L’Università degli Studi della Tuscia ha inaugurato a Viterbo l’anno accademico 2025/2026 con una cerimonia che segna un passaggio istituzionale e culturale: per la prima volta è una donna, la rettrice Tiziana Laureti, a guidare l’ateneo. Ma il punto politico e accademico del suo intervento è stato soprattutto un altro: difendere la qualità del giudizio in un tempo dominato dalla velocità dei social e dalla produzione continua di contenuti, riportando al centro una parola che Laureti aveva già indicato al momento dell’insediamento, la cura.
Università della Tuscia, la cura diventa un metodo di studio e governo
Secondo la rettrice, la cura non può restare una formula di principio buona per i discorsi inaugurali. Deve diventare invece un metodo di lavoro, di formazione e di responsabilità pubblica. Nel suo intervento, Laureti ha legato questo concetto alla necessità di restituire ordine al pensiero, rimettendo in fila i passaggi che spesso il dibattito pubblico salta: capire, verificare, argomentare, poi decidere. È qui che si colloca il messaggio più netto della giornata. L’università, nel ragionamento della guida di UNITUS, non può inseguire soltanto la velocità del presente. Deve offrire uno spazio in cui il giudizio resti fondato, la critica venga allenata e la conoscenza non sia ridotta a un consumo rapido.
La linea è coerente con il discorso di insediamento pronunciato a novembre, quando Laureti aveva indicato tre parole guida per il suo mandato: cura, coraggio e creatività. Per questa inaugurazione ha scelto di soffermarsi sulla prima, trasformandola in una chiave concreta per leggere il rapporto dell’ateneo con gli studenti, con la ricerca e con il territorio. Secondo la rettrice, prendersi cura del sapere significa allenare il senso critico e la capacità di motivare le proprie posizioni prima di arrivare a un risultato. Prendersi cura del futuro significa invece assumersi una responsabilità pubblica che coinvolge la ricerca, la qualità della didattica e le alleanze istituzionali.
Anno accademico 2025/2026, crescono matricole e iscritti ma pesa il nodo dispersione
La cerimonia non è stata solo simbolica. Laureti ha scelto di accompagnare il suo impianto culturale con dati che descrivono un ateneo in crescita, ma ancora alle prese con un tema delicato. Per l’anno 2025/2026, secondo i numeri illustrati durante l’inaugurazione, le matricole crescono di circa l’1% e gli iscritti complessivi di quasi il 5%. Un segnale favorevole, che conferma la capacità di attrazione dell’Università della Tuscia in una fase in cui il sistema universitario italiano continua a misurarsi con squilibri territoriali, calo demografico e forte concorrenza formativa.
Accanto a questi dati, però, la rettrice ha messo in evidenza una fragilità che riguarda l’intero Paese e che a Viterbo assume una dimensione ancora più marcata. In Italia, ha ricordato, un immatricolato su cinque non prosegue al secondo anno. Alla Tuscia il dato sale al 27%. È un numero che pesa, perché racconta non solo una difficoltà individuale, ma anche un problema strutturale che tocca orientamento, accompagnamento, sostenibilità dei percorsi e capacità degli atenei di intercettare il disagio prima che diventi rinuncia.
Il valore aggiunto del discorso di Laureti sta proprio qui: non nella semplice denuncia, ma nella scelta di indicare una risposta operativa. L’ateneo ha infatti lanciato UniNeuralPath, progetto pilota che utilizza report metacognitivi e un assistente conversazionale basato sull’intelligenza artificiale all’interno di un Piano Accademico Inclusivo. L’obiettivo, secondo quanto spiegato nel corso della cerimonia, è sostenere gli studenti nei momenti di maggiore complessità, offrendo strumenti capaci di leggere difficoltà, incertezze e rallentamenti lungo il percorso universitario.
AI e inclusione, il progetto UniNeuralPath per sostenere gli studenti
Il tema è interessante anche per un altro motivo. Laureti ha costruito una parte significativa del suo intervento sulla necessità di non subire la tecnologia, ma di governarla. Da un lato ha richiamato il rumore di fondo prodotto dai social network e dall’altro ha messo in guardia rispetto a un uso dell’intelligenza artificiale che accelera la produzione di contenuti non sempre fondati. Dall’altro lato, però, UNITUS sceglie di usare proprio un assistente AI per contrastare l’abbandono universitario. Non c’è quindi una contrapposizione ideologica con la tecnologia. C’è, piuttosto, un tentativo di rimetterla al servizio di un disegno formativo più attento alla persona.
