C’è qualcosa di profondamente simbolico nelle piccole storie giudiziarie. Non quelle che riempiono le prime pagine, con i delitti efferati o le sentenze epocali. No. Quelle minori, quasi invisibili. Quelle che parlano di un uomo qualunque, un cittadino romeno che lavora in Italia, e di una multa stradale. Perché a volte, dentro una multa da 188 euro e cinquanta centesimi, si nasconde un intero sistema giuridico europeo.
Questa è una di quelle storie. La vicenda comincia in Germania, nel piccolo comune di Daxweiler, il 4 gennaio 2025. Un uomo guida. È un cittadino romeno, ma vive in Italia, a Colleferro, alle porte di Roma.
Come milioni di europei, attraversa frontiere che ormai non sono più confini: lavora, viaggia, si sposta. Va avanti e indietro tra l’Italia e la Romania.
E come molti automobilisti, un giorno commette un’infrazione al codice della strada. Niente di drammatico. Nessun incidente. Nessuna tragedia. Solo una violazione amministrativa, per un piccolo eccesso di velocità, in Germania (in un punto in cui era segnalato il limite).
I tedeschi, noti per farle applicare le leggi e non per interpretarle, chiedono il conto. L’autorità tedesca competente – la Zentrale Bußgeldstelle, l’ufficio centrale per le sanzioni amministrative – fa ciò che ogni Stato moderno dovrebbe fare: applica la legge.
Il 19 febbraio 2025 viene emessa una decisione che irroga una sanzione pecuniaria.
La decisione diventa definitiva il 21 marzo 2025.
L’importo iniziale cresce con le spese accessorie e di sollecito. Alla fine la cifra è precisa, quasi chirurgica: 188,50 euro. Qui accade qualcosa.
Il cittadino non paga subito, ma soltanto dopo qualche mese, precisamente il 18 dicembre 2025 effettua un bonifico europeo a favore dell’autorità tedesca.
Pagamento integrale. Debito estinto. Ma in ritardo di qualche giorno. Fine della storia? No.
Dall’altra parte c’è la Germania. Così, mentre il pagamento è già stato effettuato, seppure in ritardo, accade qualcosa che appartiene alla dimensione invisibile della cooperazione giudiziaria europea.
Il Ministero della Giustizia italiano riceve la richiesta di riconoscimento della decisione tedesca e la trasmette alla Corte di Appello di Roma – Sezione IV Penale Speciale.
È una procedura prevista dal diritto dell’Unione Europea.
Una procedura rapidissima, quando in Italia le multe arrivano in genere quasi a ridosso della loro scadenza, dopo qualche anno. Qui passano soltanto pochi mesi. Non si tratta di un errore. È il sistema tedesco che funziona secondo le sue regole e chiede cooperazione alla giustizia italiana.
Il Presidente della Corte d’Appello di Roma fissa l’udienza in camera di consiglio per il 12 febbraio 2026.
La notifica al cittadino arriva l’8 gennaio 2026, per un’infrazione di un anno prima.
Processato!
A quel punto la situazione è paradossale:
- lo Stato tedesco ha già incassato il denaro, anche se in ritardo;
- ma lo Stato italiano deve ancora decidere se far eseguire la multa, su richiesta della Germania.
Un cortocircuito burocratico, figlio delle comunicazioni amministrative tra Stati.
Così il cittadino rumeno, di Colleferro, è costretto a fare ciò che milioni di persone fanno ogni giorno davanti alla giustizia: nominare un avvocato. La strategia difensiva è tanto semplice quanto logica.
La difesa non contesta la decisione tedesca. Non mette in discussione la legittimità della sanzione.
Non impugna il provvedimento.
Fa qualcosa di più radicale: dimostra che la sanzione è già stata pagata, seppure in ritardo di qualche mese, ma prima della notifica del sollecito di pagamento e della fissazione di udienza in Italia.
E dunque chiede alla Corte una cosa elementare: dichiarare l’estinzione della procedura esecutiva. Per capire questa vicenda bisogna guardare oltre la storia individuale.
Bisogna guardare all’Europa giuridica. La cooperazione giudiziaria tra Stati membri si fonda su uno dei principi più ambiziosi dell’Unione: il mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie.
La fonte è la Decisione Quadro 2005/214/GAI del Consiglio dell’Unione Europea.
Un testo apparentemente tecnico, ma rivoluzionario. Il suo obiettivo è semplice: impedire che chi commette un illecito in uno Stato possa sottrarsi alla sanzione semplicemente tornando a casa propria.
Se un cittadino italiano prende una multa in Germania, o un cittadino rumeno in Francia, o uno spagnolo nei Paesi Bassi, la sanzione può essere riconosciuta ed eseguita nello Stato di residenza, e non dopo cento anni, ma nel giro di qualche mese.
