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Strage di Fidene: ergastolo a Campiti, ma nessun risarcimento ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime

La domanda dei familiari delle vittime è come sia stato possibile che Campiti abbia preso una pistola dal poligono senza che nessuno se ne accorgesse
Di Francesco Vergovich
Tribunale, avvocati

La strage di Fidene, avvenuta l’11 dicembre 2022, continua a far discutere e a dividere l’opinione pubblica. La recente sentenza di ergastolo per Claudio Campiti ha lasciato un vuoto tra i familiari delle quattro donne uccise. Non c’è risarcimento per queste famiglie e, quel che è peggio, secondo loro, non c’è neanche giustizia.

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Una sentenza amara per i sopravvissuti e le vittime

Le parole della cognata di Nicoletta Golisano, una delle vittime, sono cariche di amarezza: mentre il colpevole è stato finalmente condannato, a loro sembra che il sistema abbia voltato le spalle. “Non ci sarà alcun risarcimento – ha dichiarato – ma è il principio di responsabilità che manca”. La frustrazione riempie l’aula bunker di Rebibbia, dove la sentenza è stata pronunciata, e lascia un senso di ingiustizia sotto pelle. Le famiglie delle vittime e i sopravvissuti si sentono abbandonati, dimenticati da uno Stato che, a loro dire, sarebbe dovuto essere più presente e protettivo.

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Il ruolo dello Stato sotto accusa

I familiari puntano il dito contro lo Stato, considerato il grande assente in questa vicenda. Per molti, le istituzioni non sono riuscite a prevenire la tragedia. Il caso di Campiti, da anni in contrasto con il consorzio Valle Verde, aveva già mostrato segnali di pericolo attraverso numerose denunce. Tuttavia, nulla è stato fatto per fermarlo. Secondo Emilio Brancadoro, uno dei sopravvissuti, “Lo abbiamo denunciato venti volte. Eppure nessuno ha fatto nulla”. Emerge un quadro sconfortante di mancata tutela e protezione, che lascia i cittadini a sentirsi soli e inascoltati di fronte ai pericoli segnalati. Questa vicenda mette in luce le crepe di un sistema che dovrebbe rappresentare e proteggere i suoi cittadini, ma che invece ha, secondo le famiglie delle vittime, chiuso gli occhi davanti a segnali inequivocabili di pericolo.

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Domande senza risposta

La domanda più espressa dai familiari delle vittime è come sia stato possibile che Campiti abbia potuto ottenere una pistola da un poligono senza che nessuno se ne accorgesse. Una falla nel sistema che potrebbe avere tragiche conseguenze in futuro, se non affrontata con serietà. Ci sono richieste di chiarezza, di risposte e di cambiamento per evitare che simili orrori possano ripetersi. Tuttavia, la delusione è grande e la rabbia dei parenti delle vittime è palpabile. Si sentono traditi da quelle istituzioni che avrebbero dovuto agire e intervenire per prevenire una tragedia annunciata.

La richiesta di giustizia e cambiamento

La sentenza emessa porta con sé una richiesta di giustizia che va oltre il caso specifico: si vorrebbe vedere responsabilità attribuite a chi non ha agito, a chi avrebbe potuto evitare un tale dramma. La situazione mette in rilievo non solo la necessità di una giustizia più efficace, ma anche di un sistema di prevenzione migliore. Le necessità delle famiglie delle vittime vanno oltre un risarcimento economico, cercano una forma di riconoscimento della sofferenza e una promessa che simili tragedie non avverranno di nuovo. Perché, in fondo, la sensazione è che la giustizia dovrebbe rappresentare un faro di speranza, e non una conferma di abbandono.

 
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Cronaca

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