Le misure annunciate dal Campidoglio per la mobilità dentro la Ztl di Roma aprono un fronte politico-economico che riguarda residenti, lavoratori e imprese del centro storico. Confcommercio Roma, in una intervista al Corriere della Sera con il presidente Pier Andrea Chevallard, parla apertamente di provvedimenti “troppo punitivi” e chiede un confronto immediato, richiamando il rischio di un ulteriore indebolimento del tessuto commerciale.
Mobilità nel centro di Roma, la contestazione di Confcommercio
Il punto, per Confcommercio, non è negare gli obiettivi generali: riduzione delle emissioni, razionalizzazione dei flussi, maggiore vivibilità. Il nodo è il metodo scelto e l’impatto reale su chi il centro lo tiene aperto ogni giorno. Chevallard dice di comprendere le finalità dell’amministrazione, ma mette in guardia su un impianto che, così com’è, avrebbe effetti immediati soprattutto su lavoratori, clientela romana e servizi essenziali alle attività.
Tassa sulle auto elettriche nella Ztl, “difficile da capire”
La misura che, nelle parole del presidente di Confcommercio Roma, risulta più indigesta è l’ipotesi di una tassa d’ingresso anche per le auto elettriche. L’obiezione è netta: dopo anni di messaggi pubblici che hanno spinto verso una transizione con veicoli meno inquinanti, introdurre un costo significativo per l’accesso appare incoerente. Non solo: la tassa, in questa lettura, rischia di trasformarsi in un segnale disorientante, proprio mentre si chiede a famiglie e imprese di investire in tecnologie più pulite.
“Centro solo per pochi residenti e turisti”: l’effetto temuto
Il ragionamento di Confcommercio procede su un piano urbano e sociale: se la mobilità diventa un privilegio riservato a una platea ristretta, il centro storico rischia di perdere la sua funzione di luogo vissuto dai cittadini. Chevallard arriva a una formula che pesa nel dibattito pubblico: la sensazione è che si voglia “consegnare” il centro a “pochissimi residenti rimasti e ai turisti”. Un’idea che tocca un nervo scoperto: il rapporto fra Roma e il suo centro, che in questi anni ha già visto cambiare abitudini, spesa, frequentazione.
Pedonalizzazione totale, i limiti indicati dalla categoria
Sul tema della pedonalizzazione integrale, l’associazione non chiude a prescindere, ma contesta l’ipotesi di estenderla su scala totale. Le dimensioni del centro storico, sostiene Chevallard, rendono impraticabile una soluzione “tutto pedonale”, se non per alcune strade e aree mirate. A supporto, porta un paragone con altre capitali europee: a suo dire non esisterebbe una grande capitale con un centro storico interamente pedonalizzato, citando Parigi, Londra, Madrid e Berlino come esempi di modelli differenti.
Parcheggi e trasporto pubblico, “senza alternative solide le restrizioni non reggono”
L’argomento più concreto è quello delle alternative. Per rendere sostenibile un centro con accessi ridotti, servirebbero parcheggi accessibili e una rete di trasporto pubblico capace di assorbire domanda e spostamenti. Chevallard riconosce che la metropolitana sarà potenziata, ma richiama un orizzonte temporale lungo, con tempi indicati in 5-10 anni “se va bene”. Nel frattempo, denuncia l’assenza di una politica attiva sui parcheggi e, più in generale, l’idea che la città stia procedendo quasi solo con misure restrittive, senza un pacchetto parallelo che faciliti l’accesso a chi lavora e consuma.
Il pass “a mille euro” e il sospetto “fare cassa”
Dentro la discussione entra anche il costo ipotizzato di un pass annuale, citato dal presidente in quota “mille euro”. Qui la critica diventa politica: una cifra così alta, secondo Confcommercio, assomiglia più a una leva di entrata per le casse comunali che a un disegno di lungo periodo. L’effetto, sempre secondo la categoria, sarebbe quello di ridurre il numero di romani che scelgono il centro per acquisti, commissioni, tempo libero. E su questo Chevallard chiede chiarezza: se l’obiettivo è disincentivare drasticamente l’accesso dei cittadini, “lo dicessero chiaramente”. Perché, aggiunge, una città resta viva se i suoi abitanti la vivono.
Parigi e Milano come riferimenti, ma con costi “accettabili”
Confcommercio non si limita alla critica e indica la direzione: strumenti di regolazione degli accessi esistono e possono funzionare, ma con tariffe più sostenibili e con attenzione specifica a chi in centro ci lavora. Chevallard richiama Parigi, dove segnala la presenza di molti parcheggi, e Milano, dove cita un costo giornaliero “di pochi euro”. Il punto, nella sua impostazione, è distinguere chi entra spesso da chi entra saltuariamente, evitando che la leva economica diventi un muro.
“Afflusso dei romani giù del 60-65%”: l’allarme sul commercio
L’aspetto più pesante, per la categoria, è il dato sull’andamento dell’afflusso dei romani nel centro: Chevallard parla di una riduzione pari al 60-65 per cento. In questo quadro, sostiene, molte attività non possono reggersi “di solo turismo” e la contrazione della domanda locale finisce per incidere anche sulla qualità dei servizi, oltre che sulla tenuta di negozi e imprese.
Tavolo con il Campidoglio e correzioni possibili
La richiesta finale è istituzionale: aprire un tavolo di confronto, come già avvenuto in occasione del piano di mobilità natalizia. Confcommercio chiede una “riduzione drastica” dei costi ventilati oppure un piano parcheggi “all’altezza”, in modo da non scaricare l’intero peso della transizione su chi lavora nel cuore della città. Ora la partita passa al Campidoglio: se l’obiettivo è cambiare davvero la mobilità, la tenuta economica del centro storico resta un parametro che nessuna amministrazione può ignorare.
