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08 Luglio 2020

Pubblicato il

TV, la Poesia di Giorgio Albertazzi a “Ballando con le Stelle”

di Mariagloria Fontana

Giorgio Albertazzi su un palcoscenico, ancora emoziona, ma aveva bisogno di partecipare al programma di Milly Carlucci?

Il maestro Giorgio Albertazzi su un palcoscenico, quale che sia, ancora emoziona. Nella puntata scorsa del programma del sabato sera di Raiuno “Ballando con le stelle” condotto da Milly Carlucci, dopo una stentorea esibizione danzante, ma una vibrantissima performance recitativa, vestito di bianco e carismatico come pochi, ha parlato al pubblico televisivo del ‘duende’ di Eleonora Duse e di altri grandissimi artisti che come lui possiedono il demone dell’arte che trascina e che sale come fosse una febbre e lo spettatore, neofita o meno che sia di teatro, lo percepisce, lo sente come obnubilato da tanta Bellezza.

E allora ci si domanda: aveva bisogno il Maestro Albertazzi di partecipare al programma di Milly Carlucci alla venerabile età di novanta anni? No, ma la sua epifania è stata un regalo per il pubblico. Non crediamo che la tv abbia soltanto necessità di presentare al grande pubblico programmi popolari nel senso del  ‘trash’, si può e si deve essere popolari nell’accezione del divulgabile, cioè  rendere accessibile anche ciò che sembrerebbe ostico e invece, come è accaduto sabato scorso, diventa facile e un bel ‘gioco’ per i telespettatori.

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Ci manca la Rai dei grandi sceneggiati, di cui un giovane Albertazzi fu protagonista, ci manca la tv del varietà del sabato sera di un professionista elegante come Pippo Baudo,  la personalità da show-woman  di Raffaella Carrà. Invasi, come siamo, dalla mediocrità, artistica e politica.  Le fiction televisive italiane sono le nuove soap opera, piene di artisti che recitano come parlano e sappiamo per certo che parlano un pessimo italiano e che l’arte non è la vita.

Ci auguriamo, utopisticamente, che, prima o poi, la Rai dia uno spazio in prima serata in cui Albertazzi possa recitare la prosa e la poesia e darci una qualche ‘lezione’ di arte. Lo meriterebbe e lo meriteremmo noi, contribuenti e paganti il canone Rai, uno degli ultimi grandi artisti viventi che l’Italia abbia prodotto.

 
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