In Italia questa disciplina è stata recepita con il D.Lgs. 15 febbraio 2016, n. 37. Il decreto stabilisce alcune regole fondamentali.
La competenza
L’articolo 9 attribuisce la competenza alla Corte di Appello del luogo di domicilio dell’interessato.
Nel nostro caso, il cittadino rumeno colpito dalla multa tedesca vive di regola a Colleferro, quindi la competenza è individuata nella Corte di Appello di Roma. Una delle innovazioni più importanti è contenuta nell’articolo 10. Per alcune categorie di illeciti – tra cui le infrazioni al codice della strada – non è necessario verificare la doppia incriminabilità.
In altre parole, non importa se il fatto costituisce illecito anche secondo il diritto italiano.
La decisione straniera viene riconosciuta automaticamente. È il prezzo della cooperazione europea. Il giudice italiano non può rifare il processo. Non può discutere se la multa sia giusta o sbagliata, in quanto fatta all’estero, in Europa. Non può riesaminare i fatti.
L’articolo 12 del decreto stabilisce che il controllo della Corte è solo formale:
- verifica della regolarità del certificato
- irrevocabilità della decisione del Paese Europeo che richiede l’applicazione della multa
- assenza di violazioni dei principi fondamentali dell’ordinamento italiano
- mancanza di cause ostative come il ne bis in idem.
È il cosiddetto giudizio di delibazione.
Un controllo esterno, non sostanziale. Il 12 febbraio 2026 la Corte di Appello di Roma sezione penale affronta il caso. Il Collegio ascolta il Procuratore Generale. Esamina l’atto difensivo. E compie una scelta giuridicamente elegante: scinde la decisione in due parti, d’altronde siamo in Italia, grazie a Dio!
Primo punto: il riconoscimento La Corte riconosce formalmente la decisione tedesca. Il certificato è regolare. La decisione dell’autorità tedesca è definitiva. Non esistono condizioni ostative. E dunque il riconoscimento è inevitabile. Non perché il giudice italiano condivida il merito della sanzione. Ma perché il diritto europeo lo impone.
Secondo punto: la non esecuzione
Ed è qui che entra in gioco l’interpretazione italiana.
La difesa dimostra documentalmente che:
- la multa è stata integralmente pagata il 18 dicembre 2025
- il pagamento è anteriore alla notifica del sollecito e del decreto di fissazione dell’udienza davanti alla Corte d’Appello per mezzo dei Carabinieri.
La Corte prende atto del fatto.
E afferma un principio tanto semplice quanto decisivo: non si può eseguire una sanzione già pagata, anche se in ritardo (e grazia il cittadino da interessi e sanzioni supplementari…).
Il pagamento integrale elimina il presupposto stesso dell’esecuzione coattiva.
In termini giuridici: la procedura si estingue.
La Corte va poi oltre. Non si limita a registrare il pagamento. Gli attribuisce anche un valore giuridico: il pagamento costituisce una forma di acquiescenza alla decisione straniera (sempre interpretazione italiana).
È un comportamento che manifesta la volontà dell’interessato di accettare la sanzione.
E dunque rende superflua ogni ulteriore attività esecutiva e il cittadino è salvo, benché il suo pagamento sia tardivo, dalle ulteriori sanzioni chieste dall’inflessibile Germania (che fa bene, naturalmente, a farle rispettare le leggi!).
Questa storia, apparentemente insignificante, rivela una tensione tipica dei sistemi giuridici complessi. Da un lato, l’Europa funziona. Le decisioni giudiziarie circolano tra Stati. Le sanzioni non restano impunite.
Il principio di mutuo riconoscimento opera davvero. Dall’altro lato, esiste una eccessiva velocità, per gli operatori giuridici italiani, tra la realtà e la macchina amministrativa.
Il cittadino paga in ritardo e la comunicazione del pagamento non arriva in tempo, in quanto l’udienza di delibazione è fissata troppo a breve. Ma la legge tedesca va applicata subito e la procedura va avanti lo stesso.
Con un effetto paradossale: il cittadino deve difendersi davanti a una Corte di Appello Penale per dimostrare che ha già pagato ciò che doveva pagare.
Forse la vera lezione di questa vicenda è qui. L’Europa giuridica è una costruzione gigantesca. Un edificio fatto di trattati, decisioni quadro, direttive, regolamenti. Ma quando si tratta di far pagare, funziona.
E allora capita che, dentro una multa da meno di duecento euro, si nasconda una piccola verità sul nostro tempo: le leggi attraversano le frontiere più velocemente delle informazioni.
E a volte, per dimostrare che la giustizia è stata già soddisfatta, bisogna comunque passare davanti a un giudice. Anche quando la multa è stata pagata, in ritardo. Anche quando tutto è già finito.
La morale è che non bisogna prenderle le multe, né in Germania, né in Olanda. Qui non si scherza.
Avv. Carlo Affinito
