Stuprava donne sedate e diffondeva i video: i casi a Mazzano Romano , Capranica e Alatri

Cassazione conferma 9 anni e 10 mesi per Ubaldo Manuali: donne adescate sui social, sedate, violentate e filmate
Di Lina Gelsi
Polizia squadra Volanti
Polizia squadra Volanti

La condanna a 9 anni e 10 mesi di reclusione per Ubaldo Manuali è diventata definitiva. Il 62enne di Riano, netturbino, era accusato di aver adescato alcune donne sui social, di averle drogate, violentate e filmate, inviando poi video e immagini ad amici.

Cassazione chiude il caso: pena confermata per violenza sessuale aggravata

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando integralmente le decisioni già assunte dalla Corte d’Appello di Roma e, in primo grado, dal collegio del Tribunale di Viterbo. La pena per Manuali resta quindi fissata a 9 anni e 10 mesi di reclusione, con la condanna anche al pagamento delle spese sostenute dalle parti civili.

Il procedimento riguardava accuse pesantissime: violenza sessuale aggravata e diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite. Reati che, nel quadro ricostruito durante il processo, non si sarebbero limitati all’abuso fisico sulle vittime, ma avrebbero coinvolto anche una successiva esposizione della loro intimità, attraverso la circolazione di foto e filmati inviati ad altre persone.

La decisione della Suprema Corte segna il passaggio finale di una vicenda giudiziaria che aveva già attraversato due gradi di giudizio. La Procura generale di Roma aveva chiesto il rigetto del ricorso e la Cassazione ha accolto questa impostazione, rendendo definitiva la condanna.

L’inchiesta partita da una denuncia nel gennaio 2023

L’indagine aveva preso avvio dalla denuncia di una donna di 49 anni di Mazzano Romano, presentata nel gennaio 2023. Da quel momento gli accertamenti avevano consentito di allargare il quadro e di ricostruire ulteriori episodi, con il coinvolgimento di altre donne residenti nel Lazio, in particolare nel Viterbese e in provincia di Frosinone.

Nel percorso investigativo sono emersi i casi di una donna di Capranica e di una 48enne di Alatri. L’inchiesta, dopo un primo passaggio a Tivoli, era stata coordinata dalla Procura di Viterbo, territorio nel quale si sarebbe consumata una parte rilevante degli episodi contestati.

La vicenda aveva colpito per la modalità attribuita all’uomo: contatti online, profili social multipli, incontri costruiti nel tempo e un presunto uso di farmaci per ridurre le vittime in stato di incoscienza o forte alterazione. Una sequenza che, nell’impianto accusatorio accolto dai giudici, avrebbe permesso all’imputato di agire approfittando della vulnerabilità delle donne.

I profili social e l’immagine da sosia di Keanu Reeves

Uno degli aspetti più inquietanti del caso riguarda il modo in cui Manuali avrebbe avvicinato le vittime. Sui social si presentava come un sosia dell’attore Keanu Reeves, costruendo un’identità capace di incuriosire e attirare attenzione. Gli accertamenti hanno fatto riferimento all’uso di sei diversi profili, utilizzati per entrare in contatto con le donne e instaurare un rapporto di fiducia.

Il passaggio successivo sarebbe stato l’invito a cena o per un aperitivo. Momenti apparentemente normali, trasformati poi, nella ricostruzione processuale, in occasioni per somministrare di nascosto Lormetazepam, un farmaco appartenente alla famiglia delle benzodiazepine.

Il farmaco avrebbe avuto la funzione di stordire le vittime, rendendole incapaci di opporsi o di comprendere pienamente ciò che stava accadendo. Una volta ridotte in quello stato, le donne sarebbero state violentate e riprese con il cellulare a loro insaputa.

I video inviati agli amici e l’aggravante della diffusione

La condotta contestata non si fermava agli abusi. Manuali avrebbe poi condiviso con conoscenti video e immagini degli atti sessuali, vantandosi di quanto avvenuto. È proprio questa parte della vicenda ad aver dato rilievo anche al reato di diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, un profilo che ha aggravato il quadro complessivo.

La circolazione dei filmati ha aggiunto un secondo livello di violenza: dopo l’aggressione subita, le vittime si sono trovate esposte anche alla violazione della propria immagine e della propria dignità. Un danno ulteriore, capace di prolungare gli effetti del reato ben oltre il momento dell’abuso.

Nel processo è stato ricostruito un sistema fatto di contatti digitali, incontri personali, presunta somministrazione di sostanze e condivisione dei materiali. Un meccanismo che i giudici hanno ritenuto provato fino alla conferma definitiva della pena.

Dal Viterbese ad altre province del Lazio: la rete degli episodi

Gli episodi ricostruiti fanno riferimento a un arco temporale compreso dal settembre 2022 al gennaio 2023. In quei mesi, Manuali avrebbe agito sfruttando la fiducia ottenuta attraverso conversazioni online e incontri programmati.

Le aree interessate riguardano il Viterbese e altre zone del Lazio. La denuncia iniziale della 49enne di Mazzano Romano ha rappresentato il primo varco investigativo, poi gli approfondimenti hanno portato a individuare ulteriori casi, dando maggiore consistenza al quadro accusatorio.

Il caso mette in evidenza anche un tema di forte attualità: il rischio legato alla manipolazione attraverso profili social costruiti per apparire rassicuranti. In questa vicenda, la rete non sarebbe stata solo un canale di contatto, ma lo spazio iniziale nel quale l’imputato avrebbe preparato l’avvicinamento alle donne.

Una condanna definitiva e il peso giudiziario del caso

Con la pronuncia della Cassazione, la vicenda giudiziaria arriva al suo esito definitivo. Non si tratta più di una condanna soggetta a ulteriore verifica ordinaria: la pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio resta valida e pienamente efficace.

Per le parti civili, la decisione rappresenta il riconoscimento finale di un percorso processuale complesso, segnato da accuse gravi e da una ricostruzione dolorosa dei fatti. La conferma integrale delle sentenze precedenti attribuisce solidità al lavoro compiuto nei primi due gradi e chiude il margine del ricorso presentato dalla difesa.

Resta la gravità di una vicenda nella quale l’abuso, la sedazione e la diffusione delle immagini hanno formato un’unica sequenza criminale. Una storia nata dai social, passata attraverso incontri apparentemente ordinari e arrivata nelle aule giudiziarie fino al giudizio definitivo della Suprema Corte.

 
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Cronaca

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