Valmontone, la Comunità “Francesco” incontra Gaetano Infantino: un dialogo su salute mentale, arte e dignità della persona

Infantino insiste su un punto che oggi risulta decisivo: il dolore non va nascosto né sterilizzato, ma riconosciuto nella sua dignità, fino a restituirgli senso e parola
Di Redazione
Gaetano Infantino
Gaetano Infantino

A Valmontone, comune della provincia di Roma, la Comunità residenziale socio-riabilitativa “Francesco“, si prepara ad accogliere Gaetano Infantino, psicoterapeuta, scrittore, pittore e scultore, per un incontro che va oltre la semplice presentazione di un libro.

Al centro dell’appuntamento c’è “Il manicomio invisibile. Viaggio verso la consapevolezza“, primo volume della collana Psiche&Arte, un’opera che porta dentro una delle questioni più delicate del nostro tempo: la sofferenza psichica vissuta non solo come esperienza clinica, ma anche come realtà sociale, culturale e relazionale.

L’appuntamento di Valmontone arriva all’interno di un percorso pubblico che nella giornata di giovedì 19 marzo 2026 prevede anche una presentazione a Roma, nella Sala Rossa del Municipio VII.

Un incontro a Valmontone che parla al presente

La tappa nella Comunità “Francesco” assume un significato preciso perché sposta il dibattito sulla salute mentale fuori dai circuiti specialistici e lo restituisce a un luogo di ascolto, prossimità e confronto umano. Non è un dettaglio secondario.

Il tema affrontato da Infantino riguarda infatti ciò che spesso resta nascosto agli occhi di chi non vive direttamente il disagio: il peso dello stigma, la fatica della solitudine, l’isolamento che continua a colpire molte persone anche a distanza di quasi cinquant’anni dalla legge Basaglia.

Il valore dell’incontro sta proprio qui: nel mettere in relazione un’esperienza professionale lunga e qualificata con una proposta culturale capace di parlare a operatori, familiari, volontari e cittadini.

In un momento storico nel quale il benessere psicologico è diventato argomento pubblico, ma spesso affrontato in modo frettoloso, la presenza di un autore come Infantino offre l’occasione per rimettere al centro parole più scomode e più vere, come vergogna, invisibilità, riconoscimento e cura.

Chi è Gaetano Infantino, autore che unisce psiche e arte

Gaetano Infantino, noto anche con il nome d’arte Tanino G. Infantino, è psicologo e psicoterapeuta con una lunga esperienza da dirigente psicologo. Nato ad Agrigento, vive e opera a Roma, dove all’attività clinica affianca da anni una produzione artistica intensa come pittore e scultore. Le sue opere, dalle sculture in legno d’ulivo alle tele, si muovono intorno a una tensione costante: quella che oppone luce e ombra, apparenza e verità, ferita e forma.

Questa doppia identità non è un semplice elemento biografico, ma la chiave per comprendere l’originalità del suo lavoro. Infantino non separa l’osservazione clinica dalla sensibilità estetica. Al contrario, costruisce un linguaggio nel quale la sofferenza mentale non viene ridotta a schema diagnostico, ma letta come esperienza umana complessa, segnata da simboli, memorie, fratture interiori e bisogno di riconoscimento.

Nel suo percorso rientrano pubblicazioni specialistiche come Salute mentale e governance del 2010, raccolte poetiche come Terre Antiche del 2013 e La farfalla sulle macerie del 2025, oltre al catalogo d’arte Un po’ per celia, un po’ per non morir del 2024. E’ stato responsabile del Centro Studi e Documentazione “Luigi Attenasio – Vieri Marsi” presso la ASL Roma 2, realtà che da anni lavora sulla divulgazione e sulla sensibilizzazione legate ai temi della salute mentale.

Il libro “Il manicomio invisibile” e il nodo dello stigma

Il manicomio invisibile. Viaggio verso la consapevolezza non si presenta come un manuale tecnico né come un saggio teorico in senso stretto. Il libro nasce dal diario clinico e personale di Carlo, persona reale con schizofrenia e dislessia seguita dall’autore nel suo lavoro di psicoterapeuta. È un punto di partenza che cambia il tono del racconto: non una riflessione astratta sulla malattia mentale, ma un itinerario radicato nella relazione, nell’ascolto e nella concretezza di una storia vissuta.

Da questo nucleo prende forma una critica netta ai “manicomi invisibili” di oggi. Se i manicomi fisici appartengono al passato, sostiene il volume, esistono ancora strutture meno riconoscibili ma non meno pesanti: sono fatte di pregiudizio, auto-esclusione, paura del giudizio, indifferenza sociale, silenzi che allontanano e rendono le persone non viste. Il manicomio contemporaneo, in questa prospettiva, non ha sbarre ma produce ugualmente marginalità.

È qui che il libro diventa anche una presa di posizione pubblica. La guarigione, o comunque il cammino verso una forma possibile di equilibrio, non può limitarsi all’intervento terapeutico. Richiede un contesto che non umili, non semplifichi, non trasformi la persona in una diagnosi. Infantino insiste su un punto che oggi risulta decisivo: il dolore non va nascosto né sterilizzato, ma riconosciuto nella sua dignità, fino a restituirgli senso e parola.

