All’Acquario Romano il futuro ha preso la forma di una domanda molto concreta: che cosa chiedono davvero i giovani romani quando guardano al 2040? La risposta arriva dalla ricerca Future Messages, presentata nell’ambito dell’EIIS Summit 2026, appuntamento internazionale promosso dall’European Institute of Innovation for Sustainability con Roma Capitale e The Jackal.
Il risultato più netto riguarda la salute mentale, indicata come principale preoccupazione dal 19% degli under 35 coinvolti, davanti a educazione, formazione e casa. Un dato che sposta l’attenzione dal racconto abituale del futuro, spesso concentrato su tecnologia e innovazione, verso la qualità della vita, le relazioni, il lavoro e il bisogno di sicurezza.
Giovani romani e futuro: la salute mentale è la prima preoccupazione
La ricerca ha raccolto oltre mille risposte da ragazze e ragazzi romani sotto i 35 anni, con un’età media di circa 30 anni. Non si tratta solo di un sondaggio sui desideri o sulle paure di una generazione, ma di una fotografia utile per capire come una parte importante della città immagini i prossimi anni.
Il dato più forte è quello sulla salute mentale, scelta dal 19% degli intervistati come principale nodo del futuro. Dietro questa percentuale c’è un tema ormai impossibile da relegare alla sfera privata: il peso dell’incertezza, la pressione sociale, la difficoltà di costruire percorsi stabili, la ricerca di equilibrio in una fase della vita in cui studio, lavoro, casa e relazioni si intrecciano senza offrire sempre punti fermi.
Subito dopo arrivano educazione e formazione, indicate dal 14%, e il tema della casa, anch’esso al 14%. Due voci che raccontano bisogni molto concreti: prepararsi meglio, trovare competenze adeguate, accedere a opportunità reali, ma anche riuscire a costruire autonomia in una città dove abitare può diventare un ostacolo pesante per chi prova a progettare il proprio domani.
Future Messages all’EIIS Summit: tecnologia solo al sesto posto
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca è lo scarto rispetto al dibattito pubblico. Negli ultimi anni il futuro è stato raccontato spesso attraverso l’intelligenza artificiale, la trasformazione digitale, l’automazione, le piattaforme e i nuovi modelli produttivi. I giovani romani, invece, sembrano riportare l’attenzione su temi più vicini all’esperienza quotidiana.
La tecnologia si colloca solo al sesto posto fra le preoccupazioni espresse, con il 7% delle indicazioni. Non significa che il tema sia assente o considerato secondario in assoluto. Significa però che, quando una generazione prova a immaginare il proprio 2040, le priorità cambiano: prima viene la possibilità di stare bene, formarsi, lavorare, abitare, partecipare, riconoscersi in una città capace di ascoltare.
Il messaggio politico e culturale è chiaro. Innovazione e sostenibilità non possono essere ridotte a un discorso tecnico. Se il futuro riguarda le persone, allora la sua progettazione deve partire anche dai bisogni psicologici, sociali e materiali di chi dovrà viverlo.
Leadership femminile in crescita: le ragazze si vedono nei luoghi decisionali
La ricerca Future Messages mette in evidenza anche una forte domanda di partecipazione, con un dato particolarmente significativo sul piano della rappresentanza. Il 68,8% delle donne intervistate si immagina nel 2040 nei luoghi decisionali, contro il 60,3% degli uomini.
È un segnale importante, perché racconta una generazione femminile che non si limita a chiedere spazio, ma si proietta dentro le istituzioni, le imprese, i processi pubblici e privati dove si orientano le scelte. La leadership, in questa prospettiva, non appare come un’ambizione astratta, ma come la volontà di essere presenti dove si definiscono priorità, risorse, modelli di lavoro e politiche urbane.
Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti di Roma Capitale, ha letto questo dato come il segno di un cambiamento da sostenere con strumenti concreti. Le ragazze, ha osservato, immaginano sé stesse nei luoghi decisionali più degli uomini, e questa consapevolezza deve trovare risposte capaci di trasformare l’aspirazione in opportunità reali.
Lavoro, stabilità e pari opportunità: le differenze di genere restano evidenti
Il tema della leadership femminile si lega direttamente a quello del lavoro. Dalla ricerca emerge infatti una differenza di orientamento nelle prospettive professionali: le donne indicano con maggiore frequenza la pubblica amministrazione come spazio futuro, mentre gli uomini si indirizzano più spesso verso il settore privato.
