Mercoledì 03 Giugno 2020 ore 02:00
IGIENE A REGOLA D’ARTE

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Covid-19. Qualità e difetti della candeggina: il bianco che inganna
È il classico rimedio della nonna per togliere le macchie. Ma per pulire e sanificare davvero ci vuole altro

A dare seguito al precedente articolo, relativo al corretto utilizzo del gel sanificante, questa volta vogliamo parlare di un altro aspetto importante, in questi giorni di emergenza collettiva per il Covid-19: i reali "poteri" di sanificazione della candeggina.

Innanzitutto, chiariamo che per la legge italiana l’ipoclorito di sodio, nome scientifico della candeggina, non è un disinfettante. E leggendo queste righe capirete il perché.

All'atto della produzione, la presenza del principio di cloro attivo deve essere riportata in etichetta con questo simbolo <5%, che significa inferiore al 5 per cento... e da qui nascono i primi dilemmi sull'efficacia certa di tale prodotto.

Infatti il cloro oltre a essere fotosensibile e termosensibile, tende a invecchiare precocemente cambiando colore (giallo), rendendo pressoché inefficace il prodotto e il risultato.

La candeggina è un detergente? Certo che NO! Un detergente per essere considerato tale deve contenere nel suo formulato dei tensioattivi, elementi in grado di degradare e asportare lo sporco. Senza tali componenti, qualsiasi prodotto chimico non è in grado di effettuare nessun tipo di pulizia e igienizzazione.

Perché, allora, le superfici trattate con candeggina risultano bianche e pulite?

ATTENZIONE: bianche sì, pulite NO. La candeggina è uno sbiancante ottico, quindi ci dà l'illusione del pulito ma in effetti sta soltanto sbiancando lo sporco. Il bucato delle nostre mamme o mogli ne è la prova. Una tovaglia macchiata di vino, o di un’altra sostanza apparentemente indelebile, trattata con candeggina si sbianca... ma poi? Ovviamente la nostra mamma, e non me ne vogliano le mogli, dovrà lavarla a mano o in lavatrice con un detersivo.

Se la candeggina avesse doti di detergenza, sarebbe un doppio inutile trattamento. Si rende invece necessario un corretto lavaggio, in quanto dobbiamo togliere lo sporco che la candeggina non potrebbe mai togliere, pur avendo sbiancato le macchie.

Seconda questione: trattasi di prodotto ecologico? Giammai. Il cloro è un elemento chimico altamente inquinante, vedi i simboli di sicurezza sull'etichetta.

In conclusione, l'atavica candeggina tramandataci dalle nostre nonne è un sanificante consigliabile da usare? Ieri esisteva e si guidava la Fiat 127, oggi la tecnologia ci consente di acquistare una vettura ibrida o elettrica. Quindi, il mio consiglio, qualora ci si volesse ostinare a comprare e usare la candeggina, è di controllare la data di produzione posta sull'etichetta, che deve essere la più recente possibile e la confezione in modo categorico deve essere opaca, per prevenire il precoce invecchiamento del contenuto.

Candeggine gialle, invecchiate nel colore e nella sostanza, in confezione trasparente sarebbero da bandire per legge, vista e considerata la certificata INEFFICACIA.

Del resto la candeggina più famosa pubblicizzata dalla simpatica nonnina risulta la più efficiente e performante, solo perché è la più venduta e consumata prima rispetto alle altre, che pur avendo lo stesso titolo di cloro vengono acquistate meno, generando quell'invecchiamento e quella parziale o nulla efficacia di cui sopra.

Comunque per i “clorostinati” c’è un modo per soddisfare in modo più intelligente la loro dipendenza. Sul mercato, infatti, esistono dei detergenti sanificanti a base di cloro (idem per altri principi attivi) che contengono i predetti tensioattivi, onde consentire in una sola operazione sia la fase di detergenza, sia quella di sanificazione della superficie che si vuole trattare.

Chiarito che l’affidabilità dell’ipoclorito come sanificante dipende da più fattori, è bene dire che attenendosi alle indicazioni che abbiamo visto tale principio attivo è da ritenersi antiquato, ma discretamente valido.

Quali altri principi attivi potrebbero/dovrebbero essere usati in alternativa, facendo seguire a una fase di detergenza a quella di disinfezione?

Acido Peracetico, Glutaraldeide, Ossigeno Attivo, Alcool Isopropilico, Clorexidina e trattamenti con l’ozono sono i più evoluti dal punto di vista dell'efficacia certa per un habitat pulito e sicuro.

Per concludere, qui di seguito le quattro fasi per igienizzare in modo perfetto qualsiasi superficie:

1) pulizia o detersione (con prodotto detergente);

2) risciacquo;

3) disinfezione (con prodotto disinfettante);

4) risciacquo.

Ricordiamocene anche in seguito, quando finalmente ci saremo lasciati alle spalle questa maledetta emergenza da Covid-19.

Governo, approvato il decreto legge "Cura Italia", 25 mld per emergenza Covid 19

Roma Forlanini, Martelli: "Covid-19 è calamità, riapriamo almeno un reparto"

 

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