In un altro capitolo del fenomeno dei cellulari clandestini nelle carceri italiane, l’istituto penitenziario di Regina Coeli si trova sotto i riflettori. L’indagine avviata dai magistrati rivela che detenuti possono avere un telefono cellulare in cambio di 500 euro settimanali. Questi dispositivi, fondamentali per accedere alla rete e quindi comunicare con l’esterno, sono spesso registrati a nome di terze persone per evitare sospetti.
Scoperte inquietanti dietro le sbarre di Regina Coeli
L’inchiesta parte dalla denuncia di un detenuto che ha subìto violenze dopo essersi rifiutato di nascondere un telefonino. Non è un caso isolato: da Rebibbia a Prato fino a Napoli, gli organi investigativi hanno smascherato situazioni simili. A Regina Coeli, il pubblico ministero Francesco Basentini ipotizza oltre alla detenzione abusiva di smartphone anche casi di sequestro estorsivo. Tra le vittime figura un detenuto quarantenne coinvolto in reati minori, il quale ha subito maltrattamenti per non essersi piegato al sistema illecito vigente.
Percorsi di violenza e intimidazione
I racconti dei detenuti offrono un quadro drammatico. Secondo la testimonianza resa ad avvocati e magistrati, uno degli episodi più sconvolgenti si è verificato lo scorso luglio. Un giovane prigioniero ha dichiarato di essere stato legato con lenzuola e privato delle necessità basilari come mangiare o bere per due giorni e mezzo. Tra le torture fisiche subite ci sarebbero anche lesioni oculari gravi.
L’introduzione illecita dei cellulari: le ipotesi investigative
Come entrano questi telefoni nella struttura? Le autorità stanno vagliando varie ipotesi, tra cui la possibile complicità interna da parte del personale penitenziario. Un’indagine parallela guidata dal pm Carlo Villani, già precedentemente aveva coinvolto agenti per l’introduzione sia di droga che di telefoni nel carcere di Rebibbia. Questi sviluppi fanno sorgere domande preoccupanti sulla sicurezza e l’integrità nelle carceri italiane.