprio su quest’ultimo, si apprende, ci sono delle importanti novità. La giunta capitolina, guidata dal sindaco Roberto Gualtieri, infatti, ha deciso all’unanimità di non riconoscere il “pubblico interesse” alla proposta di riqualificazione presentata dalla Costruzioni Civili e Commerciali S.p.A., capofila della rete temporanea d’imprese che includeva anche Roma Nuoto.

Stadio Flaminio, perchè è stato bocciato il progetto della RTI

L’idea fulcro del progetto respinto era quella di trasformare il Flaminio in un impianto polifunzionale, con spazi per diverse discipline sportive – inclusa una piscina olimpionica sotterranea – e una capienza ridotta per ospitare un numero limitato di spettatori durante eventi calcistici o di rugby. Una visione che guardava a modelli europei di impianti multisport, con l’aggiunta di strutture commerciali, come una galleria di vendita da 2.500 metri quadrati e altre aree destinate a servizi.

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Per la giunta capitolina, però, il progetto non risponde all’identità profonda dello Stadio Flaminio.: secondo quanto riportato nella delibera, la proposta non restituisce alla città la funzione primaria per cui la struttura fu pensata, ossia quella di un grande stadio, vocato ad accogliere eventi sportivi di rilievo nazionale e internazionale. Il taglio drastico dei posti – da oltre 42.000 a poco più di 7.500 – è stato letto come un segnale di ridimensionamento non coerente con la storia e le potenzialità dell’impianto.

La riduzione della capienza era stata pensata come un’opportunità per eliminare le barriere che oggi circondano l’impianto, aprendo così fisicamente e simbolicamente lo stadio alla città. Ma per l’esecutivo cittadino, questa “apertura” rischiava di coincidere con un depauperamento funzionale dello spazio, che sarebbe stato snaturato in nome della flessibilità d’uso.

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Stadio Flaminio, via libera per il progetto della Lazio?

C’è anche un altro aspetto da considerare: il valore simbolico del Flaminio. È un edificio tutelato, firmato da uno degli architetti più innovativi del Novecento italiano. Qualsiasi intervento non può prescindere da una riflessione profonda sulla sua identità architettonica, sul suo significato nella memoria collettiva, e sul tipo di funzione pubblica che deve assolvere oggi, in una città che cambia.

Un altro elemento che ha pesato negativamente nel giudizio della giunta è stato l’inserimento di una componente commerciale significativa all’interno del progetto. Sebbene sia ormai frequente in molte operazioni di rigenerazione urbana affiancare attività economiche a strutture pubbliche, nel caso del Flaminio questo approccio è stato considerato inadeguato a valorizzare la sua vocazione sportiva e culturale.

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Lo stesso impianto, nel progetto presentato dalla RTI, veniva spostato verso un utilizzo misto che, nella visione del Campidoglio, avrebbe depotenziato il ruolo dello stadio come polo attrattore culturale, elemento ritenuto centrale nella rifunzionalizzazione dell’intera area.

Il progetto aveva superato la conferenza dei servizi, ma l’attesa per il pronunciamento sul “pubblico interesse” si era protratta per mesi, generando malumori e un ricorso al TAR da parte della RTI. Roma Nuoto, coinvolta attivamente nella proposta, aveva espresso frustrazione per i ritardi e la mancanza di un’interlocuzione chiara con l’amministrazione. Il ricorso, ora, si intreccia con una decisione politica netta, che chiude una porta a questo progetto ma lascia aperti scenari futuri.

L’unico progetto ancora in corsa formalmente è quello promosso da Claudio Lotito, che risulta essere ad una fase ancora embrionale: la proposta di prefattibilità, infatti, non è stata ancora vagliata in conferenza dei servizi. Anche in questo caso, non mancano i nodi da sciogliere: destinazioni d’uso, vincoli urbanistici e soprattutto la compatibilità con la natura pubblica dello stadio. La discussione è solo rimandata.

 
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Sport

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