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07 Dicembre 2022

Pubblicato il

Stefano Scatena, psicologo con un microchip nella mano: “Sono un cyborg”

di Morena Di Giulio
“Il mio sogno è che i chip bionici possano arrivare a controllare i parametri vitali" e anticipare le diagnosi di malattie come il cancro
Microchip nella mano per effettuare pagamenti

Stefano Scatena, psicologo e psicoterapeuta viterbese è anche tra le primissime persone ad avere un microchip impiantato sotto la pelle.

L’utilizzo? Può pagare consumazioni e acquisti in tutto il mondo, gli basta mettere il polso sul Pos e la cosa è fatta, oppure aprire porte e serrature senza doversi portare appresso le chiavi.

Il chip bionico, completamente biocompatibile sta sotto pelle, all’altezza del polso, oscillando da una parte e dall’altra senza noie per il possessore. Non si smagnetizza e non ha una fonte di energia propria quindi impossibile avere problemi in banca o aereoporto Intervistato oggi ai microfoni di Radio24, lo psicologo spiega come funziona e le ragioni della sua scelta “Non sono né a favore né contro. Voglio solo vedere l’affetto che fa”.

L’impianto del chip è reversibile, spiega Scatena, “basta fare una piccola incisione e su può togliere”. Poi aggiunge: “L’operazione è stata molto semplice, come quando si va a mettere un orecchino. Una piccola incisione e l’inserimento del chip sotto la superficie della pelle. In questo modo non c’è rischio di smarrimento o di rapina”.

Come funziona? “Ha una tecnologia Fnc, quindi non ha una fonte di energia propria. La ricava dal campo elettromagnetico del Pos o di serrature apposite. Al suo interno ci sono tutte le informazioni necessarie per fare dei pagamenti digitali senza utilizzare contanti o carta di credito”.

Infine, lo psicologo spiega che il fine di questa sua scelta ha risvolti anche per il suo lavoro “Il mio sogno è che i chip bionici possano arrivare a controllare i parametri vitali. Se ci passasse attraverso il sangue, e tra qualche anno sarà possibile, avremo la possibilità di individuare fin da subito delle proteine indicatrici di una malattia”.

Ora sono circa 3 mesi da quando l’ho impiantato, e non ho nessun problema. Interrogato sulla eventualità che l’impianto nel futuro non possa limitarsi alla “medicina” ma che possa in qualche modo essere usato per il condizionamento dei pensieri o dei desideri, il Dottor Scatena risponde: “Temo che andrà a finire così”. Poi aggiunge “ È normale esserne intimoriti, per questo è importante conoscere queste tecnologie”

Arriva poi alla domanda delle domande, ovvero se i movimenti del chip sono tracciabili. “Ma no, ma per carità! Non ci sono dati sensibili inseriti” bollando come complottista l’idea che si possa essere tracciati.

Insomma il Dottor Scatena con il microchip al polso per ora apre le porte attraverso delle serrature specifiche che riconoscono i chip e paga senza dover tirare fuori il bancomat. Una gran comodità ammettiamolo.

 

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