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Valmontone, Antonio Ingroia presenta “Traditi”: la lotta senza fine contro il tradimento e la mafia

Un capitolo fondamentale del libro di Ingroia riguarda la stagione delle stragi, con la morte dei giudici Falcone e Borsellino, simboli assoluti della lotta alla mafia
Di Alessandra Monti
Antonino Ingroia
Antonino Ingroia

L’Associazione Culturale Il Campanone Nuovo, con il patrocinio del Comune di Valmontone, ospita il 19 luglio la presentazione di un libro che scuote le coscienze e riaccende i riflettori su uno dei periodi più oscuri e drammatici della storia recente d’Italia. A partire dalle 18:30, nella Sala dell’Aria di Palazzo Doria Pamphilj, i lettori potranno incontrare l’autore, Antonio Ingroia, che, con “Traditi”, racconta le verità scomode e dolorose legate alla lotta alla mafia e alla giustizia in un paese che sembra aver dimenticato le lezioni di Falcone e Borsellino. L’intervista sarà curata da Sara Terzini e Fabrizio Scaramella.

Il cuore del racconto: il tradimento

“Traditi” non è solo un libro. È una testimonianza diretta, cruda e senza filtri di un uomo che ha vissuto in prima persona la battaglia contro la mafia e la disillusione che ne è seguita. Antonio Ingroia, già magistrato antimafia, avvocato oggi, ha deciso di raccontare senza remore la sua storia, una storia fatta di luci e ombre, di amicizie tradite e alleanze spezzate. E lo fa attraverso un dialogo appassionato con Massimo Giletti, che ne raccoglie i ricordi e le riflessioni, nel tentativo di fare luce su un passato ancora pieno di domande senza risposta.

Il libro racconta di una stagione segnata dalle stragi, dalle inchieste contro Cosa Nostra e dalla battaglia per la verità che sembrava condurre dritto verso un’epoca di giustizia. Ma quella stessa giustizia è stata tradita, come lo stesso Ingroia non ha paura di ammettere. Dalla sua esperienza di magistrato antimafia a Palermo, fino alla sua disillusione nei confronti di un sistema giudiziario che si è rivelato più fragile di quanto avesse mai immaginato. La sua uscita dalla magistratura, una scelta radicale e dolorosa, segna il culmine di un processo che lo ha visto combattere contro non solo la mafia, ma anche contro i suoi “compagni di battaglia”, che nel momento del bisogno si sono rivelati traditori.

La mafia corleonese e il mistero delle stragi

Un capitolo fondamentale del libro riguarda la stagione delle stragi, quella che ha visto la morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli assoluti della lotta alla mafia. Ingroia, che è stato tra i più stretti collaboratori di Falcone, descrive quel periodo con un misto di dolore e disillusione. Le sue parole non nascondono il suo rancore per le omissioni, i depistaggi e le contraddizioni che hanno segnato gli anni successivi alle stragi. Per Ingroia, le morti dei due magistrati non sono mai state del tutto spiegate. I misteri irrisolti e le connivenze politiche e giudiziarie fanno da sfondo a una narrazione che non risparmia colpi bassi nei confronti di chi, all’interno delle istituzioni, ha preferito voltarsi dall’altra parte.

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La mafia corleonese, che aveva seminato morte con una ferocia inaudita, ha lasciato dietro di sé non solo vittime, ma anche un panorama politico e giudiziario pieno di ambiguità e complicità. Ingroia lo racconta con la consapevolezza che, nonostante le conquiste fatte, la guerra contro Cosa Nostra non è mai stata veramente vinta. E ancora oggi, dopo anni, il paese si trova a fare i conti con quella sconfitta silenziosa e dolorosa.

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La politica e la delusione di un magistrato di sinistra

Una delle rivelazioni più forti contenute nel libro è la sua critica alla sinistra politica, che lo ha visto come un proprio alleato e che, invece, lo ha tradito quando ha scelto di entrare in politica. Ingroia racconta il suo impegno nelle istituzioni politiche, in un tentativo di dare un contributo alla lotta per la legalità e alla giustizia. Ma, come in un film drammatico, presto si accorge che la politica non ha nulla in comune con le alte aspirazioni che lo avevano spinto a scegliere il diritto e la giustizia come scelte di vita.

Il suo è un atto di accusa nei confronti di un ambiente che si è rivelato del tutto lontano da quello che lui aveva immaginato. Le sue parole sono dure, e non fanno sconti nemmeno a chi lo aveva accolto con entusiasmo. La sinistra, in particolare, viene descritta come incapace di mantenere le promesse fatte a chi, come lui, aveva sperato in un cambiamento radicale. Un cambiamento che, evidentemente, non è mai arrivato.

L’avvocato e la malagiustizia

Dopo aver lasciato la magistratura, Ingroia intraprende una nuova carriera da avvocato, affrontando ogni giorno le ingiustizie che caratterizzano il sistema giudiziario italiano. E qui si confronta con un altro volto della malagiustizia: quello di un sistema che non solo non funziona, ma che spesso, soprattutto nelle sue pieghe più nascoste, continua a perpetuare l’inefficienza e l’iniquità.

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La sua nuova vita da avvocato è costellata di casi che dimostrano quanto sia difficile oggi lottare per la verità, e come il sistema giudiziario non riesca ad arginare la corruzione e l’abuso di potere. Le sue esperienze quotidiane, raccontate con il tono di chi ha vissuto da protagonista la delusione per un sistema che non ha mai fatto i conti con i suoi limiti, sono l’ennesima dimostrazione di quanto sia ancora lunga la strada per una giustizia equa e funzionante in Italia.

Un libro che fa riflettere

“Traditi” non è solo un racconto delle vicende di un uomo, ma una riflessione profonda su un intero sistema, su una nazione che si trova spesso a fare i conti con il tradimento delle sue stesse istituzioni. La mafia è solo una parte del problema. Quello che emerge, con chiarezza, dalle pagine del libro, è la difficoltà di costruire un paese davvero libero dalla corruzione, dalla mafia e dalle sue infiltrazioni nelle istituzioni.

La presentazione del libro a Valmontone sarà un’occasione unica per approfondire queste tematiche, ascoltando direttamente Ingroia raccontare un’esperienza che ha segnato in profondità non solo la vita del magistrato, ma quella di tutta una nazione.

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Cronaca

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