Valmontone, quando la politica diventa scherno perdono tutti: così si svuota la fiducia dei cittadini

Il clima politico di Valmontone era già diventato particolarmente acceso nei giorni precedenti. Sul tema della Tari si era sviluppato un confronto fra la sindaca Bernabei e la consigliera Cristiana Carrozza
Di Francesco Vergovich
La Sindaca di Valmontone Veronica Bernabei
La Sindaca di Valmontone Veronica Bernabei

La vicenda che nelle ultime ore ha acceso il dibattito politico a Valmontone merita di essere osservata da una prospettiva più ampia rispetto alla polemica del momento. Non perché ciò che è accaduto durante e dopo il Consiglio comunale del 1° ottobre sia irrilevante, ma perché proprio quell’episodio permette di affrontare una questione che riguarda da tempo la politica locale, e non soltanto quella di Valmontone: la progressiva sostituzione del confronto sulle decisioni amministrative con una comunicazione costruita sull’ironia personale, sulla battuta, sul frammento video e sulla delegittimazione reciproca.

La seduta, convocata in seconda convocazione a Palazzo Doria Pamphilj, aveva all’ordine del giorno questioni tutt’altro che marginali: un’interrogazione della consigliera Cristiana Carrozza, il bilancio consolidato 2025, il Documento unico di programmazione, la ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi e il riconoscimento di un debito fuori bilancio. La registrazione integrale è disponibile sulla piattaforma istituzionale del Comune.

Nelle ore successive il dibattito si è però spostato dall’aula consiliare ai social network. La sindaca Veronica Bernabei ha denunciato sberleffi durante la seduta, attacchi personali e commenti che ha definito anche sessisti, sostenendo inoltre che un passaggio del proprio intervento fosse stato estrapolato e diffuso senza il contesto complessivo. In particolare, la polemica ha riguardato alcune sue parole sulla stanchezza dopo molte ore trascorse in Comune e sugli impegni familiari. Si tratta della ricostruzione fornita dalla sindaca, che va distinta dai fatti direttamente verificabili nella registrazione della seduta e dalle successive interpretazioni politiche.

Il problema non riguarda soltanto chi governa o chi si oppone

Limitare la vicenda alla contrapposizione fra maggioranza e opposizione sarebbe probabilmente il modo meno utile di leggerla. In ogni amministrazione democratica l’opposizione ha il diritto e il dovere di controllare chi governa, contestarne le decisioni, evidenziare contraddizioni e chiedere conto degli atti adottati. La maggioranza, allo stesso modo, ha il diritto di difendere le proprie scelte e di replicare alle critiche.

Il punto riguarda il metodo con cui questo confronto viene condotto.

Quando la discussione rimane sul bilancio, sulle tasse, sulla mensa scolastica, sui servizi o sulle opere pubbliche, anche una contrapposizione molto dura appartiene pienamente alla politica. Quando invece l’attenzione si trasferisce sulla persona, sulle sue caratteristiche, su una frase isolata o su un momento utilizzato soprattutto per costruire una rappresentazione sarcastica dell’avversario, cambia la qualità del dibattito pubblico.

Non è nemmeno un fenomeno attribuibile a un solo schieramento. È sufficiente osservare molte esperienze amministrative per vedere come i ruoli possano invertirsi senza che cambi il linguaggio: chi oggi governa protesta contro gli attacchi dell’opposizione, chi domani passa all’opposizione può utilizzare gli stessi strumenti contro la nuova maggioranza. Si forma così una consuetudine nella quale ciascuno giustifica i propri eccessi ricordando quelli commessi in precedenza dagli altri.

Il risultato è che nessuno interrompe il meccanismo.

Valmontone e il precedente confronto sulla Tari

Il clima politico di Valmontone era già diventato particolarmente acceso nei giorni precedenti. Sul tema della Tari si era sviluppato un confronto fra la sindaca Bernabei e la consigliera Cristiana Carrozza. Secondo la ricostruzione pubblicata dalla stampa locale, dopo un invito della sindaca ad approfondire il funzionamento della tassa sui rifiuti, Carrozza aveva replicato pubblicamente anche attraverso un’iniziativa comunicativa impostata in chiave ironica.

L’ironia fa parte da sempre della politica e sarebbe artificioso pensare di eliminarla dal confronto pubblico. Il problema sorge quando essa non accompagna più gli argomenti, ma tende progressivamente a sostituirli, oppure quando il successo di una comunicazione viene misurato principalmente sulla capacità di mettere l’avversario in difficoltà davanti al pubblico dei social.

