Roma cambia marcia su ZTL e sosta a pagamento e lo scontro politico in Campidoglio si fa immediato. Dopo l’annuncio di un canone annuale da 1.000 euro per le auto elettriche che intendono accedere alle zone a traffico limitato e dopo lo stop alla gratuità delle strisce blu per le mild hybrid, la discussione è diventata un caso cittadino, con ripercussioni che vanno oltre la mobilità e toccano bilanci familiari, promesse ambientali e tenuta della maggioranza.
Canone ZTL da 1.000 euro: cosa cambia per le auto elettriche
Il nuovo indirizzo, messo nero su bianco in provvedimenti firmati dall’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, prevede che l’accesso in ZTL per i veicoli elettrici non sia più gratuito: per ottenere il permesso servirà un pagamento annuo di 1.000 euro.
La misura, secondo l’impostazione illustrata negli atti, mira a ridurre la pressione del traffico nelle aree centrali e a rivedere privilegi nati quando l’elettrico era numericamente marginale.
Il punto politico, però, è proprio questo: l’auto elettrica è stata incentivata anche con corsie preferenziali “amministrative” come accessi e soste. Toccare quel pacchetto significa incidere su scelte già compiute da migliaia di cittadini e su un mercato in rapida evoluzione, con il rischio di produrre un messaggio ambiguo sulla direzione ecologica della Capitale.
Strisce blu a pagamento dal 1° giugno: la svolta sulle mild hybrid
Parallelamente arriva il cambio sulle strisce blu: le mild hybrid perderanno l’esenzione e dal 1° giugno inizieranno a pagare la sosta tariffata come gli altri veicoli. La ratio, spiegata nella documentazione citata da più fonti, è che molte mild hybrid offrono un contributo elettrico limitato in ambito urbano, e che la diffusione ampia di questa tipologia ha reso l’agevolazione poco sostenibile e poco selettiva.
Sulla tempistica si gioca un altro pezzo di polemica: fissare una data ravvicinata significa obbligare famiglie e lavoratori a ricalcolare costi quotidiani (sosta, permessi, abitudini di accesso in centro) senza un periodo lungo di transizione, e questo rende la scelta più esposta agli attacchi delle opposizioni.
Le reazioni in Aula: destra all’attacco, M5S contro la misura
Le opposizioni hanno colto subito l’occasione: il centrodestra parla di nuova tassa sui cittadini e annuncia iniziative politiche per fermare o modificare il provvedimento, mentre il Movimento 5 Stelle contesta l’impatto sulla transizione energetica, sostenendo che colpire l’elettrico con un canone elevato rischia di allontanare l’obiettivo di una città meno inquinata.
I dubbi nella maggioranza e l’assenza che pesa: il caso Zannola
Il dato più delicato per il Campidoglio, però, è interno: le perplessità sono emerse anche nella maggioranza a guida PD. In un vertice convocato per chiarire la logica della manovra, è stata notata l’assenza del presidente della commissione Mobilità, Nando Zannola, letta da più osservatori come un segnale politico, o almeno come un indicatore di un confronto non semplice sul merito e sull’impatto elettorale del provvedimento.
Ricorso al TAR e class action: la mossa dello studio Russo Caradonna
Nel frattempo si prepara la partita giudiziaria. Lo studio legale Russo Caradonna, con l’avvocato Sebastiano Russo, annuncia l’intenzione di impugnare l’atto davanti al Tribunale amministrativo regionale e di presentare una class action il giorno successivo all’approvazione della delibera. La linea annunciata punta anche su un profilo di disparità: secondo quanto dichiarato, elettriche e ibride sarebbero equiparate da norme nazionali e la scelta di colpire solo le prime aprirebbe un contenzioso.
Russo non è nuovo a questo tipo di contese: in passato, sempre secondo ricostruzioni di stampa, avrebbe ottenuto un esito favorevole in un ricorso legato a sanzioni per ingresso in ZTL con veicolo ibrido. Oggi la promessa è di andare fino in fondo anche sul nuovo canone per l’elettrico, con un’azione che potrebbe trascinare il Campidoglio in un percorso lungo e costoso, fatto di sospensive, interpretazioni e possibili correzioni in corsa.
Motivi e conseguenze: decongestionamento, entrate e consenso
L’amministrazione rivendica l’obiettivo di decongestionare il centro e di rendere più coerenti le agevolazioni, ma la misura rischia di produrre tre effetti immediati. Il primo è economico: 1.000 euro l’anno pesa, soprattutto per chi usa l’auto elettrica per lavoro o per necessità familiari.
Il secondo è reputazionale: la Capitale, che punta a politiche ambientali visibili, ora deve spiegare perché interviene proprio sul simbolo della mobilità “pulita”. Il terzo è politico: la tenuta interna della maggioranza dipenderà dalla capacità di dettagliare criteri, eccezioni, tempi e finalità, evitando che il provvedimento sia percepito solo come un’operazione di cassa.
Con delibera e passaggi istituzionali ancora in corso, una cosa è già chiara: la battaglia non sarà solo nelle aule consiliari, ma anche nei tribunali e nell’opinione pubblica. E, qualunque sia l’esito, la discussione su ZTL e strisce blu sta ridisegnando il confine politico di Roma: chi paga, quanto paga, e per quali obiettivi.
