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Trasporto ferroviario

Violenza Treni. A Velletri un macchinista è finito all’ospedale, la capotreno sotto choc: aggrediti da un passeggero

Il macchinista è stato colpito ripetutamente al volto, riportando una frattura del setto nasale. Attualmente è ricoverato al Nuovo Ospedale dei Castelli
Di Fabio Vergovich
Due poliziotti di spalle alla stazione treni
Poliziotti sulla banchina ferroviaria (Immagine di repertorio)

“Erano passate da poco le ore 22 di ieri, 3 aprile 2025, quando in un treno partito da Roma Termini e fermo, a termine corsa, nella stazione di Velletri (Rm), sarebbe stato aggredito un macchinista e strattonata una capotreno da una persona che avrebbe inveito contro entrambi, per poi scagliarsi sul macchinista e colpirlo ripetutamente al volto fino a procurargli una frattura al setto nasale. Il lavoratore è al momento ricoverato al Nuovo Ospedale dei Castelli. La collega capotreno, strattonata e minacciata, è sotto choc. Nell’attesa che sia chiarita nel dettaglio, dalle autorità competenti, la dinamica del grave episodio, esprimiamo la nostra più forte vicinanza e solidarietà ai due lavoratori e chiediamo un incontro urgente e tempestivo alla direzione regionale Lazio di Trenitalia e alla direzione di FS Security: va fatto tutto il possibile affinché questi eventi non si ripetano.

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Il silenzio delle istituzioni aziendali

Inoltre, ci risulta che nessun esponente aziendale si sia recato personalmente a esprimere solidarietà e a fornire supporto morale e logistico a due persone che sono state aggredite mentre prestavano un servizio: vogliamo approfondire al più presto la questione, perché si tratterebbe di una grave mancanza”. Così si esprime in un comunicato il segretario regionale della Fit-Cisl del Lazio, Fabio Bonavigo. La Fit-Cisl Lazio è la Federazione Italiana Trasporti (FIT), il Sindacato che rappresenta i lavoratori dei trasporti e che aderisce alla CISL (Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori).

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Un’assenza che pesa. Non solo per il gesto simbolico, ma per la percezione di isolamento che ne deriva in chi lavora ogni giorno a stretto contatto con l’utenza, spesso senza strumenti adeguati per fronteggiare situazioni ad alto rischio. Bonavigo parla apertamente di “grave mancanza” e torna a ribadire la necessità di attuare misure di prevenzione concrete, non più rinviabili: presidi di sicurezza a bordo, formazione specifica del personale, presenza sistematica delle forze dell’ordine nei treni e nelle stazioni più a rischio.

La sicurezza del trasporto pubblico è una questione di civiltà

Dietro ogni episodio di questo tipo non ci sono solo notizie di cronaca, ma storie di lavoratori esposti, senza reali strumenti di tutela, alla frustrazione e alla violenza di una parte dell’utenza. Spesso si tratta di viaggiatori che rifiutano il controllo del biglietto, persone alterate da alcol o droga, soggetti in difficoltà sociale. Le campagne di sensibilizzazione avviate finora si sono rivelate insufficienti a contenere un fenomeno che, se non arginato con decisione, rischia di diventare strutturale.

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Il tema va ben oltre la specificità del trasporto ferroviario. Tocca la più ampia questione della sicurezza nei luoghi di lavoro, del rispetto per chi ogni giorno garantisce servizi essenziali in contesti complicati, della responsabilità di aziende pubbliche e private nella tutela del proprio personale. Non è un problema di decoro, ma di diritti. E di dignità.

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Cronaca

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