Valmontone si è data un luogo che mancava: un auditorium vero, stabile, pensato per ospitare concerti, dibattiti, presentazioni, idee. Nel cuore di Palazzo Doria Pamphilj è stato inaugurato il nuovo Auditorium, uno spazio restaurato e riportato a funzione culturale con un intervento che unisce tutela e fruizione contemporanea.
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Valmontone Veronica Bernabei e Roberto Gualtieri, sindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale e Commissario Straordinario per il Giubileo 2025, insieme ad amministratori, tecnici e ospiti legati alla storia dell’edificio e alla figura cui l’Auditorium è stato intitolato: Alberto Luconi.
Un auditorium per Valmontone: cultura come scelta di città
L’idea, nelle parole della sindaca Bernabei, nasce da una domanda concreta: che cosa serve perché un centro come Valmontone non sia soltanto “paese dormitorio” o luogo di passaggio, ma casa piena, capace di trattenere energie e desideri. L’Auditorium viene raccontato come risposta alle esigenze di chi vuole mettere radici, soprattutto giovani e persone che cercano spazi per esprimersi con arte, musica, parole.
Il messaggio politico e sociale è diretto: non costringere chi ama cultura e creatività a cercare sempre altrove riconoscimento e occasioni. Da qui la promessa, esplicitata durante l’inaugurazione, di un luogo in cui “non ci si deve arrangiare” e in cui la dimensione culturale diventa parte della vita quotidiana, non accessorio.
Restauro e recupero nel Palazzo Doria Pamphilj: dall’isolamento alla fruizione
Il progettista, l’architetto Roberto Pinci, ha ricostruito il “prima” con dettagli che aiutano a capire perché l’intervento pesi più di un semplice taglio del nastro. L’ambiente, ha spiegato, era isolato, scollegato, non accessibile dall’interno del palazzo, segnato da degrado e da un uso che affonda nella memoria dura del dopoguerra, quando lo stabile ospitò persone rimaste senza casa.
Il restauro è stato impostato con l’obiettivo di conservare ciò che è autentico e di accompagnare l’edificio nel tempo con discrezione: non un rifacimento scenografico, ma un recupero ragionato che restituisce funzione senza cancellare la storia.
I numeri e le dotazioni parlano chiaro: 56 posti, impianti moderni “controllati”, sonde per temperatura e umidità, tecnologia messa al servizio del bene monumentale e del comfort di chi parteciperà agli eventi. L’idea di fondo, ribadita nel racconto tecnico, è unire conservazione e nuova fruizione: sicurezza delle facciate, valorizzazione degli spazi, possibilità di ospitare programmazione culturale in modo continuativo. Un piccolo auditorium, ma con standard da sala contemporanea.
Memoria e ricostruzione: un pezzo di storia che diventa energia culturale
Nel corso della cerimonia è intervenuta anche la consigliera regionale Eleonora Mattia, riportando il discorso sul legame profondo fra palazzo e identità cittadina. Palazzo Doria Pamphilj, ha ricordato, rimase in piedi quando i bombardamenti della Seconda guerra mondiale colpirono duramente Valmontone: un elemento fisico che, nel tempo, ha finito per rappresentare la ripartenza.
Nel suo intervento ha evocato immagini di polvere, macerie e oggetti rimasti come tracce di vite, per dire che l’Auditorium nasce anche da lì: dal trasformare ciò che resta in progetto, e dal far diventare il silenzio un luogo di voce.
È un passaggio che dà senso all’opera oltre l’aspetto architettonico. Restituire una sala al centro storico significa anche scegliere che tipo di città si vuole essere negli anni che vengono: una città che investe in cultura come infrastruttura, non come evento occasionale; una città che non rimuove il passato, ma lo usa come materiale vivo.
Gualtieri e l’intitolazione ad Alberto Luconi: cultura e attrazione di talenti
Roberto Gualtieri ha definito l’intervento “difficile” e realizzato “al meglio”, spingendosi a dire che si tratta di uno degli auditorium più belli di questa dimensione non soltanto nel Lazio. Nelle sue parole la chiave è doppia: qualità del recupero e scelta simbolica dell’intitolazione.
L’Auditorium porta il nome di Alberto Luconi, figura presentata come esempio di spessore internazionale legato però alle radici: negli anni negli Stati Uniti, ha ricordato Gualtieri, Luconi suonò con Arturo Toscanini e dialogò con Albert Einstein, prima di tornare a Valmontone.
Il messaggio politico è netto: la cultura, se sostenuta con luoghi e programmazione, diventa attrazione di talenti e produce valore anche oltre i confini comunali. E si inserisce in una visione più ampia dell’area metropolitana romana, richiamata nel riferimento allo “spirito e ai valori del Giubileo”, con l’idea di territori capaci di essere accoglienti e interessanti non solo per flussi turistici, ma per chi vuole costruire percorsi di studio, lavoro creativo e produzione artistica.
La cerimonia: storia locale, famiglia Luconi e la musica di Pietro Roffi
A completare l’inaugurazione sono arrivati gli interventi che hanno dato corpo al racconto culturale. Lo storico locale Stanislao Fioramonti ha ripercorso la vita artistica di Alberto Luconi, presente idealmente attraverso il nipote Lucio Luconi e altri familiari. E la sala, appena restituita alla città, ha potuto “parlare” subito con la sua funzione più naturale: la musica.
Al fisarmonicista Pietro Roffi, giovane ma già affermato anche a livello internazionale, è stato affidato l’assaggio sonoro che ha permesso di misurare acustica e atmosfera: un dettaglio non secondario, perché un auditorium non si giudica solo a occhi, ma soprattutto a orecchio.
Bernabei ha sintetizzato il senso dell’operazione con un’immagine concreta: l’Auditorium come respiro nuovo di Palazzo Doria Pamphilj e come “piazza” culturale, costruita con professionisti, tecnici e artigiani, e con la forza di chi crede che la bellezza non sia una decorazione, ma un investimento.
Adesso la partita passa alla programmazione: se questo spazio saprà riempirsi di musica, incontri e produzione culturale costante, Valmontone avrà davvero guadagnato non solo una sala, ma un’abitudine nuova.
