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06 Maggio 2021

Pubblicato il

Teatro Villa Pamphilj “Razza italiana 1938 – Le giornate della memoria”

di Redazione

“A molti individui o popoli può accadere di ritenere che ogni straniero è nemico, quando questo avviene al termine della catena sta il lager.”

Domenica 27 gennaio 2019, ore 11,30 “RAZZA ITALIANA 1938 – Le giornate della memoria”, scritto diretto e interpretato da Giuseppe Argirò, prima assoluta

“A molti individui o popoli può accadere di ritenere che ogni straniero è nemico, quando questo avviene al termine della catena sta il lager.”

Da questa convinzione di Primo Levi parte lo spettacolo che attraversa il dolore umano, raccontando la discriminazione, l’orrore delle leggi razziali e la deportazione nei campi di sterminio.

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La tessitura drammaturgica scandaglia l’irragionevolezza di ogni dittatura nata dall’acquiescenza delle masse, evidente durante il regime.

Gli stessi protagonisti, colpiti da norme inique saranno coloro che affronteranno un viaggio senza ritorno verso Auschwitz, ricordato dalle testimonianze del processo di Francoforte che si svolse dal 1963 al 1965.

Lo spettacolo ripercorre la disperazione sociale causata dalle leggi del 1938, sino alla destinazione infernale dei lager. Le diverse voci della Shoà, danno vita a una partitura polifonica in cui prevale l’aspetto corale tipico della scrittura tragica senza catarsi.

La storia non sembra aver espiato ancora le sue colpe e il teatro sembra essere l’unica possibilità di resistenza alla rimozione perché ancora rituale collettivo. Le vittime e i carnefici condividono in scena le sorti di un’umanità dolente e senza riscatto, a cui solo il palcoscenico può garantire la vita.

Raccontare quanto è accaduto con le leggi razziali e di conseguenza ciò che è avvenuto nei campi di sterminio è un imperativo morale. Dopo la Shoà infatti nessuna forma di tragedia è più possibile, poiché la realtà supera ogni forma di rappresentazione.

La scientificità della soluzione finale e il genocidio avvenuto con metodicità e rigore va al di là di qualsiasi considerazione etica e annulla il concetto stesso di bene e di male.

Lo spettacolo, su un’umanità dolente, senza nome e senza identità, afferma la condizione inesorabile del prigioniero e decreta la demolizione dell’uomo.

Ognuno è un sopravvissuto che non può avvalersi del diritto di rimozione, ma ha il dovere di ricordare assecondando il potere salvifico della scena. L’ attore, quindi ha il compito di trovare un nuovo linguaggio atto a esprimere una memoria che va al di là di ogni possibile parola e arriva all’ essenza del dolore.

Teatro Villa Pamphilj

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Villa Doria Pamphilj Via di San Pancrazio 10 – P.zza S. Pancrazio 9/a, 00152 ROMA 

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