Sabato 06 Giugno 2020 ore 12:36
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Governo e Decreto Sicurezza Bis: morto uno scontro se ne fa un altro
Passato il Decreto Sicurezza Bis, si infiamma la polemica sulla Tav. E Salvini avverte il M5S: "La pazienza sta finendo"

È ufficialmente iniziata la settimana più lunga del Governo Conte. Un inizio, in realtà, relativamente soft, visto che in pochi credevano che l’esecutivo potesse davvero cadere sul Decreto Sicurezza Bis. Al netto dei mal di pancia di alcuni senatori pentastellati, infatti, la Lega sapeva di poter contare su aiuti provenienti dal Gruppo Misto, dagli “alleati naturali” di Fratelli d’Italia e dagli eletti di Forza Italia vicini alle posizioni del Governatore Ligure Giovanni Toti.

Il Carroccio, in effetti, ha sempre mostrato una certa baldanza, tanto è vero che il vicepremier Matteo Salvini ha punzecchiato gli alleati-rivali del M5S su altri temi: dal taglio delle tasse alla riforma della giustizia, dall’autonomia allo sblocco delle opere ferme. Ma il principale oggetto del contendere resta uno solo, lo scoglio atavico della Tav, su cui si è consumato l’ennesimo strappo tra il Ministro dell’Interno e il suo collega Danilo Toninelli.

«Mercoledì si vota una mozione dei Cinque Stelle per bloccare la Tav, e questo sarà un problema: chiunque dirà no alla Tav, stia bene attento, perché mette a rischio il Governo» ha tuonato il segretario leghista dal lecchese, in occasione della chiusura della festa del partito. Anche perché, è il ragionamento di Salvini, un voto contrario da parte del Parlamento sarebbe di fatto una sfiducia al Presidente del Consiglio, oltre che uno schiaffo agli Italiani che vogliono treni, porti e aeroporti. E «noi ne trarremo le conseguenze».

Parole che non potevano passare inosservate, e che hanno provocato la replica piccata di Toninelli. «La mozione impegna il Parlamento e non il Governo. Questo significa che non ci saranno problemi per la tenuta del Governo. Salvini minacci chi vuole» ha frignato il titolare del MIT.

Ora, considerato che il Ministro grillino è celebre per le gaffe che gli hanno meritato (si fa per dire) il nomignolo di “Tontinelli”, non stupisce più di tanto che il livello della sua risposta sia lo stesso di uno scolaretto che cerca di arrampicarsi sugli specchi perché non ha studiato abbastanza per sostenere un’interrogazione. È del tutto evidente, infatti, che il Capitano non si riferiva a problemi “tecnici” - come se, per intenderci, l’esecutivo avesse messo la fiducia sul provvedimento -, ma a problemi squisitamente politici.

«Di Battista, Di Maio, Grillo, Toninelli: o tutti fanno il loro lavoro o la pazienza finisce. O le cose le facciamo bene o le mezze misure non ci piacciono, e lo dico non alle opposizioni, sono stufo di attacchi di quelli che dovrebbero essere alleati» ha rincarato la dose il vicepremier.

Insomma, morto uno scontro se ne fa subito un altro. E il MoVimento dovrebbe stare molto attento a non tirare troppo la corda, che già da tempo ha cominciato a dare segnali di rottura. Una rottura da cui la Lega avrebbe molto di più da guadagnare, stante l’inarrestabile crescita segnalata dai sondaggi.

Certo, ci possono essere eventi in grado di cambiare il quadro. Per esempio, ha destato scalpore il video in cui Salvini si improvvisava deejay alla consolle del Papeete Beach, noto stabilimento balneare di Milano Marittima. Il suo atteggiamento scherzoso è stato immediatamente stigmatizzato, con l’usuale spocchia, dalla crème dei radical-chic. Che non ce la fanno proprio a sopportare l’idea che la Lega sia al 40%. La vogliono a tutti i costi al 60%.

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