Il dato va letto con attenzione. La scelta del pubblico non parla soltanto di preferenze professionali, ma richiama il bisogno di stabilità, tutele, continuità e maggiore possibilità di conciliare vita personale e lavoro. È un punto particolarmente sensibile per le giovani donne, che continuano a confrontarsi con un mercato in cui carriere, autonomia economica, maternità, cura e qualità della vita non sempre procedono insieme.
Lucarelli ha sottolineato proprio questo aspetto: molte giovani donne continuano a percepire il settore pubblico come lo spazio più adatto a garantire equilibrio e sicurezza. Per l’assessora, il lavoro sulle pari opportunità non può quindi dirsi completato. La questione non è solo favorire l’accesso alle posizioni apicali, ma costruire un sistema nel quale nessuna donna debba scegliere fra realizzazione professionale, autonomia e vita personale.
Le lettere al sé del 2040: il verbo più usato è “spero”
Uno degli elementi più intensi della ricerca riguarda le lettere scritte dai giovani al proprio “sé del 2040”. Qui il linguaggio diventa una chiave di lettura preziosa. Il verbo più ricorrente non è “voglio”, ma “spero”, presente in quattro lettere su dieci.
È una sfumatura che dice molto. Il futuro non viene descritto come uno spazio pienamente governabile, ma come un orizzonte verso il quale ci si muove con desiderio, cautela, timore e fiducia. “Spero” non è resa passiva: è il segno di una generazione che guarda avanti, ma chiede condizioni migliori per poterlo fare senza sentirsi sola.
In quelle lettere si intravede una domanda di ascolto. I giovani non sembrano rifiutare il futuro, né viverlo solo come minaccia. Chiedono però che la società adulta, le istituzioni, il mondo del lavoro e quello della formazione smettano di parlare al loro posto e comincino a prendere sul serio le parole che arrivano da chi oggi sta costruendo il proprio percorso.
Roma Capitale ed EIIS: leggere i dati per trasformarli in azione
Andrea Geremicca, Direttore Generale di EIIS, ha spiegato il senso della ricerca con una riflessione che va oltre la rilevazione statistica. Per realizzare il futuro desiderato, ha affermato, bisogna prima riuscire a vederlo. Il futuro, in questa visione, si nasconde nei dati ignorati, nelle conversazioni non ascoltate e nelle domande che spesso non vengono poste.
Il punto non è la mancanza di segnali, ma la difficoltà di riconoscerli e metterli in relazione. Il Summit nasce proprio con questa ambizione: connettere elementi dispersi, trasformare l’ascolto in strategia, portare dentro il dibattito sull’innovazione una lettura più ampia della società e delle sue esigenze.
In questo senso, Future Messages non consegna solo numeri. Offre una mappa di priorità per chi amministra, per chi forma, per chi assume, per chi investe, per chi immagina le politiche urbane dei prossimi anni. Salute mentale, casa, lavoro, rappresentanza femminile e fiducia non sono capitoli separati: compongono la struttura reale del futuro percepito dai giovani.
Il futuro dei giovani romani chiede ascolto, fiducia e politiche concrete
Il messaggio emerso all’Acquario Romano è molto netto: interpretare il futuro solo attraverso indicatori economici o tecnologici non basta più. I grandi processi contano, ma devono essere affiancati da un ascolto profondo delle persone, delle loro fragilità, dei loro desideri e delle condizioni quotidiane in cui vivono.
Per Roma, questo significa guardare agli under 35 non come a un segmento da rappresentare occasionalmente, ma come a un soggetto capace di indicare priorità reali. La salute mentale al primo posto, la casa fra le principali preoccupazioni, la richiesta di formazione e la crescita dell’aspirazione femminile alla leadership disegnano un’agenda concreta.
Il futuro, così raccontato dai giovani romani, non è un esercizio di immaginazione distante. È già presente nelle scelte che la città compie oggi: nei servizi, nelle politiche per il lavoro, nelle opportunità educative, negli spazi decisionali, nella capacità di riconoscere che benessere psicologico, autonomia e partecipazione sono parte della stessa idea di sviluppo.
