Artena possiede un patrimonio ambientale del quale si parla troppo poco e che molti cittadini probabilmente neppure conoscono nella sua reale estensione: quattro sorgenti naturali, diverse per portata, caratteristiche e utilizzo, distribuite lungo una vera e propria dorsale idrica che attraversa la campagna in direzione di Macchia Falascosa e Rocca Massima. Sono la Sorgente dello Schiavo, la Fontana della Fico, Fontana Nuova e il Pozziglio. Acque che hanno accompagnato per decenni il lavoro agricolo, la pastorizia e la vita delle campagne e che oggi meritano di essere considerate per ciò che rappresentano: una risorsa naturale locale che non dovrebbe essere dimenticata, né ridotta a semplice memoria del passato.
Quattro sorgenti naturali nel territorio di Artena
La più importante per quantità d’acqua è la Sorgente dello Schiavo. Si raggiunge percorrendo Via Latina in direzione Colleferro e deviando verso Macchia Falascosa. È la sorgente con la portata maggiore e, prima dell’attuale organizzazione del servizio idrico, era stata presa in considerazione persino l’ipotesi di realizzare un sistema di accumulo dell’acqua per un utilizzo più ampio sul territorio.
È un particolare tutt’altro che secondario. Dimostra come queste sorgenti non fossero considerate soltanto fontane rurali o luoghi legati alle abitudini delle generazioni precedenti, ma possibili elementi di un sistema idrico locale.
Proseguendo lungo la stessa direttrice si incontra la Fontana della Fico, una presenza storica nel territorio artenese. Oggi la quantità d’acqua è limitata, ma il valore della sorgente resta rilevante sotto il profilo ambientale e storico. Una fonte non perde importanza soltanto perché la sua portata diminuisce: può raccontare l’evoluzione delle falde, delle precipitazioni e dello stesso equilibrio della montagna.
Più avanti si trova Fontana Nuova, caratterizzata invece da una portata significativa. L’acqua presenta un sentore ferroso, caratteristica che richiederebbe naturalmente analisi e valutazioni tecniche prima di qualsiasi possibile utilizzo diverso da quello attuale. Ma la presenza costante dell’acqua conferma ancora una volta la ricchezza idrica di questa parte del territorio.
La quarta sorgente è probabilmente anche quella meno conosciuta: il Pozziglio. Più nascosto rispetto alle altre fonti, continua a fornire acqua con una regolarità che nel tempo lo ha reso particolarmente importante per gli allevatori e per chi conduce il bestiame nei terreni della zona.
Il Pozziglio e il Puzzorio, l’acqua che mantiene viva la pastorizia
È proprio osservando il rapporto fra acqua e attività agro-pastorali che si comprende meglio il valore di queste fonti.
Per chi vive la montagna e le campagne ogni giorno, una sorgente non rappresenta un elemento decorativo del paesaggio. Significa poter abbeverare gli animali, mantenere utilizzabili determinate aree di pascolo e continuare attività economiche che altrimenti diventerebbero progressivamente più difficili.
Circa dieci anni fa il Comune realizzò inoltre un fontanile nella zona del Puzzorio, attraverso una captazione proveniente dalla montagna nell’area indicata come “il Brivido”. L’obiettivo era proprio quello di assicurare un punto d’acqua utilizzabile dai pastori.
È un esempio concreto di come una risorsa naturale possa diventare anche infrastruttura rurale. Quando l’acqua viene individuata, protetta e resa accessibile in maniera corretta, contribuisce direttamente alla sopravvivenza delle attività agricole e zootecniche.
Esiste inoltre l’area del Pozzo Nuovo, interessata negli anni da interventi di ripulitura. In questo caso l’acqua che arriva dalla montagna risulta però molto limitata e non paragonabile alla portata delle sorgenti principali.
Una valle molto più ricca d’acqua di quanto si immagini
La presenza delle quattro sorgenti non costituisce un fenomeno isolato. Proseguendo oltre Fontana Nuova verso Rocca Massima si incontrano altre emergenze naturali d’acqua, che ricadono però nel territorio del Comune confinante.