A quel punto il rischio è che una seduta consiliare venga percepita non più soltanto come il luogo nel quale maggioranza e opposizione discutono gli atti che incidono sulla vita della città, ma anche come una fonte di immagini, frasi e sequenze da utilizzare nella successiva battaglia comunicativa.

Il Consiglio comunale dovrebbe restare il luogo del merito

La politica locale possiede una caratteristica che la distingue da quella nazionale: amministra problemi immediatamente verificabili dai cittadini. Una tariffa, una strada, una scuola, un servizio sociale, una scelta urbanistica o una voce di bilancio producono conseguenze concrete e possono essere giudicate sulla base di risultati, documenti e numeri.

È proprio per questo che il confronto nei Comuni dovrebbe conservare una particolare serietà.

Non significa rinunciare alla polemica. Un’opposizione priva di forza critica sarebbe inutile e una maggioranza sottratta al controllo sarebbe incompatibile con la funzione stessa di un Consiglio comunale. Significa invece mantenere una distinzione fra la contestazione di un amministratore e la sua ridicolizzazione personale.

La prima può migliorare la qualità dell’amministrazione, perché obbliga chi governa a spiegare le proprie decisioni e chi contesta a dimostrare ciò che sostiene. La seconda difficilmente aggiunge informazioni ai cittadini.

La stessa distinzione dovrebbe valere sui social network, dove la velocità della comunicazione favorisce messaggi brevi, semplificazioni e contrapposizioni molto più facilmente di quanto favorisca la spiegazione di un bilancio o di un provvedimento amministrativo.

Quando ogni confronto diventa personale si indebolisce l’istituzione

Esiste poi un effetto che maggioranza e opposizione avrebbero interesse a considerare indipendentemente dalle rispettive appartenenze.

Quando per anni i cittadini assistono a un confronto politico nel quale prevalgono accuse reciproche, sospetti, ironie personali e rappresentazioni caricaturali dell’avversario, può consolidarsi l’idea che la politica sia principalmente una competizione fra persone interessate a screditarsi. È una percezione che rischia di alimentare la distanza dalle istituzioni e una più generale disaffezione verso la partecipazione politica.

Naturalmente sarebbe improprio attribuire l’astensionismo a una polemica comunale, a un video sui social o a una seduta particolarmente accesa. La diminuzione della partecipazione elettorale ha ragioni molteplici, economiche, sociali, culturali e politiche. Sarebbe però altrettanto difficile sostenere che la qualità del linguaggio pubblico non abbia alcun peso nella costruzione della fiducia verso le istituzioni.

Ed è probabilmente questo il punto più interessante della vicenda di Valmontone.

Una responsabilità che riguarda maggioranza e opposizione

Veronica Bernabei, come qualsiasi sindaco, deve poter essere sottoposta alla critica politica più rigorosa. Ogni scelta della sua amministrazione può essere contestata, ogni risultato può essere verificato e ogni spiegazione può essere giudicata insufficiente. L’opposizione deve poter esercitare questa funzione senza essere accusata di creare problemi semplicemente perché pone domande scomode.

Nello stesso modo, nessun amministratore dovrebbe essere trasformato in un bersaglio personale quando il confronto può svolgersi sugli atti e sui risultati. E lo stesso principio deve valere quando le posizioni si invertono e a essere sottoposto allo scherno è un consigliere di minoranza.

Una politica adulta non è quella nella quale maggioranza e opposizione smettono di scontrarsi. È quella nella quale riescono a farlo con argomenti sufficientemente solidi da non avere bisogno di sostituirli con la caricatura dell’avversario.

Valmontone dispone di questioni amministrative abbastanza importanti da consentire un confronto politico severo e persino aspro senza impoverirlo sul piano personale. Bilancio, tasse, servizi, scuola, opere pubbliche e sviluppo della città offrono materia sufficiente perché maggioranza e opposizione si misurino davanti agli elettori sulla sostanza delle proprie decisioni e delle proprie proposte.

Perché alla fine una maggioranza può vincere una polemica e un’opposizione può conquistare qualche consenso attraverso una battuta riuscita. Ma quando il cittadino arriva a considerare indistintamente la politica un esercizio di reciproca delegittimazione, non aumenta la forza di una parte rispetto all’altra: diminuisce l’autorevolezza dell’istituzione nella quale entrambe siedono.

 
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Politica

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