Una sequenza breve ma sufficiente a svegliare molte persone e ad alimentare timori in piena notte. Nell’area dei Castelli Romani, fragiovedì 5 e venerdì 6 marzo 2026, l’INGV ha registrato tre lievi scosse di terremoto con epicentro in prossimità di Lariano, comune della città metropolitana di Roma Capitale. L’evento più forte è stato rilevato alle00:23:43 del6 marzo con magnitudo locale 2.1, a circa3 chilometri a est del comune romano e a una profondità di 11 chilometri.
I dati ufficiali dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia collocano così con precisione il punto della sequenza che ha riportato attenzione su un territorio da sempre molto sensibile a ogni movimento del sottosuolo.
Le scosse precedenti, sempre secondo il monitoraggio INGV, sono state più leggere: una di magnitudo 1.3 alle 00:20:27 del 6 marzo e una ancora più debole poco prima, nella stessa area sismica. Pur trattandosi di valori contenuti, il terremoto è stato avvertito da numerosi residenti a Lariano e in altri centri vicini, con segnalazioni arrivate anche da Artena e da altri comuni del comprensorio.
In alcune attività commerciali sarebbero scattati gli allarmi, mentre sui social si è diffuso in pochi minuti un fitto passaparola di testimonianze e commenti.
Scosse di terremoto a Lariano, la sequenza registrata dall’INGV
Il dato tecnico più importante resta quello fornito in tempo reale dall’INGV. La scossa principale, magnitudo 2.1, è stata localizzata con coordinate 41.7215 di latitudine e 12.8710 di longitudine, a una profondità di 11 chilometri. Poco prima, sempre nella stessa notte, l’istituto aveva registrato un evento di magnitudo 1.3 in zona 3 chilometri a sud-est di Lariano.
La sequenza, nel suo insieme, descrive un’attività lieve, ma non per questo irrilevante dal punto di vista percettivo per la popolazione, soprattutto perché avvenuta in orario notturno, quando rumori e vibrazioni vengono avvertiti con maggiore nitidezza.
La differenza fra intensità strumentale e percezione reale è proprio uno degli aspetti che emergono con più evidenza in casi come questo. Un terremoto di magnitudo bassa può non avere conseguenze strutturali, ma può essere sentito distintamente in casa, specie ai piani alti o in edifici particolarmente silenziosi nelle ore notturne. È anche per questo che, nonostante l’assenza di un quadro emergenziale, molte persone abbiano scelto di condividere online le proprie sensazioni e di chiedere conferme quasi in tempo reale.
Castelli Romani in allerta, la paura dei residenti e gli allarmi scattati
Le testimonianze arrivate dal territorio parlano di due o tre scosse percepite distintamente, con la prima e l’ultima ritenute da alcuni più avvertibili. In diversi messaggi pubblici diffusi durante la notte, alcuni cittadini hanno riferito del suono di allarmi e di un risveglio improvviso provocato dalla vibrazione percepita in casa. Sono reazioni comprensibili, soprattutto in un’area dove il tema sismico resta molto sentito e dove anche eventi modesti riportano alla memoria sequenze del passato.
Al momento, dalle informazioni disponibili pubblicamente, non risultano segnalazioni di danni a persone o cose collegati alle scosse della notte. La notizia che emerge con maggiore chiarezza è quindi quella di una paura diffusa ma circoscritta, alimentata più dalla percezione improvvisa del fenomeno che da effetti concreti sulle strutture.
Colli Albani e sismicità, perché l’area resta osservata speciale
Per capire perché episodi del genere non siano considerati anomali dagli specialisti bisogna guardare alla natura geologica del territorio. I Colli Albani, ricorda l’INGV, sono un complesso vulcanico situato a sud-est di Roma dove sono ancora presenti indizi di attività, come circolazione idrotermale, sismicità e sollevamento del suolo.
Lo stesso istituto, nelle sue pagine di sorveglianza, segnala per quest’area attività sismica ricorrente, variazioni di temperatura e composizione delle acque, emissioni di gas e deformazioni del suolo misurate con tecniche geodetiche e satellitari.
Questo non significa che ogni scossa debba essere letta come un evento eccezionale, ma aiuta a comprendere perché il monitoraggio sia costante e perché i dati dell’INGV siano il primo riferimento per inquadrare ciò che accade. La zona dei Colli Albani, infatti, non è geologicamente “spenta”: è un’area in quiescenza, sorvegliata e studiata proprio perché presenta segnali naturali che comprendono anche episodi di microsismicità o sismicità lieve.
Non è la prima volta che Lariano risulti epicentro di un sisma
Non è la prima volta che Lariano risulti epicentro di un movimento tellurico. Il 28 agosto 2020 il sito dell’INGV registrò una scossa di magnitudo 3.0 a 3 km con epicentro a Lariano. Il sisma sarebbe avvenuto a 10 km di profondità. Il terremoto fu avvertito nel quadrante Sud di Roma, ai Castelli e nell’hinterland della Capitale.
Ancora, intorno alle 13:14 del 6 dicembre 2022, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia riportò una scossa di terremoto a 4 km SE da Lariano. Secondo i sismologi dell’INGV si trattò di una scossa di magnitudo 2.2 con una profondità di 22 km. Il movimento tellurico fu avvertito dai residenti di Artena, Velletri e dei Castelli Romani.
Nessun danno segnalato, ma il tema resta la prevenzione
L’assenza di danni non riduce il valore della prevenzione. Eventi come quello registrato a Lariano ricordano quanto sia importante conoscere il territorio, sapere a chi affidarsi per le informazioni corrette e distinguere i dati ufficiali dal rumore che spesso si genera sui social. Nelle ore successive alle scosse, infatti, il primo bisogno dei cittadini è stato proprio quello di avere conferme: quanti eventi ci sono stati, con quale magnitudo, a quale profondità, con quale epicentro.
Ed è significativo che le risposte siano arrivate dai rilievi dell’INGV, che continuano a rappresentare il punto di riferimento per la lettura scientifica del fenomeno.
Per Lariano, Artena e per tutto il quadrante dei Castelli Romani la notte del 6 marzo lascia dunque soprattutto un messaggio di attenzione, non di allarme: tre scosse lievi, avvertite da molti, senza conseguenze segnalate, ma sufficienti a ricordare che il sottosuolo di quest’area resta dinamico e costantemente osservato. La vera risposta, in questi casi, sta nella qualità dell’informazione e nella capacità delle istituzioni scientifiche di fornire dati rapidi, verificati e comprensibili.
