Domenica 07 Giugno 2020 ore 11:52
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A Venezia, la Bob Barker, la nave ammiraglia di Sea Shepherd FOTO
L’imbarcazione più temuta dai balenieri giapponesi attracca a Venezia dal 1 febbraio ed è già una festa

Dopo aver ospitato la Brigitte Bardot, l’incursore veloce protagonista di tante avventure in tutti gli oceani del pianeta a salvaguardia della vita dei mari, l’Italia si prepara ad accogliere un altro pezzo da novanta della flotta di Sea Shepherd, l’organizzazione internazionale nata nel ’77 e capitanata da Paul Watson, che opera a difesa della fauna marina e della salute degli oceani, la Bob Barker.

Hanno fatto storia gli incontri della B. Barker opposta alle grandi navi baleniere giapponesi, così come l’epico inseguimento, durato 110 giorni, ai danni della nave bracconiera Thunder, nell’ambito della Operazione Icefish, dedicata alla difesa del merluzzo dell’Antartico.

Nota al grande pubblico anche per essere stata presenza attiva alle Isole Faroe in difesa dei globicefali, che continuano ad essere massacrati di anno in anno, da quelle popolazioni e su quelle spiagge a protettorato danese, nonostante l’Europa ne vieti la caccia, la nave rimarrà ormeggiata a Venezia fino al 7 febbraio.

Occasione unica per visitarla e per conoscere alcuni membri dell’equipaggio, la visita italiana dell’imbarcazione servirà anche a raccogliere fondi per la prosecuzione degli interventi della flotta di Sea Shepherd nei mari più “caldi” e a rischio bracconaggio del mondo.

E’ noto, infatti, che l’organizzazione di Paul Watson, si finanzia con le donazioni di persone comuni e amanti della Natura trai quali spiccano nomi di personaggi del mondo dell’arte e dello spettacolo. Dallo scomparso Sam Simon (ideatore dei Simpson) alla sempre affascinante Brigitte Bardot, la lista è piena di nomi che, sfruttando a fin di bene la propria notorietà, continuano a prestarsi per cause nobili come la difesa degli oceani. Oceani che, mai come in questi ultimi anni, hanno bisogno di aiuto per sopravvivere all’eccessivo sfruttamento da parte dell’uomo perché, come dice sovente il Capitano Watson, “se l’oceano muore, l’uomo muore..”.

*Foto per gentile concessione Sea Shepherd

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