Valmontone, banca fatta esplodere nella notte: assalto al bancomat sulla Casilina, caccia ai rapinatori. Le immagini

Valmontone, assalto nella notte al bancomat della Banca Popolare del Lazio in via Casilina: esplosione, danni alla filiale e indagini in corso
Di Lina Gelsi
Valmontone, Rapina Banca Popolare Lazio

A Valmontone la notte è stata spezzata da un boato. Nel mirino è finita la filiale della Banca Popolare del Lazio di via Casilina 129, dove ignoti hanno fatto esplodere lo sportello bancomat per aprirsi un varco e tentare il colpo. L’episodio, avvenuto nelle prime ore di domenica 8 marzo, ha provocato danni all’ingresso dell’istituto di credito e ha riportato al centro l’allarme per gli assalti con esplosivo agli Atm, una tecnica già comparsa in altri episodi nel Lazio e nel Centro-Sud. Sull’accaduto indagano le forze dell’ordine, mentre al momento i responsabili risultano in fuga.

Esplosione alla Banca Popolare del Lazio di Valmontone

La filiale colpita è quella della Banca Popolare del Lazio situata lungo via Casilina, sede che sul sito ufficiale dell’istituto risulta effettivamente presente a Valmontone con servizio bancomat attivo. Secondo le prime informazioni emerse in mattinata, l’azione sarebbe stata condotta nel cuore della notte con modalità compatibili con un assalto mirato allo sportello automatico. Il boato ha richiamato l’attenzione dei residenti della zona e ha lasciato segni evidenti sulla parte esterna dell’agenzia bancaria.

Colpo al bancomat sulla via Casilina: cosa è emerso finora

Il quadro, allo stato, resta quello di un’indagine in corso. Le notizie circolate nelle prime ore parlano di un’esplosione utilizzata per forzare l’area del bancomat e accedere al denaro contenuto nello sportello. Non risultano, al momento, comunicazioni ufficiali pubbliche sul bottino eventualmente portato via, né sul numero preciso di persone coinvolte. Proprio per questo il passaggio investigativo delle prossime ore sarà decisivo per chiarire se il colpo sia andato a segno del tutto, solo in parte oppure se i malviventi siano stati costretti a fuggire prima di completare l’azione.

Indagini aperte e fuga dei malviventi

Dopo l’assalto è scattata la caccia ai responsabili. Le verifiche delle forze dell’ordine dovranno ricostruire la dinamica dell’arrivo sul posto, i tempi dell’azione, la via di fuga e l’eventuale utilizzo di mezzi rubati o targhe clonate, elementi ricorrenti in questo genere di colpi. Un lavoro che normalmente passa dall’analisi delle telecamere di videosorveglianza della banca, degli impianti presenti lungo la Casilina e degli accessi stradali usati per lasciare rapidamente l’area. In casi simili il nodo principale è capire se si tratti di un gruppo locale oppure di una banda itinerante specializzata. Quest’ultima, oggi, non può essere indicata come certezza per il caso di Valmontone, ma resta una pista plausibile alla luce del contesto investigativo più ampio.

Assalti agli Atm nel Lazio, un fenomeno che preoccupa

L’episodio di Valmontone non arriva in un vuoto. Nelle ultime settimane il tema degli assalti esplosivi ai bancomat è riemerso con forza anche nel Lazio. RaiNews ha riferito dei cinque fermi eseguiti a febbraio dai carabinieri del Nucleo investigativo di Taranto nei confronti di presunti appartenenti a una banda ritenuta attiva in più regioni del Sud e del Centro Italia, compreso il Lazio, con almeno 17 colpi attribuiti dagli investigatori e l’uso della cosiddetta tecnica della “marmotta”. ANSA ha parlato di assalti seriali che hanno interessato anche il Frusinate, segnale di una pressione criminale concreta su territori spesso scelti per la rapidità di accesso e fuga.

La tecnica dell’esplosivo e i danni alle filiali

Negli assalti agli sportelli automatici il denaro non è l’unico bersaglio. Il ricorso all’esplosivo, oltre a sventrare l’Atm, danneggia spesso intere porzioni della filiale, mette a rischio l’agibilità dei locali e crea un forte allarme sociale nei centri abitati colpiti. Un precedente documentato nel Lazio è quello di Grotte Santo Stefano, dove RaiNews ha descritto un colpo realizzato con la tecnica della “marmotta”, capace di devastare la struttura e facilitare l’accesso dei banditi. È per questo che fatti come quello di Valmontone hanno un peso che va oltre il tentativo di furto: colpiscono un servizio essenziale, alterano la percezione di sicurezza dei residenti e impongono controlli tecnici e ripristini che possono richiedere tempo.

Valmontone davanti a un episodio che riapre il tema sicurezza

Valmontone è un centro molto esposto ai flussi di traffico e di passaggio, anche per la posizione lungo gli assi viari e per la presenza di poli commerciali e attrattori che rendono l’area viva in più fasce orarie. Un assalto notturno a una banca situata su una strada importante come la Casilina non è soltanto un fatto di cronaca nera: diventa un segnale che chiama in causa presidi, prevenzione, sistemi di allarme e coordinamento investigativo. La sensazione, dopo l’esplosione, è che il colpo sia stato studiato per agire in pochi minuti, sfruttando velocità e impatto. Resta da capire se chi ha agito conoscesse bene la filiale e le sue vulnerabilità o se abbia scelto l’obiettivo seguendo una logica opportunistica. Su questo potranno dire di più gli accertamenti tecnici e le eventuali immagini raccolte.

Le prossime ore saranno decisive per chiarire il quadro

Adesso l’attenzione si sposta su alcuni punti precisi: l’entità dei danni, l’ammontare del denaro eventualmente sottratto, la presenza di tracce utili, la ricostruzione della fuga e il collegamento, se ci sarà, con altri assalti recenti. In questo passaggio serve prudenza. Definire già ora gli autori come una banda di professionisti è un’ipotesi comprensibile per le modalità dell’azione, ma sarà il lavoro investigativo a stabilire identità, livello organizzativo e possibili legami con gruppi già noti. Per Valmontone resta intanto il risveglio amaro dopo una notte segnata da un’esplosione violenta e da un colpo che ha preso di mira un punto sensibile del tessuto cittadino.

 
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Cronaca

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