Psiche&Arte, il manifesto culturale che parte dalla fragilità

L’opera inaugura la collana Psiche&Arte, progetto editoriale che si propone come gesto culturale forte e ben riconoscibile. Le sue direttrici sono tre: l’ascolto dell’invisibile, la dignità della fragilità,la relazione come cura. In queste linee si legge una visione che rifiuta ogni riduzione burocratica del disagio mentale e prova a ricostruire uno spazio nel quale clinica, pensiero e arte possano incontrarsi.

L’ascolto dell’invisibile significa portare alla luce quei “manicomi bianchi” fatti di silenzio e indifferenza che ancora abitano i servizi, i contesti familiari e perfino il linguaggio pubblico. La dignità della fragilità vuol dire, invece, sottrarre il paziente all’etichetta e riconoscere nella sua sofferenza un’esperienza che non cancella il valore della persona. Infine la relazione come cura ribadisce che il confine dell’io si supera soltanto nell’incontro autentico, laddove la parola, l’immagine e il gesto artistico possono diventare strumenti di risalita.

Il cuore della proposta è riassunto in un’affermazione destinata a lasciare il segno: non c’è cura senza bellezza, e non c’è arte che non sia, in fondo, un grido di vita. È un messaggio che a Valmontone può trovare un terreno particolarmente sensibile, perché un luogo come la Comunità “Francesco” è, per sua natura, uno spazio dove la relazione non è ornamento ma sostanza.

Perché l’iniziativa della Comunità “Francesco” conta davvero

L’incontro con Gaetano Infantino non interessa solo chi si occupa di salute mentale per mestiere. Riguarda da vicino famiglie, educatori, realtà del volontariato, amministratori e cittadini. Oggi il disagio psichico si manifesta in forme nuove, più diffuse, spesso più difficili da nominare. Crescono il bisogno di ascolto, il senso di smarrimento, la fatica di riconoscere il dolore senza vergogna. In questo scenario, ogni occasione pubblica capace di alzare il livello della discussione assume un peso reale.

La scelta della Comunità “Francesco” appare perciò significativa anche sul piano culturale. Invitare un autore che unisce competenza clinica, scrittura e ricerca artistica vuol dire scommettere su un confronto non superficiale. Vuol dire affermare che il tema della salute mentale non appartiene a una nicchia, ma chiama in causa il modo in cui una società guarda alla vulnerabilità, al fallimento, al bisogno d’aiuto.

C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare. In tempi dominati da messaggi rapidi e formule semplificate, un libro come “Il manicomio invisibilecostringe a rallentare e a guardare meglio. Chiede di interrogarsi su ciò che resta fuori campo: le persone che scompaiono dalla scena pubblica, quelle che non fanno rumore, quelle che finiscono schiacciate da definizioni troppo strette. Anche per questo un incontro del genere può lasciare un’eredità più ampia del singolo appuntamento.

Dalla tappa romana a Valmontone, un percorso di confronto pubblico

La presentazione del volume si inserisce in un calendario che punta a dare visibilità al progetto Psiche&Arte. Per giovedì 19 marzo 2026 è annunciato un incontro presso la sede del Municipio VII di Roma, in Piazza Cinecittà 11, nella Sala Rossa, segnale di una volontà precisa: portare il tema all’interno di sedi istituzionali e civiche, rendendolo oggetto di discussione aperta e non confinata agli addetti ai lavori.

La tappa successiva a Valmontone rafforza questo percorso, collegando la dimensione istituzionale a quella territoriale e relazionale. È un passaggio importante perché ribadisce che il discorso sulla sofferenza mentale ha bisogno di attraversare contesti diversi, dal municipio alla realtà di accoglienza, dal servizio sanitario al luogo di incontro quotidiano. Solo così la riflessione smette di restare teorica e si traduce in una vera assunzione di responsabilità collettiva.

Salute mentale e visibilità sociale, la questione che resta aperta

A quasi mezzo secolo dalla riforma Basaglia, il punto sollevato da Infantino resta di piena attualità. Il superamento dell’istituzione manicomiale non ha cancellato automaticamente il rischio dell’emarginazione. Ha cambiato forma, linguaggio, talvolta perfino volto. Oggi l’invisibilità può nascondersi nei servizi impoveriti, nella solitudine domestica, nei percorsi interrotti, nella paura di chiedere aiuto, nella fatica delle famiglie lasciate sole.

Per questo il libro e l’incontro di Valmontone arrivano in un momento giusto. Non offrono slogan, non cercano scorciatoie emotive, non trasformano il disagio in racconto spettacolare. Provano invece a costruire una cornice più seria, dentro la quale la fragilità non coincida con esclusione e la cura non sia ridotta a procedura. È un lavoro culturale prima ancora che clinico, e forse proprio per questo necessario.

L’appuntamento della Comunità “Francesco” con Infantinovenerdì 20 marzo alle ore 15 – si presenta allora come un’occasione di ascolto e di pensiero che parla a tutti. Per chi opera nel settore sarà un confronto di qualità. Per chi vive il disagio da vicino potrà essere un momento di riconoscimento. Per il territorio sarà un segnale chiaro: la salute mentale non va relegata ai margini, ma affrontata con serietà, competenza e umanità. All’evento, in rappresentanza del Comune di Valmontone, sarà presente anche la consigliera Silia Bucci.

 
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