Si delinea quindi un sistema ambientale più ampio, legato alla conformazione della montagna e delle vallate comprese fra Artena e Rocca Massima.
Guardando questo territorio soltanto attraverso strade, abitazioni, terreni edificabili o confini amministrativi si rischia di non vedere una delle sue caratteristiche più preziose: l’acqua che continua a emergere naturalmente dal sottosuolo.
In anni nei quali siccità, lunghi periodi senza precipitazioni e temperature elevate stanno modificando il rapporto fra territori e disponibilità idrica, conoscere dove nasce e dove scorre l’acqua dovrebbe diventare una delle priorità della pianificazione locale.
Il paradosso di Artena: un patrimonio che molti cittadini non conoscono
C’è poi un problema culturale che merita forse la stessa attenzione di quello ambientale: quanti cittadini di Artena conoscono davvero l’esistenza di tutte e quattro queste sorgenti?
Probabilmente pochi.
Chi ha lavorato nei campi, chi ha allevato animali o frequentato queste zone conosce nomi e percorsi. Le generazioni più giovani, e una parte consistente della popolazione, rischiano invece di non sapere neppure dove si trovino.
È proprio questo progressivo distacco dalla conoscenza del territorio che può trasformare una risorsa in qualcosa di invisibile.
Una sorgente non tutelata può essere invasa dalla vegetazione, diventare difficilmente raggiungibile, perdere il proprio nome nella memoria collettiva e infine essere ricordata soltanto da poche persone.
La tutela ambientale comincia invece dalla conoscenza. Sarebbe utile realizzare una mappatura completa delle sorgenti di Artena, accompagnata da coordinate, fotografie, stato di conservazione, portata indicativa, analisi periodiche delle acque e ricostruzione storica degli utilizzi.
Non per trasformare necessariamente ogni fonte in un punto di approvvigionamento potabile, scelta che richiederebbe verifiche sanitarie e tecniche molto rigorose, ma per sapere esattamente quale patrimonio naturale possiede il territorio.
La Sorgente dello Schiavo e il tema dell’autonomia idrica locale
La portata della Sorgente dello Schiavo apre inoltre una questione interessante.
In passato era stata ipotizzata la possibilità di raccogliere quell’acqua in una struttura di accumulo. Oggi il sistema idrico è profondamente diverso e qualsiasi eventuale progetto dovrebbe essere valutato all’interno delle competenze, delle normative e della gestione attuale della rete.
Il principio, però, resta valido: un territorio che possiede acqua naturale dovrebbe almeno conoscerne quantità, qualità e potenzialità.
Non significa immaginare improbabili autosufficienze comunali né mettere in discussione per principio le reti sovracomunali. Significa evitare che risorse naturali presenti a pochi chilometri dalle abitazioni rimangano completamente escluse dalla conoscenza e dalla programmazione del territorio.
Anche perché le sorgenti possono avere funzioni differenti: riserva ambientale, sostegno all’agricoltura, protezione della pastorizia, utilizzi antincendio, valorizzazione escursionistica e didattica.
Proteggere le fonti significa proteggere una parte dell’identità di Artena
Artena viene raccontata attraverso il suo centro storico, la montagna, l’archeologia, le tradizioni e il paesaggio. L’acqua dovrebbe entrare stabilmente in questo racconto.
Sorgente dello Schiavo, Fontana della Fico, Fontana Nuova e Pozziglio sono quattro nomi che meriterebbero cartelli, percorsi, manutenzione, documentazione e monitoraggio.
Prima ancora di discutere eventuali investimenti occorrerebbe compiere un gesto molto semplice: riconoscere ufficialmente il valore di ciò che già esiste.
Perché perdere una sorgente non significa soltanto perdere dell’acqua. Significa impoverire un ecosistema, rendere più difficile il lavoro agricolo e pastorale, cancellare una parte della memoria materiale di un territorio e rinunciare a una risorsa che, in futuro, potrebbe diventare ancora più importante di quanto oggi immaginiamo.
Artena ha quattro fonti naturali nel proprio territorio. La vera anomalia è che siano ancora così poco conosciute.
