La corte d’appello di Roma ha emesso un verdetto significativo per la comunità colpita dal devastante terremoto del 24 agosto 2016. Stefano Petrucci, ex sindaco di Accumoli, è stato condannato a otto mesi di reclusione per disastro colposo in merito al crollo del campanile che provocò la morte della famiglia Tuccio. Al contrario, Matteo Buzzi, il direttore dei lavori, è stato nuovamente assolto.
Terremoto Accumoli – crollo campanile San Francesco
Durante quella tragica notte estiva del 2016, un potente sisma scuoteva il centro Italia, causando morte e distruzione. Ad Accumoli, il crollo del campanile della chiesa di San Francesco fu una delle immagini più drammatiche della catastrofe. Sotto le sue macerie persero la vita quattro membri della famiglia Tuccio: genitori e due bambini.
La sentenza d’appello ribalta parzialmente quella di primo grado emessa nel 2020. Inizialmente Petrucci era stato assolto per insufficienza di prove. Il giudice ha tuttavia riconosciuto delle responsabilità nel non aver adottato adeguati provvedimenti per mettere in sicurezza la struttura fatiscente.
Sentenza Corte d’appello
Il processo d’appello ha posto l’accento su alcuni aspetti tecnici e amministrativi che non erano stati sufficientemente approfonditi in precedenza. Il legale dell’ex sindaco ha annunciato la volontà di ricorrere ulteriormente in Cassazione, sostenendo che le responsabilità andrebbero ripartite anche con chi doveva sorvegliare e autorizzare i lavori edili nella zona a rischio sismico.
Nello stesso giudizio, è stata confermata l’assoluzione di Matteo Buzzi. Già nel precedente grado di giudizio era stata esclusa la sua colpevolezza diretta nel drammatico evento.
Reazioni dell’opinione pubblica locale
La notizia della condanna ha diviso l’opinione pubblica locale: c’è chi ritiene giusto individuare precise responsabilità nelle istituzioni pubbliche e chi considera ingiusto addossare colpe a una singola persona per una calamità naturale imprevedibile nelle sue conseguenze.
Intanto, ad Amatrice e nei comuni limitrofi continua il difficile percorso verso la ricostruzione. Le ferite lasciate dal sisma sono ancora visibili nei paesi devastati dove gli interventi infrastrutturali proseguono a rilento tra burocrazia e difficoltà economiche.