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Torpignattara, bus in fiamme per un monopattino elettrico: la mobilità green e i rischi delle batterie al litio

L’incendio del bus Atac a Torpignattara rilancia l’allarme: monopattini, bici e auto elettriche possono incendiarsi. Quanto sono sicuri i veicoli green?
Di Alessandra Monti
Monopattini elettrici, Roma Fori Imperiali

Un bus della linea 557 è stato ridotto in cenere giovedì mattina a Torpignattara. Nessun passeggero è rimasto ferito, ma il rogo, secondo Atac, sarebbe stato provocato dalla batteria di un monopattino elettrico portato a bordo, in violazione del regolamento. L’episodio apre un dibattito sempre più urgente: quanto sono sicuri i veicoli elettrici e quale rischio corriamo con la diffusione massiccia di monopattini, biciclette e auto a batteria?

Un incendio evitato per pochi secondi

L’incidente ha avuto un esito fortunatamente non drammatico. L’autista del bus e i passeggeri sono riusciti a scendere in tempo, mentre i Vigili del fuoco hanno domato le fiamme. Ma le immagini del mezzo completamente distrutto hanno fatto il giro della rete, rilanciando le preoccupazioni sulla sicurezza delle batterie al litio, cuore pulsante della mobilità elettrica.

La fragilità delle batterie al litio: come e perché possono incendiarsi

Le batterie al litio, oggi presenti in quasi tutti i dispositivi tecnologici ed elettrici, funzionano grazie a una reazione chimica che, in caso di surriscaldamento o danneggiamento, può degenerare in un fenomeno noto come “thermal runaway”: un aumento incontrollato della temperatura che porta all’incendio.

Nel caso dei monopattini elettrici, spesso si tratta di batterie compatte, di qualità variabile e non sempre dotate di sistemi di protezione avanzati. Il rischio aumenta se il dispositivo subisce urti, viene ricaricato con alimentatori non originali o lasciato esposto a forti sbalzi termici.

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Dai monopattini alle auto elettriche: un problema in crescita

Se gli episodi legati ai monopattini hanno grande impatto mediatico, il problema riguarda l’intera filiera della mobilità elettrica. Negli ultimi anni non sono mancati casi di biciclette elettriche esplose durante la ricarica domestica o automobili elettriche andate in fiamme, con interventi complessi dei Vigili del fuoco.

Un’auto elettrica in fiamme, ad esempio, può bruciare per ore e richiedere grandi quantità di acqua per essere spenta, oltre a dover essere immersa in vasche speciali per evitare che la combustione riparta. È un tipo di emergenza che impone nuove procedure e nuove dotazioni anche alle forze di soccorso.

Atac: “vietato trasportare veicoli elettrici sui mezzi pubblici”

La società di trasporto romano, dopo l’episodio di Torpignattara, ha ribadito il divieto assoluto di portare a bordo mezzi di trazione elettrica. Una regola già esistente, ma spesso ignorata dai passeggeri. “Invitiamo i cittadini a segnalare eventuali violazioni”, scrive Atac, che sottolinea come la sicurezza delle persone e l’integrità dei veicoli pubblici vengano prima di tutto.

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Sostenibilità o sicurezza?

Il rogo del bus romano solleva un interrogativo cruciale per le città italiane: come gestire la diffusione capillare di mezzi elettrici che, pur offrendo vantaggi ambientali e di mobilità, presentano rischi ancora poco conosciuti e difficili da gestire?

Molti esperti chiedono controlli più stringenti sulla qualità delle batterie importate, campagne informative sui rischi di una cattiva ricarica e norme chiare sull’utilizzo dei veicoli elettrici negli spazi pubblici. Senza dimenticare la necessità di adeguare le infrastrutture e i protocolli di sicurezza.

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Una mobilità più sicura è possibile?

Il caso di Torpignattara non è isolato: episodi simili sono stati registrati in altre capitali europee. L’Italia si trova ora davanti a una scelta: continuare a incentivare la mobilità elettrica senza affrontare i nodi della sicurezza, oppure introdurre misure concrete che ne riducano i rischi.

Tra le ipotesi: zone dedicate per la sosta e il trasporto dei monopattini, obbligo di certificazioni di qualità per le batterie, corsi di informazione per gli utenti e un maggiore coordinamento tra produttori, enti locali e forze di soccorso.

L’obiettivo non è fermare la transizione ecologica, ma renderla sostenibile anche dal punto di vista della sicurezza. Perché dietro l’immagine di un bus carbonizzato resta una domanda che riguarda tutti: siamo davvero pronti a convivere con le nuove tecnologie elettriche?

 
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Cronaca

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