C’era attesa, certo. Ma vedere il nome Jannik Sinner aprire ufficialmente la entry list degli Internazionali BNL d’Italia 2025 è un’altra cosa. Perché per quanto il rientro fosse nell’aria, il momento in cui una notizia diventa realtà – nuda, scritta nero su bianco – porta con sé un impatto diverso. È come se lo sport intero si fosse trattenuto il respiro per mesi, e ora potesse finalmente tornare ad espirare.
Internazionali di Roma, Sinner mai arrivato oltre i quarti
Sinner tornerà a giocare sul rosso del Foro Italico dopo mesi di assenza, in seguito al caso clostebol che aveva sollevato un polverone tra ipotesi e veleni mediatici. Un caso chiuso, ora, almeno sul piano della giustizia sportiva. Quello che resta è l’attesa per il campo, la voglia di tennis vero. E di capire che impatto avrà questa parentesi sul suo percorso, perché il ragazzo di San Candido – campione all’Australian Open lo scorso gennaio – è arrivato dove nessun italiano era riuscito in tempi recenti, ma lo ha fatto con una naturalezza che rischia di farci dimenticare quanto sia difficile.
Per Sinner, quella del 2025 sarà la sesta partecipazione agli Internazionali d’Italia. E fino ad oggi, Roma gli è rimasta indigesta. Non per mancanza di talento – quello non è mai mancato – ma per una combinazione di pressioni, aspettative e, probabilmente, anche gestione del calendario.
Il miglior risultato risale al 2022, quando si fermò ai quarti contro Stefanos Tsitsipas. Poi l’uscita agli ottavi nel 2023 per mano di Cerundolo, e infine il forfait dell’anno scorso. Il torneo romano, così ricco di pathos e di simboli per chiunque sia nato con una racchetta in mano in Italia, per Jannik non è mai stato casa. Ma quest’anno potrebbe essere diverso.
Internazionali di Roma, un trionfo italiano manca da 49 anni
Perché torna con uno Slam in tasca, da numero uno al mondo salvo improbabili incastri matematici (Zverev dovrebbe vincere tutto – Montecarlo, Madrid e Monaco – per superarlo). Torna dopo essere stato lontano dai riflettori quanto basta per ricaricare, fisicamente e mentalmente. E torna con un Paese intero che, dopo averlo osannato in gennaio, ha imparato – anche attraverso il silenzio – a rispettarne i tempi.
Roma non sarà solo Sinner, ma il suo nome catalizza comunque ogni sguardo. Anche perché la pattuglia azzurra è ben nutrita, e probabilmente più competitiva che mai. Da Lorenzo Musetti (oggi numero 16 del ranking ATP) a Matteo Berrettini (34), da Flavio Cobolli (36) a Matteo Arnaldi (40), fino a Lorenzo Sonego (41), Luciano Darderi (48) e Mattia Bellucci (66): il movimento italiano si presenta ai nastri di partenza con sette nomi nei primi 70. Un dato che fino a pochi anni fa sarebbe stato utopico.
Eppure, malgrado i numeri, l’unico che oggi può davvero far sognare l’Italia intera resta lui. Perché nessuno come Sinner ha saputo coniugare normalità e straordinarietà: il ragazzo che vive come un monaco ma gioca come un artista. Il talento limpido, tecnico e mentale, che ha dato al tennis azzurro un’identità internazionale.
Roma attende da 49 anni un vincitore italiano. L’ultimo fu Adriano Panatta, nel 1976. Da allora, il Foro ha visto sfilare generazioni di tennisti senza riuscire a ritrovare quella magia. Con Sinner, però, si entra in un’altra dimensione: non più la speranza episodica, ma la consapevolezza di avere finalmente un fuoriclasse in grado di scrivere la storia.