Una famiglia di origine bengalese è stata sterminata a coltellate nella tarda serata di venerdì in un appartamento di via Montiglio, a Casalotti, nella periferia ovest di Roma. Sono morti il padre, la madre e la figlia di cinque anni. Ferito l’altro figlio, ventenne, ricoverato al Policlinico Gemelli e già ascoltato dagli investigatori.
Triplice omicidio a Casalotti, l’allarme partito dalle grida in casa
La strage è emersa poco dopo le 22, quando alcuni residenti della palazzina hanno sentito urla provenire dall’abitazione al primo piano e hanno chiesto aiuto. In pochi minuti via Montiglio è stata raggiunta dalle pattuglie della polizia e dai soccorritori dell’Ares 118. Per la bambina Alicia e per i genitori Kamal e Arzu Udiu, di 38 e 39 anni, non c’era ormai più nulla da fare.
L’unico superstite è il figlio maggiore, Onion, di 20 anni. È stato trasportato al Policlinico Gemelli con ferite da arma da taglio. Le sue condizioni non sarebbero gravi, ma il suo racconto può diventare decisivo per ricostruire l’ingresso dell’aggressore nell’appartamento, la lite e i minuti che hanno trasformato una normale serata familiare in un massacro.
Kamal viveva in Italia da circa quindici anni e lavorava in un supermercato nella zona di Boccea. La moglie e la bambina lo avevano raggiunto da un paio d’anni. Una famiglia inserita in un quartiere dove la presenza bengalese è forte, fatta di lavoro, affitti, attività commerciali e rapporti di vicinato consolidati. Proprio questa dimensione quotidiana rende ancora più cupa la dinamica: l’aggressore non sarebbe entrato come uno sconosciuto.
Via Montiglio sotto assedio, cercato un amico del figlio sopravvissuto
La pista ritenuta più concreta porta a un giovane che avrebbe conosciuto la famiglia e, in particolare, il ventenne rimasto ferito. Gli investigatori lo stanno cercando in tutta Roma. Alcuni testimoni avrebbero notato una persona fuggire a piedi dal palazzo subito dopo le grida. Il dettaglio riferito da chi lo ha visto scappare è una maglia blu.
L’ipotesi di lavoro è che il giovane sia stato fatto entrare in casa senza sospetti. Non era la prima volta che varcava quella porta. Poi sarebbe esplosa una lite. I genitori avrebbero tentato di proteggere la figlia più piccola e lo stesso figlio maggiore sarebbe rimasto coinvolto nella colluttazione. La violenza è stata rapida, feroce, concentrata in pochi istanti.
Nell’appartamento sono entrati gli specialisti della Scientifica, con tute e rilievi tecnici, per isolare impronte, tracce biologiche, segni di lotta, eventuali oggetti spostati o mancanti. Ogni stanza può restituire un frammento utile: la posizione dei corpi, le ferite, il percorso compiuto dall’assassino, il punto da cui è uscito. Fuori, intanto, parenti e vicini hanno atteso per ore dietro il perimetro imposto dagli agenti.
Droni nei boschi di Casalotti, telefoni e telecamere al centro delle indagini
Le ricerche del presunto assassino sono proseguite per tutta la notte. La zona di Casalotti, con strade residenziali, aree verdi e punti di fuga verso altri quadranti della Capitale, ha reso necessario un dispositivo ampio. Sono stati impiegati anche droni con telecamere a infrarossi per controllare la fascia boschiva vicina e le aree dove il fuggitivo avrebbe potuto nascondersi dopo l’uscita dal palazzo.
Gli investigatori stanno passando al setaccio le telecamere del complesso residenziale e quelle presenti lungo le strade vicine. I filmati possono indicare l’orario esatto dell’arrivo e della fuga, la direzione presa, l’eventuale presenza di complici o persone in grado di offrire aiuto. I telefoni cellulari delle vittime e del giovane ferito sono un altro passaggio centrale: chiamate, messaggi e contatti recenti possono chiarire se l’incontro fosse stato concordato e quale rapporto ci fosse con il ragazzo ricercato.
La domanda principale resta il movente. Una lite personale, una questione familiare, un contrasto maturato nei giorni precedenti o un gesto nato da ragioni ancora invisibili agli atti. Al momento la polizia lavora su tutti gli elementi disponibili, ascoltando amici, conoscenti, vicini e persone che frequentavano la famiglia. In un caso simile anche un dettaglio minimo può cambiare la direzione dell’inchiesta.
Roma ovest davanti a una ferita profonda
Casalotti si è svegliata con via Montiglio segnata dalla presenza delle pattuglie, dai nastri, dai rilievi e dal dolore di chi conosceva quella famiglia. La morte di una bambina di cinque anni dà alla vicenda un peso ancora più grave. Non è solo un fatto di sangue avvenuto in un appartamento: è una violenza entrata in uno spazio domestico, nel luogo che dovrebbe restare protetto da tutto.
Il quartiere ora attende due risposte. La prima riguarda l’identificazione e la cattura del giovane in fuga. La seconda riguarda il motivo per cui tre persone sono state uccise e un ragazzo è finito in ospedale: una famiglia è stata cancellata in pochi minuti, dentro casa.
