Il divieto di trasferta imposto dal Viminale dopo i violenti scontri avvenuti lungo l’autostrada A1 resta in piedi, ma con un correttivo importante: per i tifosi della Roma la stretta non può estendersi automaticamente a tutti i residenti nel Lazio. È quanto emerge dalle decisioni del Tar del Lazio, che hanno confermato l’impianto preventivo del provvedimento ministeriale, sospendendolo però nei limiti in cui supera il perimetro territoriale della provincia di Roma.
Divieto trasferte e ordine pubblico: cosa cambia dopo il Tar
Il punto centrale sta nella “rimodulazione” della misura. Il Tar ha respinto i ricorsi di Roma, Napoli e Fiorentina sull’annullamento del divieto fino a fine stagione, riconoscendo come prevalente l’esigenza di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Nel caso romanista, tuttavia, i giudici amministrativi hanno ritenuto illegittima l’estensione automatica a tutti i residenti nel Lazio, quando la norma richiamata individua limiti territoriali più circoscritti. Da qui l’effetto pratico: rimane il blocco per i soggetti residenti nella provincia di Roma, mentre possono riprendere le trasferte i tifosi giallorossi che vivono in province diverse, anche dentro la regione.
Gli scontri sull’A1: Cantagallo e Ceprano, la sequenza che ha portato allo stop
Il provvedimento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, datato 20 gennaio, è arrivato dopo due episodi che hanno alzato il livello di allarme. Il 18 gennaio, lungo l’A1 in area bolognese, gruppi di ultrà di Roma e Fiorentina si sono affrontati in corsia d’emergenza: persone incappucciate, spranghe e oggetti contundenti, con rischio concreto per la circolazione.
Il 25 gennaio, nel Frusinate, nel tratto compreso fra Ceprano e Frosinone, un nuovo contatto violento ha coinvolto frange di Lazio e Napoli: anche in quel caso la carreggiata è stata bloccata per alcuni minuti, con intervento delle pattuglie e sequestri di materiale offensivo.
Le motivazioni dei giudici: prevenzione sì, ma senza “allargare” i confini
Nelle motivazioni, la sezione Prima Ter del Tar ha ribadito la natura cautelare e preventiva del decreto: l’obiettivo dichiarato è impedire la ripetizione di episodi violenti e turbative dell’ordine pubblico, dopo una sequenza ravvicinata di scontri che ha mostrato capacità organizzativa e mobilità di gruppi estremisti.
Allo stesso tempo, però, il Tar richiama i principi di proporzionalità, legalità e tipicità dei provvedimenti limitativi: estendere il divieto a tutti i residenti nel Lazio, senza distinguere la provincia di Roma dalle altre, significa incidere su una platea oltre i confini territoriali indicati dalla disposizione normativa citata. In sintesi: la prevenzione resta legittima, ma deve rispettare un perimetro coerente con la legge.
Conseguenze pratiche: settori ospiti chiusi e biglietti vietati ai residenti a Roma
La decisione del Tar non riapre “in automatico” i settori ospiti per tutti: il divieto continua a produrre effetti significativi. Restano fermi, per le gare interessate, i divieti di apertura dei settori ospiti e la vendita dei titoli di accesso ai soggetti residenti nella provincia di Roma. Per i romanisti che vivono a Latina, Frosinone, Rieti, Viterbo (e anche fuori regione) la prospettiva cambia: potranno tornare a seguire la squadra in trasferta, secondo le modalità organizzative che verranno applicate partita per partita.
Reazioni e nodo responsabilità: tifosi “collettivamente” puniti?
Sul piano politico-amministrativo, il caso riapre un tema ricorrente: come contenere la violenza senza trasformare misure di sicurezza in sanzioni generalizzate. Le associazioni ricorrenti hanno sostenuto che il provvedimento finisse per colpire indiscriminatamente tifosi estranei ai disordini. Il Tar, nella parte in cui rigetta le censure principali, non ha condiviso questa impostazione, valorizzando l’urgenza di prevenire nuovi episodi. La parziale correzione, però, riconosce che un’estensione territoriale troppo ampia rischia di diventare una compressione non giustificata dei diritti di chi non ha nulla a che vedere con gli scontri.
Indagini in corso e prossima tappa: udienza di merito il 13 ottobre
Sul fronte investigativo, le attività proseguono: identificazioni, denunce e acquisizione di filmati restano al centro del lavoro di Digos e forze di polizia, con verifiche incrociate fra più uffici dopo i fatti del Nord e del Frusinate.
La partita legale non è chiusa: l’udienza di merito è fissata per il 13 ottobre. Fino a quel momento, il quadro resta questo: stop confermato per i residenti nella provincia di Roma, “via libera” alle trasferte per i romanisti che vivono fuori provincia, con la misura ricondotta entro confini ritenuti compatibili con i principi di legalità.