Questo passaggio conta anche sul piano nazionale. Molti atenei stanno cercando un equilibrio nuovo con gli strumenti digitali, ma spesso il dibattito resta bloccato su posizioni opposte: entusiasmo senza filtri oppure diffidenza preventiva. A Viterbo la linea appare diversa. Secondo la rettrice, tecnologia e umanesimo devono procedere insieme. È una formula che rischierebbe di restare astratta se non fosse accompagnata da un progetto concreto come UniNeuralPath, pensato non per sostituire docenti, tutor o relazioni educative, ma per rafforzare la capacità dell’università di intercettare i momenti più delicati della vita accademica.
Ricerca internazionale e Bruxelles, il salto europeo dell’ateneo di Viterbo
La cura evocata da Laureti non riguarda soltanto la didattica. Nel suo intervento la rettrice ha allargato il campo alla ricerca e al profilo internazionale dell’Università della Tuscia. L’ateneo, secondo quanto illustrato durante la cerimonia, è già impegnato in progetti che vanno dalla fusione nucleare con l’iniziativa TRUST fino ai temi della biodiversità e dell’approccio One Health. Non si tratta di un elenco ornamentale. È il segnale di una strategia che punta a collocare UNITUS dentro reti europee sempre più stabili e visibili.
In questo quadro si inserisce anche il riferimento a una presenza più strutturata a Bruxelles. Per un’università di dimensioni non paragonabili ai grandi atenei metropolitani, il rafforzamento del posizionamento europeo ha un significato preciso: intercettare bandi, costruire partenariati, aumentare la capacità di incidere su dossier scientifici e formativi che oggi si giocano in larga parte su scala sovranazionale. Per studenti, ricercatori e territorio questo può tradursi in opportunità concrete, dalla mobilità ai finanziamenti, fino a nuovi percorsi di collaborazione con imprese e istituzioni.
Paolo Mieli agli studenti: una formazione così serve ovunque
A dare ulteriore peso alla cerimonia è stata la lectio magistralis di Paolo Mieli, che ha collegato il valore della formazione universitaria al tempo storico attuale, segnato da guerre, instabilità e necessità di tenere vivo il dubbio. Nel suo intervento ha definito l’Università della Tuscia una delle realtà più note d’Italia e d’Europa, sottolineandone i risultati e la vitalità creativa. Poi si è rivolto direttamente agli studenti con un messaggio netto: persone formate a questo livello servono ovunque.
È una frase che va oltre il rituale di una giornata accademica. In un periodo in cui molti giovani faticano a vedere nell’università una promessa credibile di crescita personale e professionale, sentire ribadire il valore della preparazione ha un peso reale. Mieli ha insistito sull’importanza del dubbio come forma di partecipazione al presente, e il richiamo dialoga bene con il discorso della rettrice: non semplificare troppo, non pensare di avere risposte immediate per tutto, non sacrificare il metodo al rumore del momento.
Perché l’inaugurazione UNITUS conta anche fuori dall’università
L’apertura dell’anno accademico 2025/2026 dell’Università della Tuscia conta perché racconta una scelta precisa sul ruolo pubblico dell’università. Non basta registrare l’aumento delle iscrizioni o l’avvio di nuovi progetti. Il messaggio più forte emerso a Viterbo è che un ateneo, oggi, deve tornare a essere un luogo capace di formare giudizio, accompagnare le fragilità e costruire legami utili con il territorio e con l’Europa.
Nel frattempo resta aperta la verifica più importante: trasformare le parole in risultati misurabili. Ridurre il 27% di mancata prosecuzione dopo il primo anno sarà il banco di prova più concreto del nuovo corso. Così come sarà rilevante capire quanto il Piano Accademico Inclusivo e gli strumenti AI riusciranno davvero a incidere sull’esperienza degli studenti. Il passaggio inaugurale, però, ha già fissato una direzione chiara. Secondo Laureti, la conoscenza non può essere trattata come un prodotto da consumare in fretta. Deve restare un bene comune da proteggere con pazienza, metodo e responsabilità. In tempi di risposte lampo, è una posizione che va oltre i confini dell’ateneo e parla a tutto il sistema della formazione.
